Una Bottega Storica che non deve sparire

Nel 1883 Davide Collini, coltellinaio e arrotino, arrivò a Milano dalla natia Pinzolo, la patria di questi artigiani, e in Corso Buenos Aires 8 aprì un negozio di ferramenta, casalinghi, stufe e ovviamente coltelli. Quel negozio è ancora lì, con le stesse insegne, la stessa tipologia di merce e gli stessi arredamenti risalenti all’inizio attività. E con un riconoscimento importante: la targa di Bottega storica.

Iniziamo, infatti, con questo negozio il viaggio alla scoperta delle Botteghe storiche in Zona 3. Un viaggio che proseguirà nei prossimi numeri con le altre attività “storiche”.

La Ferramenta Collini è ormai un’istituzione in Buenos Aires ed è l’unico rimasto di tutti quelli che si affacciavano sul corso quando ancora le carrozze a cavallo prendevano da qui la via per Monza. E come allora il negozio mantiene la stessa insegna, mentre la sua gestione è oggi in mano ai cugini Bugada, Luca e Ivan, e allo zio Silvio. Tre come si dice “del mestiere” in quanto anche loro arrotini, ma questa volta di origini bergamasche.

È Luca che ci racconta la storia della Ferramenta Collini.
“Davide Collini arrivò da Pinzolo, il paese degli arrotini che ha dedicato loro una statua, nel 1883, e aprì questo negozio, lasciato poi in eredità al figlio che ritirandosi cedette l’attività ad un suo dipendente e ad una lontana parente. Contemporaneamente lasciò parte del suo patrimonio in beneficenza: un palazzo al 15 di Buenos Aires ai Martinitt e una cospicua somma che fu devoluta al Comune di Pinzolo perché costruisse un ospizio nel paese”.

Voi invece siete arrivati nel…?
“Nel 1997, quando rilevammo il negozio dal vecchio dipendente e dalla parente del Collini con l’impegno – racconta Luca - a fronte di un trattamento privilegiato rispetto ai prezzi di mercato, che continuassimo con la stessa tipologia merceologica e soprattutto che non modificassimo l’arredamento. Noi svolgevamo servizio di affilatura per il Collini nel nostro negozio di via Pistrucci e così rilevammo tutta la merce e ci trasferimmo. Abbiamo solo messo a norma l’impianto elettrico, sistemato qualche cosa, ma ciò che si vede è ancora originale. Guardi questi cassetti: sono d’epoca e ognuno ha appiccicato sul fronte un disegno dell’oggetto, non una semplice descrizione”. Dal tratto, il disegno come minimo avrà cinquant’anni.

Quindi coltelli, forbici, viti e bulloni?
“Abbiamo mantenuto lo status del negozio con gli articoli tradizionali, come stufe (sembra strano ma quando non funzionano ancora i termosifoni qualcuno accende la stufa a metano comprata dai Bugada), ferramenta minuta, casalinghi di primo prezzo; abbiamo poi aggiunto la coltelleria di un certo livello (all’interno del negozio c’è un point della più nota marca svizzera di coltelli), ed elettrodomestici di livello maggiore. Niente di quello che una volta caratterizzava il negozio è stato tolto, anzi per attirare ulteriore clientela sono state aggiunte altre tipologie di merce”. E mentre chiacchieriamo, tra gente che entra ed esce e il rumore della macchinetta che duplica le chiavi, Luca mi indica una strana esposizione in alto sulla parete: “Vede quel campionario di coltelli? È tale e quale lo aveva messo il Collini. Roba di Solingen, marchio di qualità nel settore, e risale a dopo la prima guerra mondiale”.

Luca mi racconta poi di quante cose siano state trovate nella cantina-magazzino sotto il negozio (il magazzino fino agli anni 50 era in un altro stabile di Buenos Aires). “Oggetti più disparati come vecchie lame per seghe, quelle fatte di legno di una volta, o i fornelli ad alcool, che venivano comprati in Germania dal Collini, ritrovati avvolti nei quotidiani tedeschi con la data del 1957. Cose bellissime come certi lucchetti, di settant’anni fa qualcuno, o le lampade a petrolio o le lesine e le fustellatrici per i fare i buchi nelle cinture”. E ancora oggi ogni tanto spuntano scatole nascoste con altri “cimeli” d’epoca.

