In occasione della mostra fotografica ‘Gli alberi della speranza”, organizzata dall’Associazione Aforisma, con il contributo della Provincia di Milano, il 13 gennaio 2007 si è svolta una tavola rotonda, presso l’aula magna della Facoltà di Agraria, a Milano, con il proposito di avviare alcune riflessioni sull’area di Lambrate. L’occasione è stata offerta dallo studio compiuto dal fotografo Maurizio Tassinari sugli alberi che ornano il Viale delle Rimembranze di Lambrate. I platani che furono messi a dimora intorno agli anni ’30 onorano la memoria dei cittadini di Lambrate caduti nella Prima Guerra Mondiale. La tavola rotonda, a cui ha fatto seguito anche la rappresentazione di una pièce teatrale, a ricordo di Don Milani, a cura della Compagnia teatrale il Trebbo, ha avuto il pregio di raccogliere contributi diversi sul tema della pace, della storia, del territorio e dell’urbanistica proposti dai relatori, fra cui Irene Buzzi Donato dell’Associazione Aforisma, Andrea Savi, dell’Accademia della Pace, Emanuele Tortoreto del Politecnico di Milano, Claudio Longo dell’Istituto di Botanica dell’Università Statale di Milano. In particolare, il testo che viene qui proposto, nei suoi termini essenziali, si riferisce al contenuto della relazione presentata dalla scrivente in sede dello stesso incontro.
La finalità era quella di presentare un excursus storico urbanistico sullo stato del quartiere di Lambrate a partire dagli anni 20 del XX secolo. Si è preferito risalire indietro nel tempo, accennando alle fasi costitutive del borgo in epoche remote. Questo lavoro ha dato anche l’occasione di impostare alcune considerazioni sulla stessa storia urbanistica di Milano che, per ovvie ragioni, è intimamente connessa a quella del nostro quartiere. Lo sguardo sul territorio ha fornito inoltre la possibilità di affrontare un argomento importante per la sua amministrazione: la pianificazione urbana e territoriale non deve dimenticare i segni della memoria. Questo tipo di attenzione può qualificare il progetto sulla città se si arriva ad attivare tutte quelle azioni necessarie a conservare gli elementi storico culturali presenti in essa, a promuoverne la conoscenza, e a non cancellare le potenzialità espresse dai contesti territoriali ed ambientali, sapendo coglierne le vocazioni. Ciò può significare anche favorire il radicamento dei cittadini nei confronti del proprio territorio, creando un ambiente migliore, in cui ci si possa riconoscere e in cui si possa vivere responsabilmente.
Il punto di partenza può essere fornito dalla osservazione delle suggestive fotografie di Maurizio Tassinari sui Platani del Viale delle Rimembranze. Queste immagini mirabili di alberi ritratti nei particolari delle foglie e delle cortecce, in cui si evidenzia l’organicità connaturata ad esseri viventi che crescono, si trasformano e che portano su di sé i segni lasciati dal tempo, suggeriscono un parallelismo con lo studio della città che, come un organismo vivente, cresce, si modifica, si differenzia e moltiplica le sue funzioni.

Fotografia di Maurizio Tassinari
Lo strumento principe di questa ricognizione è la cartografia. Attraverso la cartografia si dimostra come il borgo di Lambrate si sia mantenuto immutato, con le sue caratteristiche d’impianto originario, fino ai primi del ‘900, per poi essere inglobato in Milano nel 1923 e diventare, nel secondo dopoguerra, importante sede di impianti industriali.Lo studio affronta prima una ricerca di carattere storico sulle origini del quartiere, poi si sofferma sulle trasformazioni che hanno riguardato l’area attraverso i primi piani regolatori di Milano, infine svolge delle osservazioni sullo stato attuale dei luoghi.
Il quartiere di Lambrate si trova oggi inserito all’interno della zona 3, “Venezia Città Studi e Lambrate”.
È stato necessario circoscrivere l’area di analisi intorno a quello che è considerato il nucleo storico di Lambrate, racchiuso urbanisticamente fra il confine del quartiere Ortica a Sud e l’area a nord occupata dai complessi Carnia/Feltre e Parco Lambro, nonché dal rilevato ferroviario a ovest.
A nord il limite del quartiere è determinato da Via Rombon, a ovest dalla ferrovia, a sud da Via Crespi, a est, oltre il fiume Lambro e la tangenziale, dal confine con l’abitato di Segrate. Naturalmente questa delimitazione non esclude la considerazione dei rapporti che le altre località contermini intrattengono con Lambrate: Casoretto, Rottole, Cimiano, Crescenzago, Carnia – Feltre, Ortica e Cavriano.
La storia del quartiere è legata al suo fiume. È doveroso iniziare questo percorso parlando del Lambro, preziosa fonte di vita per tutta l’area a est di Milano, unico fiume milanese che sbocca direttamente nel Po, oggi purtroppo trascurato e negletto al punto da essere quasi nascosto dall’incalzare tumultuoso dell’urbanizzazione. Eppure nel passato molte erano le attività favorite dalla presenza di questo corpo idrico, tra le quali la pesca e la navigazione.
Secondo alcuni studiosi l’insediamento a Lambrate ha un'origine antichissima. Plinio il Vecchio, I secolo a.C., nella sua opera,“Storia Naturale” cita il fiume Lambrus o Lamprus, riferendosi alle trasparenza delle sue acque. Lambrate prende infatti nome da Lambro.
