Architettura in via Ampère

 

Hanno sempre un buon riscontro tutte le iniziative che permettono ai cittadini di conoscere meglio la propria città e la propria zona. Ci siamo già occupati negli scorsi numeri di TRE di alcune visite guidate realizzate dal Consiglio di Zona 3, ed ora ripercorriamo per i nostri lettori la visita guidata proposta dell’Associazione culturale Itinerartis ed effettuata in via Ampère, alla ricerca delle testimonianze architettoniche più interessanti e significative che vi si trovano.

Un percorso iniziato dalla chiesa di Santa Maria la Bianca in piazza San Materno, vero simbolo della Zona 3, la cui visita ha consentito alle persone intervenute di ascoltarne, narrata in maniera esauriente la storia, le trasformazioni, le origini, le opere d’arte custodite (il quadro dedicato alla Madonna e un policromo e raffinato trittico).

Successivamente è stata la volta di “casa Muzio” un edificio degli anni Trenta che per quell’epoca e per i canoni stilistici di quel periodo fu una vera rivoluzione. La rivisitazione delle case con corte con una nuova visione, come l’arretramento rispetto alla strada di una parte del complesso (sono quattro i numeri civici che lo compongono) o la dotazione, per quegli anni, di innovazioni tecnologiche quali la predisposizione per il telefono (non facile ai tempi) o il giardiniere condominiale o il citofono per avvisare il custode del garage di preparare l’auto di chi doveva uscire, ne fanno ancora oggi un simbolo dell’architettura, ripreso poi in altri edifici che si affacciano sulla via Ampère.

Dal civile si è passati di nuovo al religioso con la visita della chiesa progettata da Giò Ponti, quasi all’incrocio Ampère-Vallazze, dove la modernità si sposa con la tradizionale disposizione delle navate, dove non c’è la cupola ma un tetto dal quale con un sapiente gioco geometrico la luce entra ad illuminare l’interno dove spiccano le “travi” che lo sorreggono, dalle forme tagliate, inclinate, che pur nel grigio cemento hanno una loro bellezza.

Alla fine di via Ampère, il termine della visita, di fronte al nuovo padiglione della facoltà di Architettura, da molti chiamato il Centre Pompidou milanese, caratterizzato dalla A rossa e nera formata da un sapiente incrocio di enormi putrelle di ferro che compongono la facciata e supportano l’intera struttura. Al suo interno è stata modernamente ricreata una corte dove incontrarsi, socializzare, sfruttata dagli studenti per trovarsi quando il tempo meteorologico lo consente.

Un percorso interessante che ha anche dato modo di apprezzare, passando, altre costruzioni che si affacciano sulla via Ampère: un piccolo museo a cielo aperto che non sappiamo nemmeno di avere transitando a piedi frettolosamente o rinchiusi nel nostro guscio a motore.
Sergio Biagini