La coerenza può essere una gabbia?

La coerenza può essere una trappola?

Non è sempre un segno di costanza e determinazione. E neanche di fedeltà ai nostri principi. A volte è piuttosto sintomo di rigidità e scarsa adattabilità e rischia di incatenarci a vecchi schemi che hanno già dimostrato di essere perdenti.

Quante volte nel corso della vita abbiamo cambiato nettamente opinione su qualcosa come la politica, l’idea che avevamo di una persona, la preferenza per un certo genere musicale? Vi sarà capitato tantissime volte. Perché, diciamocelo, noi esseri umani siamo tendenzialmente coerenti con le nostre stesse idee: non ci piace ammettere di aver maturato un’opinione completamente diversa. Certo, a volte succede.

Tuttavia, prima che questo accada, entrano in gioco tali resistenze psicologiche da rendere spesso vani persino gli sforzi di chi ci vuole persuadere. Ogni opinione infatti è composta da un equilibrio delicato di diversi dati, esperienze, emozioni: pertanto finiamo spesso con l’ignorare o alterare ogni informazione che rischia di incrinarla. Facciamo un esempio. Immaginiamo di essere convinti che gli episodi di criminalità siano in maggioranza opera di stranieri. Nel momento in cui il telegiornale parlasse di nuove statistiche che indicano inequivocabilmente che la maggiore quota di atti criminali in Italia è opera di italiani, ci troveremo a dover fare una scelta: o ammettiamo di esserci sbagliati, e quindi cambiamo idea, oppure cerchiamo di essere coerenti con la nostra opinione iniziale modificando la realtà.

Come? Ad esempio persuadendoci che i dati in questione siano stati alterati oppure che siano relativi, a un periodo di tempo troppo breve per essere attendibili. E il fenomeno della dissolvenza cognitiva, teorizzato alla fine degli anni Cinquanta dallo psicologo americano Leon Festinger. Secondo lo studioso, proviamo un senso di disagio qual trio le nostre convinzioni vengono smentite dalla realtà e questo ci spinge ad adattarci in qualche modo pur di rimanere coerenti con noi stessi.

Così evitiamo i sensi di colpa

Perché questo avviene? «La coerenza è un percorso spesso noioso ma sicuro: mentalmente facile e riposante», spiega Umberto Longoni, psicologo, docente della Società italiana di medicina psicosomatica e autore del recente Il coraggio di cambiare vita. La coerenza non dà la felicità (Franco Angeli). «Abbiamo tutti idee e schemi mentali che risparmiano fatica nelle scelte o nelle varie situazioni di vita che ci si presentano». Cambiare opinione richiede invece energie e tempo e ci costringe a rimettere in discussione noi stessi. «Inoltre siamo stati educati a seguire un ideale di coerenza: se non lo facciamo ci sentiamo in colpa». L’esigenza di coerenza è fondamentale inoltre per assicurare equilibrio tra i nostri comportamenti e le nostre azioni.
La coerenza ci fa muovere in società pianificando i nostri comportamenti. In pratica corrisponde a un’esigenza di semplificazione.

Idee diverse? No, grazie

Prendiamo un altro esempio che inette a dura prova la coerenza di molti: i fumatori sanno che le sigarette fanno male, eppure non smettono. «In casi come questi possiamo cambiare comportamento, cioè abbandonare il vizio, oppure cambiare le nostre opinioni sul fumo», dice Sacchi. Ma come? Ad esempio convincendoci che nel nostro specifico caso il fumo non fa così male perché abbiamo uno stile di vita sano oppure perché fumiamo poche sigarette. «ln pratica modifichiamo le informa ioni di cui disponiamo per farle coincidere con un comportamento che non riusciamo a modificare». Un’altra strategia per salvare la nostra coerenza è definita “esposizione selettiva”: in pratica evitiamo ogni possibilità di contatto con idee diverse dalle nostre.

Nel caso del fumo, cercheremo di non frequentare chi ci ricorda che il tabacco fa male, evitando così di rendere evidente la nostra incoerenza. Certo a volte siamo costretti a cambiare idea. Ad esempio essere bombardati per lungo tempo da informazioni che mettono in crisi le nostre convinzioni oppure vivere un’esperienza choc che ci coinvolge profondamente può farci ripensare alle nostre certezze. Ma non solo: a volte basta un cambiamento concreto nel nostro comportamento a modificare un’opinione. Un esempio riguarda ancora una volta il fumo. «Nel 2001 una celebre legge vietò la sigaretta in tutti i luoghi pubblici chiusi», dice Sacchi. «Inizialmente l’imposizione fu giudicata eccessiva, tuttavia con il tempo questo divieto ha modificato il nostro stesso giudizio verso il fumo, tanto che oggi ci sembra assolutamente giusto e sensato non fumare nei luoghi chiusi e praticamente nessuno ha più da ridire», conclude Simona Sacchi.

Può essere una trappola

Nonostante la coerenza sia utile alla vita sociale, resta il fatto che a volte può essere una trappola. «La troppa coerenza», spiega Longoni, «è simile a un difetto e può nuocere alla salute quando diventa rigidità di scelte e di comportamenti o nel momento in cui si mantenga la medesima linea di condotta in ogni ambito dell’esistenza nonostante sia perdente, fonte di stress, dolore, sofferenza e delusione». Così impulsi e desideri vengono bloccati e, in nome della coerenza, viviamo senza provare piacere. «È sbagliato pensare che non cambiare idea sia una virtù: noi stessi siamo in progressivo cambiamento, anche fisicamente. Dunque per sopravvivere abbiamo bisogno non tanto di coerenza quanto di elasticità mentale e grande disponibilità al cambiamento».

Sintomo di creatività

Non è un caso che esista un legame tra incoerenza e creatività alla base del piacere di vivere: «Se per incoerenza intendiamo la capacità di mutare idea, di convincersi della validità di punti di vista diversi, la propensione a guardare le cose e il mondo da differenti angolazioni, la libertà di dare voce e spazio ai tanti aspetti e impulsi o desideri della propria personalità», aggiunge Longoni, «ebbene; questa incoerenza possiede un forte legame con la creatività». Ma se allentiamo la nostra tendenza alla coerenza a tutti i costi, non c’è il rischio di finire in balia degli eventi?
«Saper cambiare non dovrebbe significare perdere coerenza riguardo i punti di riferimento profondi e determinati valori fondamentali», dice Longoni. In questo senso occorrerebbe tornare ad apprezzare se stessi e ciò che si è più delle cose materiali che si desiderano.

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