Un lavoro non facile tenere a mente i prezzi di ogni cosa.
“Sì non è facile, dobbiamo prezzare tutto, mentre Davide Collini i prezzi li metteva sulle scatole e ne metteva due: quello di vendita e il prezzo di vendita migliore per i clienti che richiedevano forti quantitativi. Non aveva bisogno di applicare le etichette come facciamo noi. Se li vedesse oggi inorridirebbe”.

Luca intanto tira fuori da un raccoglitore articoli di giornali che parlano del negozio ormai famoso in tutta Milano e altri cimeli come una vecchia foto di corso Buenos Aires. “Abbiamo trovato in cantina una lastra impacchettata in un giornale e l’abbiamo fatta stampare”. Scattata dallo stabile dove ha sede il negozio, ritrae l’attuale piazza Oberdan con i due caselli del dazio e le mura esterne del vecchio Lazzaretto. E la copia di una foto del negozio con due vetrine, prima di rilevare quello accanto che espone cartelli di svendita per cessata attività.

La storia della Ferramenta Collini prosegue negli anni fino a quando arriva il giusto riconoscimento da parte del Comune. Bottega Storica nel 2004, targa che rende fieri Luca e soci, ma che contemporaneamente hanno un motivo di preoccupazione: lo sfratto.
Una spada di Damocle che pende sul negozio da diversi anni e che non ha ancora trovato una soluzione. Andiamo con ordine e facciamo parlare Luca su quanto accade. Soprattutto nelle aule del Palazzo di Giustizia

“Durante il passaggio dalla vecchia gestione alla nostra c’è stato il passaggio della proprietà dello stabile a una finanziaria. Abbiamo fatto richiesta di diritto di prelazione che fu rigettata e per la quale siamo ancora in causa. L’acquisto dello stabile è stato fatto in due tranche per eludere la possibilità delle prelazioni: infatti per un paio d’anni abbiamo pagato una parte dell’affitto alla finanziaria e l’altra parte con regolare scrittura privata alla proprietaria superstite. La signora due anni dopo ha venduto tutto e dal quel momento sono iniziate le pressioni per lasciare il negozio. Addirittura ci hanno chiesto il rilascio anticipato per uso proprio che poi è stato rigettato dal tribunale. Non siamo di fronte a una proprietà che ci chiede più affitto, doppio o triplo, abbiamo una proprietà con la quale abbiamo contatti solo in tribunale per le varie cause. Non mostra alcuna volontà di mediare”.

Quali cause avete in corso a questo punto?
“Una causa è in Corte di appello per il diritto di prelazione; abbiamo perso in prima istanza e adesso siamo lì per vedere se le nostre motivazioni possono essere ascoltate. Poi c’è la causa per lo sfratto. Nell’ultimo incontro il giudice voleva che la controparte facesse una proposta, invece loro in modo assoluto hanno rifiutato”.

Un aiuto per fronteggiare questa situazione è venuto dalle istituzioni, a partire dal Consiglio di Zona 3 che ha portato la problematica in Comune. L’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica è proseguita con una raccolta di firme. “Perché siamo convinti – dice Luca - che il problema delle Botteghe storiche sia un problema sentito dai milanesi e dai residenti”.

Qual è l’umore della gente che è a conoscenza di questa situazione?
“C’è rabbia, c’è l’impossibilità di capire come Milano possa perdere delle realtà, non solo noi, ma Taveggia ad esempio. La gente si affeziona al negozio sotto casa e rimane male se da un giorno all’altro questo sparisce. In corso Buenos Aires, di media una ventina di negozi sono sostituiti ogni tre anni.Non c’è stabilità, non c’è calore”.

Tra le firme, quella di Forattini, che vive in zona e spesso entra per comprare qualcosa, si è aggiunta a quanti hanno preso a cuore la vicenda. Una vignetta del celebre umorista accoglie sulla porta i clienti al grido di “Giù le mani dal mio ferramenta”. Ed anche noi ci associamo. Sergio Biagini