La chiesa dei SS. Faustino e Giovita all'Ortica/2

Nello scorso articolo ci siamo occupati della storia del Santuario della Madonna delle Grazie all'Ortica, la cui attuale dedicazione è però ai due Santi indicati nel titolo. In queste righe esamineremo le principali valenze artistiche dell'edificio.

La costruzione presenta una facciata intonacata priva di decorazioni, con un’unica porta di accesso sovrastata da una finestra monofora; il tetto è a capanna e sul lato sinistro si eleva il quattrocentesco campanile.
Ai lati del corpo centrale sporgono due ali più basse: a destra una cappella (di San Giuseppe), a sinistra un’altra cappella (della Madonna delle Grazie) e la sagrestia. Nel suo complesso la chiesa ha comunque un aspetto gradevole, estremamente semplice, quasi agreste, e richiama i tempi in cui la zona era dedicata intensivamente all'agricoltura, e la chiesa appariva candida in mezzo al verde, sulla strada Rivoltana, preceduta dal cimitero e dalla deviazione a destra per Cavriano.
L’interno ha una sola navata coperta da una volta a botte divisa con vele, lunette e riquadri affrescati di gusto manieristico e barocco, e quindi probabilmente attribuibili al diciannovesimo secolo.

Nei suoi tempi migliori, la chiesa era interamente decorata anche sulle pareti della navata, con affreschi di tipo devozionale; se ne può tuttora scorgere traccia sotto l’intonaco, e di questi è ben visibile un frammento di “Ecce Homo” che raffigura a mezzo busto l’immagine di Cristo, probabilmente facente parte di una più grande composizione risalente al 1500, opera attribuibile al Rinascimento lombardo.
La cappella di destra è dedicata a San Giuseppe, ed è arricchita da eleganti stucchi e da tele di valore; essa risale al periodo in cui il culto del Santo ebbe nuovo vigore, ossia dopo la peste del 1630. Vi si può notare ciò che rimane della decorazione plastica in stucco che probabilmente ornava le pareti della chiesa. Sopra l’altare la pala raffigurante il Santo con il Bambino Gesù è del ‘700, e le altre tele ai lati, più antiche e databili al '600, raffigurano la fuga in Egitto e il sogno di San Giuseppe.
Nella cappella di sinistra, che si trova dirimpetto alla precedente, ed è dedicata alla Madonna delle Grazie, si trova l'affresco duecentesco di cui abbiamo detto; al suo fianco su un pannello è stato riprodotto il graffito che contiene la preghiera originaria (e che si trova ora di nuovo sotto l'affresco, da cui era stato coperto fino a che, nel 1979, un restauro dello stesso ne aveva rivelato l'esistenza).
L’affresco rappresenta l’immagine della Beata Vergine con il Bambino in braccio benedicente. La posizione frontale e l’impianto bidimensionale sono i tratti di uno stile romanico-bizantino.

Il graffito invece spiega il motivo della preghiera ed è firmato da un certo "Silanus", forse il monaco ivi presente, e datato 12 aprile 1182, come indica l'iscrizione: “haec praecatio est † Anno MCL XXXII X2 mensis aprilis ut clementiam dei teneamus"Il testo dell’iscrizione latina è di cinque brevi righe in scrittura carolina (quella in uso in quei secoli). Il graffito raffigura il profilo di un uomo dalla cui bocca escono un pesce e alcune anitre selvatiche. Il fiume rappresentato in alto a sinistra è il Lambro e la porta in basso a destra è Porta Orientale, simbolo della nostalgia degli esuli e del desiderio di tornare presto in città.
Nell’abside infine si trova un ottocentesco gruppo ligneo colorato, pregevole Madonna del Rosario che rappresenta la Vergine incoronata col Bambino in braccio, di autore ignoto; a destra dell'ingresso, invece, un crocifisso di epoca recente.
Degno di nota è poi il soffitto della sagrestia, affrescato con girali fioriti in stile rinascimentale di scuola leonardesca, mentre il locale dirimpetto ospita alcune gradevoli vetrate policrome.
Riccardo Tammaro