DAR-CASA: una iniziativa cresciuta in zona

 

Nelle nostre strade, fra le nostre case è nata, cresciuta e ha sede, oggi in via Canaletto 10, una cooperativa che si è costituita per permettere case decenti a chi non può reggere i prezzi del mercato immobiliare milanese. Dar, in arabo casa, potrebbe anche leggersi come acronimo di Diritto A Restare, o magari come infinito verbale che trova nel sostantivo il suo oggetto: comunque dal 1991 rappresenta la possibilità di un alloggio edificato o ristrutturato con semplicità, ma efficiente e funzionale, gradevole e con tutte lecomodità dell’edilizia moderna, in affitto permanente a costi parialla metà degli attuali prezzi di mercato.

L’idea nasce da un gruppo di professionisti attivi nella politica, nel sindacato o comunque attenti al sociale, che decidono di mettere insieme idee e soldi, propri e di chi è disposto a partecipare, per intervenire in un ambito molto delicato e difficile come quello della casa: una cooperativa più attenta alla solidarietà che alla mutualità, di cui sono soci sia i depositanti, sia gli aspiranti all’alloggio, stranieri soprattutto, ma anche italiani accomunati dalle condizioni economiche disagiate. Per evitare ogni rischio speculativo –lontane allora le polemiche sul mondo delle cooperazione- la cooperativa DAR-casa non consente distribuzione di eventuali utili. In questi quindici anni di attività sono stati resi disponibili, nelle periferie milanesi o nell’hinterland, oltre centottanta alloggi, prevalentemente di due o tre locali, in parte minore di proprietà della cooperativa, e per lo più presi in affitto, con canone a carico della cooperativa o in qualche caso in comodato d’uso, in condizioni di degrado per un numero di anni dai sedici ai venticinque.

Costruiti o ristrutturati a cura di DAR, gli appartamenti vengono poi dati in affitto a chi ne ha titolo, secondo l’ordine di iscrizione nella lista di attesa, alle condizioni minime per permettere il pagamento del canone all’ente proprietario e il recupero delle spese. La cooperativa gestisce sia gli appartamenti singoli sia, dove sono stati realizzati, interi complessi con un’amministrazione molto oculata che permette un abbattimento delle spese a tutto vantaggio dell’entità del canone.

Non sarà difficile per chi volesse ulteriori informazioni e dati procurarseli –DAR-casa dispone naturalmente di un sito all’indirizzo www.darcasa.org -, mentre pare interessante considerare qui il pensiero che sostiene questa complessa operazione di cui anche singoli aspetti possono essere presi a modello per soluzioni di problemi inquietanti per chi li vive sulla propria pelle e per i cittadini che spesso hanno l’impressione di assistere impotenti a invasioni del nostro mondo. Ancora troppe volte le convivenze, obiettivamente problematiche, sono considerate solo negative e comunque pericolose per l’ordine pubblico, mentre la sicurezza viene affidata, nell’opinione comune e nelle scelte politiche, solo alle forze dell’ordine, con costi che, dirottati su investimenti in settori opportuni, potrebbero realizzare un clima più vivibile e collaborante per tutti.

Il problema della casa coinvolge infatti diversi aspetti. Chi non ha casa, stranieri soprattutto, ma, come abbiamo detto, anche italiani, o ha una casa del tutto inadeguata per misure o condizioni di degrado e di costi –penso in particolare a certi subaffitti disumani anche solo di un posto letto- vive in un disagio che non concilia con l’opulenta società circostante, spesso solo, senza i radicamenti affettivi indispensabili a chiunque per realizzare una vita serena e rispettosa. E’ chiaro che chi sta discretamente con la propria famiglia è meno indotto a delinquere e, al contrario, tende a impegnarsi al mantenimento delle condizioni positive per sé e per i figli. Aggiungiamo ancora che chi vive in un ambiente sano e ridente è indotto a mantenerlo, e la collaborazione stimola un circolo virtuoso che induce alla partecipazione e alla corresponsabilizzazione.

La cooperativa DAR-casa ha un’altra caratteristica qualificante: stabilito il canone di locazione in termini ragionevoli, ne pretende il pagamento certamente per far fronte alle spese e poter continuare l’attività a vantaggio di tutti i soci, ma anche per la dignità degli stessi occupanti che si sentono di conseguenza conservatori del bene che utilizzano e li fa cittadini, attenti alla manutenzione, di cui gli viene chiesto conto, e presidiocontro l’abusivismo. Ma occorre ancora aggiungere che la ristrutturazione di tanti alloggi recupera all’abitabilità un patrimonio inagibile, che gli enti proprietari hanno reso tale per mancanza di mezzi disponibili. E le opere di ristrutturazione sono affidate a piccole imprese, a loro volta spesso gestite da stranieri e che a stranieri offrono lavoro: si tratta di attività che impegnano risorse modeste, quindi accessibili facilmente, ma che producono reddito e naturalmente interesse per chi ci lavora a radicarsi in Italia in modo positivo, curando l’istruzione dei figli e il loro inserimento sociale. Non sono sogni e i problemi certo non mancano: ma restano passi concreti in una direzione costruttiva e rasserenante.

Perfino i soci prestatori hanno una remunerazione nella prospettiva della banca etica: non speculativa, certo, ma interessante e soprattutto sicura dell’utilizzo sociale dei denari probabilmente frutto a loro volta della saggezza amministrativa di altre famiglie. E proprio in ambito economico si colloca l’ultima iniziativa di DAR che, senza modificare il proprio fine statutario, sta dando vita a una fondazione parallela: la nuova creazione ha lo scopo di offrire agli istituti di credito le garanzie richieste per l’erogazione del mutuo dai soci che sono in grado di acquistare la prima casa sul mercato immobiliare –e quindi non hanno necessità di iscriversi nelle liste degli aspiranti all’alloggio in affitto-, ma non dispongono dei requisiti economici che le banche considerano necessari per la concessione del mutuo. DAR garantisce depositando la cifra richiesta, consentita da versamenti a fondo perduto e non remunerati, che, una volta liberati a pagamento concluso, vengono riutilizzati per analoghe operazioni.

“Per me avere una casa vuol dire poter portare la mia famiglia qui, poter pensare di aiutare qualcun altro, poter pensare al lavoro…” dichiara un egiziano in un’intervista il giorno della consegna dell’appartamento abitabile con ascensore, riscaldamento, acqua calda… Ugo Basso