Fausto Gobbi: un lottatore in Zona 3

 

Sumo. Uno sport che molti di noi conoscono attraverso le immagini che ci arrivano dal Giappone ma che pochi forse sanno essere praticato in Italia. La sua diffusione, infatti, è ancora limitata e recente anche perché come disciplina sportiva è stata riconosciuta nella federazione lotta e karate dieci anni fa.
Quasi tutti gli atleti provengono dalla lotta, dal judo o dal karate, e come in tutti gli sport è suddiviso in tre categorie sia maschili sia femminili. Ovviamente la differenza è nel peso degli atleti: 85, 115 e oltre per gli uomini, 65, 80 e oltre per le donne. Uno sport che mutua in parte le regole del Sumo giapponese, ma che, essendo una disciplina sportiva, non è soggetta alle regole cerimoniali del Sumo (il sale gettato prima dell’incontro o l’acqua della forza da bere prima del combattimento).
Il Sumo, infatti, racconta la leggenda, nacque quando due dei si affrontarono per il dominio del mondo. L’incontro si svolge entro un cerchio di 4,20 metri e lo scopo è di gettare a terra l’avversario facendogliela toccare con ogni parte del corpo che non siano i piedi. Le manifestazioni di gioia per un incontro vinto sono bandite nel Sumo e chi contravviene ne subisce le conseguenze.
Tempo fa un atleta esultò per una vittoria, ma alla festa finale del torneo venne cortesemente messo alla porta.
Perché parliamo di Sumo? La risposta è in un personaggio che vive in Zona 3 e che del Sumo è un rappresentante di alto livello.

Fausto Gobbi, 34 anni, nato in via Capranica e ora abitante in piazza Piola, ha partecipato a molte competizioni, sia nazionali sia internazionali, riportando a casa trofei e medaglie che ora fanno mostra di sé a casa di Fausto. Lì mi accoglie con una vigorosa stretta di mano. Un atleta appassionato e innamorato di questa disciplina, che Fausto si augura entri presto a far parte degli sport olimpici. Lo si capisce mentre ci racconta di materassine, di cerchio entro il quale si effettua il combattimento e di tanti altri aneddoti su questo sport. Un atleta che crede ancora nel decoubertiano “importante è partecipare”, perché non cerca la vittoria a tutti i costi, ama gareggiare, combattere ma essere sempre e soprattutto un atleta che rispetta l’avversario e le regole.


