I 36 anni della Galleria Eustachi
La Galleria d’Arte Eustachi è una realtà culturale radicata sul territorio milanese, ed in particolar modo in zona 3, da ben trentasei anni: per festeggiare questo ragguardevole traguardo la Galleria ha organizzato una serie di eventi davvero interessanti. Segnaliamo in particolare la mostra che si terrà dal 23 al 25 giugno all’Arengario, durante la quale verranno esposte una serie di opere di artisti legati alla Galleria. L’iniziativa si chiama “Cinquanta artisti per il sorriso di un bambino” ed è realizzata grazie alla collaborazione con Club 41, Round Table di Milano e l’associazione Betania Onlus che opera dal 1998 per l’aiuto ai bambini albanesi abbandonati, ospitati in speciali strutture. I fondi ricavati dalla vendita dei quadri saranno proprio devoluti a questa associazione per la costruzione di un nuovo edificio di accoglienza.
E’ proprio in occasione del 36esimo compleanno della Galleria Eustachi che incontriamo la sua proprietaria e direttore artistico Enrica Gamalero, figlia di Carlo Gamalero che fondò questo centro culturale nel 1970.
Quale è stato lo spirito con cui è nata la Galleria?
La Galleria è nata come una associazione di collezionisti, di amanti dell’arte che volevano dare corpo alla loro passione creando un centro in cui gli artisti potessero incontrarsi, proporsi e promuovere la propria arte. E’ nata comunque molto semplicemente, poi lentamente la sua struttura si è ampliata e anche alcuni grandi critici hanno iniziato a collaborare con noi, per esempio Portalupi e Monteverdi hanno creduto in questo progetto e lo hanno sostenuto con la loro presenza e competenza.
Come vengono scelte le opere da esporre qui nella sua Galleria?
In trentasei anni di attività si è venuto a creare un vero gruppo di artisti che oramai sono ospiti regolari della struttura. Sono un po’dei veterani e molti esporranno proprio all’Arengario. Ovviamente le scelte che riguardano altri artisti si basano sul passaparola nell’ambiente artistico e anche grazie alle segnalazioni che i critici fanno direttamente a me. Il calendario degli eventi è facile farlo, gli artisti che cercano visibilità in una piazza come quella di Milano sono molti più di quanti si creda. In un anno organizziamo circa sedici mostre con un’alternanza di circa quindici giorni, anche a seconda dell’importanza dell’artista. Poi non dobbiamo dimenticare i concorsi che organizziamo e che ci permettono di conoscere nuovi talenti.
Ci parli di questi concorsi
Uno si svolge a gennaio ed ènato insieme alla Galleria: è stato denominato “Trofeo Epifania” e comprende forme espressive diverse, dalla pittura, alla scultura passando per la grafica. Partecipano pittori nazionali ma c’è anche un buon riscontro a livello internazionale, per esempio sono riuscita ad avere scambi con il consolato messicano che mi ha permesso di conoscere una serie di nuovi artisti.
Un altro concorso invece si svolge in primaverae si chiama “Trofeo Primavera” al quale partecipano solamente donne, e questa è stata una mia iniziativa. All’incirca negli anni ‘80 ho deciso di dare spazio alle artiste perché il clima non era dei più favorevoli per loro: era difficile emergere. Già per gli uomini “fare il pittore” veniva considerata una vita poco dignitosa, figuriamoci per una donna!. Addirittura se i collezionisti vedevano una firma femminile rinunciavano a comprare l’opera, un vero e proprio ostracismo. In realtà tuttora esistono dei collezionisti che si avvicinano con diffidenza alle opere femminili, senza nessun motivo reale, ovviamente. E’ una sorta di costume sociale che il concorso di primavera ha voluto in qualche modo cercare di modificare.
Quali sono i premi dei concorsi?
Non ci sono premi in denaro ma il vincitore di ogni concorso ha il diritto ad una personale qui presso la galleria. E’ certamente un premio ambito, perché, come le ho detto, essere in una “vetrina” come Milano non è una cosa semplice soprattutto per gli esordienti.
La Galleria segue delle tipologie di arte specifiche? I grandi nomi, le opere della tradizione…
No, anzi. Ci siamo sempre distinti per questo motivo: cercare di rendere fruibile una mescolanza di generi e di proposte che non seguissero un’unica tendenza artistica. Tempo fa questo era considerato un errore in questo campo, ma ora l’unione del gruppo di artisti della Galleria è una vera colonna portante e la tendenza generale è proprio quella di vedere il secolo scorso come un unico grande contenitore di grande arte di tutti i tipi.
Come è arrivata a gestire la Galleria?
In realtà la mia formazione era di tutt’altro tipo, ma è ovvio che mio padre mi ha coinvolto all’interno dei vari progetti e poi inevitabilmente mi sono appassionata ad ogni singolo elemento di questo lavoro. Ora la Galleria è la mia vita. Non ho dei collaboratori nel vero senso della parola, ma molti degli artisti mi aiutano in questo senso, soprattutto quelli più giovani.
I questi anni di attività qual è il clima culturale che ha trovato a Milano?
Il clima non è facile, non lo è mai stato in realtà. Soprattutto il mondo delle gallerie d’arte, a mio parere, ha un problema fondamentale, quello della poca collaborazione tra le strutture. Ognuno tende a pensare al proprio percorso personale, alla propria linea di sviluppo. Forse in parte è un atteggiamento giusto, ma credo che creare una rete più fitta di rapporti, sviluppando attività ed iniziative farebbe bene all’arte, e l’arte farebbe bene a Milano.
Ringraziamo Enrica Gamalero per questa piacevole chiacchierata e vi invitiamo a seguire gli eventi della Galleria Eustachi. Per informazioni potete chiamare il numero 02 28 51 23 95 oppure scrivere a galleriaeustachi@tiscali.it. Federica Giordani
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