Come anticipato nell'articolo pubblicato sul numero scorso, ci accingiamo ad analizzare il percorso del fiume Lambro nel territorio cittadino, con particolare attenzione al tratto che scorre nella nostra zona.
L'ingresso del fiume Lambro nel Comune di Milano coincide con il punto in cui, grazie ad un ponte-canale, esso passa sotto il Naviglio della Martesana, nelle vicinanze di via Idro, all'estremità nord-est della città.
Ci troviamo a questo punto in zona 2, quasi al confine con la 3, in un'area ricca di angoli bucolici e rilassanti, che fanno ben intuire quale potesse essere la Milano di cento o duecento anni fa.
In seguito il fiume attraversa lo svincolo di Gobba, passando di fianco alla cascina omonima, il cui nome pare derivi da un dosso, una gobba appunto, sulla strada per Vimodrone (anche se qualcuno fa riferimento ad un misterioso "gobbetto" che avrebbe abitato nella zona); siamo entrati in zona 3.
A questo punto il Lambro costeggia la via Rizzoli, affiancato da una bella riva verde ove sono presenti alcuni orti, per poi inculcarsi nel territorio del Parco omonimo, che da lui prende il nome. Qui è possibile andare a vederlo da vicino, mediante i vialetti del parco ed un ponte che lo scavalca; ricordo che, circa una trentina di anni fa, le acque del fiume erano, in questo punto, estremamente limpide e cerulee; ricordo anche che un trenino portava i bambini lungo i vialetti e lungo lo stesso corso d'acqua, all'interno del parco.
La vasta area verde del Parco Lambro che, con i suoi 90 ettari di superficie, è uno dei più grandi della città, fu realizzata nel 1936, su progetto dell'architetto Casiraghi basato sull'idea di mantenere il paesaggio naturale lombardo, sfruttando sia la risorsa idrica che la vegetazione spontanea ivi presenti. Durante l'ultima Guerra però, il Parco fu devastato e il suo progetto originario letteralmente ridotto in ceneri dai milanesi, che, attanagliati dal gelido inverno del 1941, ne distrussero il patrimonio arboreo. Nel 1946 il Comune ne dispose la ricostruzione, realizzata nel corso degli anni '50-'60 con l'acquisizione anche di nuove aree.
All'interno del parco permangono tuttora alcuni antichi insediamenti rurali, tra cui due cascine (dette di S. Gregorio e Biblioteca) nella zona orientale e un gruppo di mulini in quella occidentale. Di questi, il Mulino Torretta, presente già dal '600, conserva ancora in parte la struttura tipica del mulino lombardo.
All'uscita dal parco Lambro, il fiume costeggia il Centro Sportivo Schuster, nonchè l'area verde di via Ofanto, sita di fronte alle case del quartiere di via Passo Rolle; poco a sud, dal nuovo ponte di via Folli (bello, peccato però avere perso la pavimentazione di quello vecchio), è possibile vedere una piccola cascata; in seguito il Lambro attraversa la zona ex-industriale di Lambrate (nome ovviamente proveniente da quello del fiume), dove, tra gli altri prodotti, vide la luce la Lambretta, anch'essa, evidentemente, figlia dello stesso toponimo.
Dopo essere passato sotto lo scalo ferroviario dell'Ortica, il Lambro inizia il suo percorso all'interno della zona 4, per la precisione con il ponte, recentemente rifatto, di via Corelli. Anche in questa zona si trovano scorci notevoli, basti citare il Parco Forlanini, lo splendido borgo di Monluè e le palazzine di via Camaldoli, che si specchiano nelle acque del nostro fiume, prima che esso si reimmerga in una ambientazione bucolica che lo condurrà a San Donato e, via via, fino al Po.
Riccardo Tammaro
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