Nella sua decennale carriera ha portato a casa affermazioni prima ai campionati universitari, poi Terzo ai mondiali under 19 e in una gara del mondiale 2003, ed è stato campione d’Italia nei massimi al Grand Prix del 2005. Questa sua passione cerca di trasmetterla ad altri con il corso che settimanalmente tiene presso la palestra di via Bassini (chi fosse incuriosito da questo sport può contattarlo allo 02 2363949) dove si allena quotidianamente. Fausto ci spiega anche, e questo è il problema che affligge gli sport considerati “minori”, che le disponibilità finanziarie per il Sumo sono molto esigue, che certe trasferte bisogna pagarsele, che le strutture dove poter disputare incontri o semplicemente prepararsi sono poche.
Bisogna trovare gli sparring partners, e spesso non è facile, prima dei tornei con i quali provare e provare, sperando sempre di trovare un luogo dove poterlo fare. A questo proposito, anticipiamo che a settembre si terrà una gara nella palestra di via Bassini 26. Abbiamo poi rivolto alcune domande più personali al nostro campione di Zona.
Come hai scoperto il Sumo?
Partecipavo a una gara di judo, che ho vinto, e il maestro della nazionale mi ha chiesto se volevo passare al Sumo perché gli sembravo adatto. Ho detto di sì e la settimana dopo ho partecipato ai campionati del mondo.
Riesci a conciliare lavoro e sport?
Sì, abbastanza disperatamente. Lavoro tutto il giorno e alla sera vado in palestra dalle 6 alle 8. Qualche volta fino alle 11.
Hai un particolare tipo di allenamento?
Il tipo di allenamento che si fa per lotta e judo va bene, così come la preparazione fisica, i pesi a volte, ma non sono necessari. I muscoli non servono e soprattutto i muscoli fatti ad arte, se qualcuno vuole farsi del male… Soprattutto i combattimenti contro altri lottatori sono il nostro allenamento. A volte facciamo anche un allenamento leggero come la corsa.
Segui una alimentazionemirata?
I lottatori giapponesi mangiano una zuppa, chiamata degli dei, con dentro tutto ciò che sia a due zampe, perché gli animali a quattro portano sfortuna, dal momento che nella gara non possiamo toccare il suolo con le mani altrimenti perdiamo. Personalmente, niente di tutto questo: una alimentazione sana, la nostra, carboidrati, quindi pasta, e carne bianca. Quella rossa una volta alla settimana.
Forza o tattica per vincere?
È una domanda che spesso mi rivolgono: per la tattica non c’è tempo semmai più la tecnica. Indispensabile è la forza che deve essere superiore a quella dell’avversario che incontri. La tecnica serve ma i tempi sono talmente ridotti che non hai tempo per attuarla. Devi decidere in pochi secondi cosa fare. C’è un grossissimo sforzo al primo impatto, l’importante è resistere a questo.
Come si svolge un incontro?
Un incontro dura qualche decina di secondi di norma. Al via ci si scaglia contro l’avversario cercando di buttarlo a terra o fuori dal cerchio. La regola dice che perde chi tocca terra con qualsiasi parte del corpo che non siano i piedi.
Quanti tornei disputi in un anno?
Dipende. Ci sono tornei nazionali, campionati europei e del mondo. Comunque sempretre-quattro gare come preparazione. Ribadisco che spesso non facciamo certe gare per mancanza di fondi, e questo mi dispiace.
Una delusione sportiva?
Quest’anno agli europei. Non dovevo andarci, poi mi hanno avvisato due giorni prima. Non ho avuto tempo di prepararmi e al primo incontro ho perso.
La vittoria più piacevole?
Il primo mondiale che ho fatto. Ho battuto il vice campione del mondo di allora, un russo. Era il terzo incontro della mia vita, ho sconfitto questo russo e ho saputo dopo che era così forte. Siamo caduti assieme e lui ha toccato per primo.
Cosa ti aspetti dal futuro sportivo?
Intanto vorrei vincere l’Open di America al quale parteciperò nel mese di aprile. Nonfaccio progetti a lunga scadenza ma punto a quello che arriva. Gli europei a metà giugno, i mondiali a Losanna.
Cosa diresti ai giovani che vogliono praticare Sumo?
Direi questo ai giovani: prima di tutto, visto che non avete tanta voglia di fare sport, venite a praticare il Sumo, come il judo o la lotta. È uno sport che ti forma, ti prepara, non è difficile. Allena tutti i muscoli e questo ti consente di praticare un altro sport quando decidi di cambiare.Lo ritengo utile, come ogni genere di sport, perché ti forma anche a livello comportamentale.
Quando iniziare a praticare il Sumo?
Dagli otto anni in poi è l’età giusta.
Hai pronto il chiodo per i pantaloncini
?Nel Sumo non c’è un’età precisa. Si può andare avanti fino a quanto si vuole. Non penso di ritirarmi per ora: mi piace insegnarlo e quindi è come se non abbandonassi mai. A livello agonistico spero di durare fino ai quaranta.
Dalla torre cosa butti? Mondiale o Olimpiade?
Mamma mia. Un domani che il Sumo fosse accettato alle Olimpiadi non avrei dubbi. Butto il mondiale.
In bocca al lupo campione.
Per maggiori informazioni su questo sport www.sumo.it o www.fijlkam.it
Sergio Biagini