C’è una casa, in via Moretto da Brescia, di cui nessuno ha mai raccontato la storia e che invece ha vissuto non una, ma tante vite, quanti sono gli straordinari personaggi che l’hanno abitata. E’ un edificio di forme liberty che occupa quasi un intero isolato, tra via Colombo e via Saldini; la facciata, dai tipici ornamenti art nouveau, curvilinei e ispirati alla natura, è sovrastata da un imponente comignolo zoomorfo raffigurante un leone dalle fauci spalancate. I balconi assecondano le linee dinamiche e ondulate dei decori, che nei richiami al mondo vegetale riflettono il tripudio di piante e alberi del giardino pensile sovrastante. Parte dell’edificio è abitazione privata, parte è occupata da aule e uffici dell’Università di Milano.
Chi ci svela la storia di questa casa, che ha inizio ottant’anni fa, è un narratore d’eccezione: Franco Crepax, il suo attuale proprietario, nonché uno dei protagonisti delle vicende di via Moretto da Brescia 9.Ma procediamo con ordine.
Tutto ebbe inizio nel 1925, quando Achille De Orchi, imprenditore della carta, acquistò questo lotto di terreno in Città Studi e vi fece erigere residenza e azienda. De Orchi non badò a spese: per la scala aerea che dall’ampio ingresso conduce ai piani superori venne scelto il pregiato marmo rosa del Portogallo, il rivestimento esterno fu integralmente realizzato in pietra lavorata, e un’ampia porzione di tetto venne destinata a giardino. Per aggiungere un’impronta nobiliare alla propria residenza, De Orchi scelse il leone come insegna familiare e lo volle riprodotto sul maestoso comignolo e nei leoni rampanti della facciata, a incorniciare il monogramma “ADO”.

Le sorti del “nobil homo” De Orchi ci sono ignote. Mentre ben note sono le vicende del successivo proprietario della casa: Ladislao Sugar. Se questo nome vi risulta sconosciuto, forse quest'altro risulterà meno oscuro: Caterina Caselli Sugar.
E qui occorre fare un passo indietro nel tempo e spostarsi verso est, in Ungheria, dove Sugar, la cui famiglia si occupava di edizioni musicali, nasce nel 1896. All’inquieto Ladislao, che scalpitava per cercare fortuna all’estero, i genitori offrirono come viatico i diritti editoriali della notissima Al Cavallino Bianco, l’operetta di Ralph Benatzky. Ricordate? “Al Cavallino è l’hotel più bel/fra i monti azzurri ed il ciel/Il dolce asilo t’invita, a farti godere la vita./Se il giorno vien di dover parti/tu vedi un sogno svanir./Il sogno dove è fiorita/l’insegna del bel cavallin”. Fu il lavoro con cui Renato Rascel debuttò nel 1934, e nel 1974 la Rai ne fece una deliziosa edizione con Mita Medici, Gianni Nazzaro, Tony Renis e Paolo Poli.

Giunto a Milano e innamoratosi della città, Sugar non smentì la vocazione familiare e fondò una società di edizioni musicali, aprendo poco dopo le Messaggerie Musicali sotto i portici di corso Vittorio Emanuele; quindi, a metà degli anni Cinquanta, diede vita a una casa discografica, la CGD, Compagnia Generale del Disco.
Era l’epoca del boom del 45 giri.Nel 1956 Come prima di Tony Dallara aveva toccato le quattrocentomila copie, quando fino ad allora nessun disco in Italia aveva superato quota cinquantamila.
Gli affari, dunque, andavano splendidamente per Ladislao Sugar, tanto che le sale d’incisione milanesi non bastavano a soddisfare la crescente domanda da parte degli artisti. Urgeva reperire spazi più consoni al volume di attività dell’azienda.Fu così che la CGD prese possesso della casa di via Moretto da Brescia, dove installò la fabbrica dei dischi, la tipo-litografia per le copertine, gli uffici e la prima sala di registrazione Sugar. (continua)
Valeria Andreoli
![]() |
![]() |