La sanità in questo caso funziona forse meglio che per noi italiani.
Accettazione, inserimento nell’ambulatorio richiesto, e niente meno che un incaricato volontario che cerca di capire la patologia del paziente, oltre che con un test medico, anche parlando, chiacchierando. Quindi con le parole, con il cuore.Questo succede al Poliambulatorio Opera San Francesco per i Poveri di via Nino Bixio.
Mi ha accolto suor Annamaria dell’Ordine delle Cappuccine, entrata in convento all’età di trentacinque anni,dopo aver conseguito una laurea in Pediatria ed una in Psicologia. Quello che sorprende subito di lei è uno spiccato senso pratico e manageriale più che puramente ecclesiastico. Sua, infatti, è stata l’idea di sostituire alla solenne (e troppo pesante) Bibbia aperta in ingresso, diverse tele rappresentanti le varie culture del mondo, tribù africane o antiche divinità ortodosse.
Il Poliambulatorio nasce nel 1959 dalla portineria dei Frati Cappuccini in via Kramer su idea di Fra Cecilio.Il progetto è lievitato ma la filosofia della “missione” è rimasta la stessa: dare la possibilità ad ognuno di ricevere un aiuto ogni giorno.“Vivere con il superfluo degli altri” per dirla come suor Annamaria.Il superfluo, perché le medicine che si trovano nella farmacia interna al Poliambulatorio vengono portate in sede da privati benefattori dentro dei sacchi, oppure donate da note case farmaceutiche.E l’eccedente? viene riutilizzato anche quello; spedito all’estero, molto spesso in Mato grosso o nei paesi dell’Est europeo.
Il Poliambulatorio è estremamente attrezzato, moderno, computerizzato e vi sono rappresentati tutti i rami medici: dal dentista al ginecologo, all’ortopedico, all’angiologo, per esempio.I giorni e gli orari sono ben precisi in relazione alle disponibilità dei medici che sono tutti volontari, come anche aiutanti e segretari, anche loro al lavoro per un nobile scopo.
Per gli amanti dei numeri, il Poliambulatorio accoglie 13.000 pazienti l’anno, 400 nuovi al mese, 60 visite generiche al giorno. Maschi e femmine si equivalgono tranne che per le nazioni del Nord Africa dove la predominanza maschile è netta.
Un totale di 86 etnie, provenienti da ogni parte del mondo, accomunate da un’unica richiesta: possibilità di curarsi e ricevere medicine gratuite, e trovare comunque qualsiasi tipo di supporto. Morale e umano prima di tutto.I più numerosi sono i peruviani con 1900 pazienti circa, seguono romeni con 1700 e ucraini con 1094; non mancano neanche spagnoli, inglesi o americani ma in numero irrilevanteI medici, insieme a suor Annamaria e suor Michelina (le uniche due religiose del poliambulatorio) hanno nel cuore una nobile sfida: restituire al paziente la capacità e la voglia di convivere con se stessi senza l’aiuto dei farmaci. Molto spesso, infatti, particolari patologie – ci spiega suor Annamaria - sorgono a causa di un problema psicologico che poi si tramuta in psicosomatico, andando così ad intaccare l’organismo.Questa patologia è, spesso, presente negli immigrati i quali, se non hanno un obbiettivo o un desiderio di elevazione sociale particolarmente radicato,hanno pochi motivi per reagire alla malattia. Quindi, se il loro “progetto migratorio” è debole, esso risulta sempre più spesso causa di un crollo psicologico e interiore con conseguenze manifeste sul fisico.
I volontari sono il cuore e il motore dell’Opera San Francesco; ce ne sono di tutte le età, di ogni professione, ceto sociale e religione.Il loro compito non è alimentato da un semplice sentimento di vaga compassione o superficiale intenerimento. Servono, invece, dedizione, concretezza , umiltà e capacità di stimolare lo spirito per offrire supporto, dignità e qualche speranza a coloro che sono in difficoltà.
Marcella Beltrame
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