La maledizione di Tutankhamon

la maledizione di tutankhamon

Il ritrovamento della tomba di Tutankhamon, che divenne con il tempo uno dei faraoni più conosciuti dell’antico Egitto, fece nascere ben presto un sentimento di sacro e profano che negli anni ha dato vita a storie, leggende e maledizioni. Ed è proprio di maledizione che si parla spesso quando si fa riferimento al faraone bambino.

Secondo la credenza degli antichi egizi, disturbare il sonno di un defunto era considerato un peccato mortale, qualcosa di molto grave che meritava una punizione esemplare. Ed è proprio questa convinzione che ha scatenato paura e sospetti dopo il ritrovamento della tomba; cosa sarebbe successo a coloro che avevano osato disturbare il sonno del faraone?

Questa linea di pensiero, all’epoca, veniva sposata da quasi tutti i giornali dell’epoca, per tenere vivo l’interesse dei lettori e indurli a comprare più copie quando si annunciavano le nuove notizie relative ai ritrovamenti. Secondo l’opinione dell’epoca, insomma, i profanatori di tombe sarebbero stati ben presto colpiti da misteriose maledizioni.

Per un certo periodo, si diffuse la notizia, poi smentita, di una iscrizione sulla tomba del faraone che recitava: “la morte arriverà su agili ali per chiunque disturbi il sonno del faraone”. Una frase inquietante, certo, ma forse studiata ad arte per incutere timore e alimentare il fuoco del filone che voleva credere a tutti i costi alle legende delle maledizioni degli antichi egizi.

Nacquero così storie di antiche maledizioni scatenate dai potenti riti eseguiti dai sacerdoti egizi e in grado di colpire tutti i profanatori di tombe. Secondo queste teorie il primo a essere colpito dalla maledizione del faraone sarebbe dovuto essere proprio Howard Carter, ma la storia ha smentito questa teoria, dal momento che l’archeologo morì nel 1939, diciassette anni dopo il ritrovamento e l’ingresso nella tomba del faraone.

E allora perché si è continuato a parlare della maledizione di Tutankhamon? La risposta è arrivata con la morte improvvisa di Lord Carnarvon nel 1923, ad appena quattro mesi dall’apertura della tomba, ma prima che cominciasse l’autopsia sulla mummia. Con la sua morte tornarono alla ribalta le tesi che ruotavano attorno a una strana maledizione e, anche in questo caso, i giornali dell’epoca non mancarono di cavalcare l’onda di queste notizie.

Tra le tante persone che diedero adito alla teoria della maledizione del faraone spicca il nome di Arthur Conan Doyle, che sostenne in uno suo scritto la teoria che la morte di Lord Carnarvon potesse essere stata causata dalle maledizioni che proteggevano la tomba da incursioni ignote.

In realtà, secondo alcune fonti dell’epoca, pare che la morte di Carnarvon sia stata causata dalla puntura di un insetto, che causò un’infezione a sua volta causa di una forte polmonite. Anche in questo caso, quindi, grandi prove a sostegno della tesi dell’occulto non furono trovate. Nessuna morte sospetta, quindi, nemmeno se ci riferiamo a tutte le persone che parteciparono agli scavi, compresa Evelyn, la figlia di Lord Carnarvon, morta come gli altri esploratori di vecchia.

E allora perché si continua a parlare, ancora oggi, di questa maledizione? Perché, forse, come tutte le leggende e le trovate pubblicitarie, si tratta di qualcosa che è destinata a durare nel tempo, soggetta a interpretazioni sempre nuove.

Oggi, per esempio, chi si reca in Egitto da turista viene ben presto avvertito: “attenzione alla maledizione del faraone!”. No, non è niente che a che vedere co la profanazione di tombe e reperti archeologici, ma con un problema, che chi ha visitato l’Egitto conosce bene, che riguarda le acque del posto, celebri per avere una carica batterica molto forte. La conseguenza è presto detto ed è causa di problemi intestinali di vario tipo, che si risolvono facilmente bevendo semplicemente acqua dalla bottiglia e non direttamente dai rubinetti.

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