La località, per la fertilità della terra e per l’abbondanza delle acque, vide infatti il passaggio, fin dal VI–V secolo di popolazioni galliche, e dal 222 a.C. fu inserita nella sfera della conquista Romana, come dimostrerebbero alcuni rinvenimenti archeologici trovati nell’area stessa. Passati i secoli delle invasioni barbariche e dell’avvicendarsi di stirpi quali Goti, Longobardi, Franchi, che lasciarono impresse nel territorio le tracce dei loro stanziamenti, la zona vide una progressiva rinascita grazie all’opera assidua e tenace degli ordini monastici.
A partire dal XII secolo, i monaci Umiliati, stanziatisi a Monluè, Linate e Viboldone e i Cistercensi di Chiaravalle, impresseroai territori in prossimità dei fiumi, Lambro e Vettabbia, il carattere agricolo, rimasto immutato fino ai primi anni del 1900.
Interessante a questo proposito osservare la ricostruzione dello storico Giulio Giulini che ci ha lasciato un quadro dell’ipotetica disposizione territoriale degli insediamenti nell’area orientale milanese nel medioevo: si può notare la collocazione delborgo di Lambrate sulla strada per Plautellum (Pioltelllo)
Dalle fonti storiche, si sa con certezza che il borgo di Lambrate fu popolato dai profughi milanesi di Porta Orientale e di Porta Nuova, in quel luogo esiliati dal Barbarossa nel 1162, dopo la distruzione della città. Prova ne è il famoso affresco della Madonna delle Grazie nella Chiesa dei SS Faustino e Giovita all’Ortica, (di cui ha parlato Riccardo Tammaro in Tre n. 9, ottobre 2006)
Nel 1182 alcuni dei milanesi deportati fecero dipingere all’interno della Chiesa dei SS Faustino e Giovita all’Ortica, un affresco con l’immagine della Madonna e del Bambino, per implorare la grazia della pace e di ritornare liberi in città. Nel 1183, con la Pace di Costanza, la loro preghiera venne esaudita.
Nel 1979, durante lavori di restauro dell’affresco conservato nella Chiesa all’Ortica, fu rinvenuto un graffito sulla parete sottostante l’immagine della Madonna.
Il testo dell’iscrizione dice: ”Questa immagine è preghiera, o Signore, l’anno 1182 il 12 del mese di aprile, per ottenere la clemenza di Dio”. Il graffito è fonte di informazioni sulle condizioni di vita degli abitanti di quei tempi: vi è il profilo di un uomo dalla cui bocca escono un’anguilla e alcune anatre. La vita sul fiume Lambro si basava sulla pesca e sulla caccia nei canneti.
La “Carta dei dintorni di Milano”disegnata da Giovanni Battista Claricio nel 1600, è una delle prime mappe in cui appare l’assetto del borgo diLambrate, diviso in due frazioni: Lambrà, (con quattro casette) e Lambrà di sotto (con sei casette).
La città di Milano è lontana, fisicamente ben separata dal territorio circostante dal limite urbano costituito dai bastioni. Il rapporto città campagna è ben evidenziato in questa carta che contrappone alla città un contado in cui piccoli borghi rurali si dispongono sul territorio in armonia con i caratteri naturali di esso, lungo i corsi d’acqua, i fiumi,le rogge,i fontanili, alternandosi a campi agrari e a boschi. Compaiono numerosi mulini, cascine, chiese ecampanili.
La disposizione caratterizzante il borgo di Lambrate rimane la stessa complessivamente anche nella cartografiadella prima metà dell’ottocento.
La rappresentazione grafica della zona orientale di Milano, desunta dalla Carta topografica redatta da Giovanni Brenna nel 1833, mostra il borgo di Lambrate, diviso in due frazioni, superiore e inferiore, collegate da un asse viario, orientato nord sud, corrispondente alla attuale Via Conte Rosso.
Nella topografia del 1833 si evidenzia la massima leggibilità delle caratteristiche territoriali e delle infrastrutture stradali. Tre strade si dipartono dalla parte est della città, ancora racchiusa dalla cerchia dei bastioni: la Paullese a sud che passa per Calvairate per dirigersi verso Cremona, la Rivoltana che passa per la Cascina Acquabella verso Brescia e la Cassanese che passa per Lambrate di Sopra.
Sia la Rivoltana che la Paullese avevano inizio, già in epoca romana, dalla porta argentea (Orientalis, ora zona S. Babila).
Una terza strada (non di origine romana ma della seconda metà del sec. XII) si inseriva in questa porzione di territorio. Era quella del Naviletto o di Monluè, (attuale Corso di Porta Vittoria) che conduceva alla omonima località.Il percorso, adiacente alla via d’acqua (il Naviletto) nasceva secondo un ambizioso progetto che prevedeva la navigazione dal Lambro fino al Po.
Le prime modificazioni importanti nella zona di studio si ebbero con la costruzione delle ferrovie.
Nell’incisione della “Pianta della Città di Milano e suoi contorni pel circuito di tre e più miglia”, di Antonio Bossi 1850, si osservano le nuove linee ferroviarie, tra cui la Strada ferrata Ferdinandea passante per l’Ortiga.La linea ferroviaria proveniente dalla stazione di Porta Nuova tagliava a metà il Lazzaretto, proseguiva fino al bivio dell’Acquabella, (area dell’attuale piazzale Susa), dove si incrociava con il tracciato proveniente dalla stazione di Porta Tosa, formando una specie di triangolo, per poi diramarsi verso sud e verso est.
Nella cartografia dell’Istituto Geografico Militare, 1888, (di poco posteriore alla Carta di Brenna) le uniche variazioni significative dell’assetto territoriale, all'esterno della Porta Orientale (attuale Porta Venezia), sono costituite dalla realizzazione della strada ferrata. La Zona di Lambrate rimane ancora estranea ai cambiamenti in corso nell’area, riferibili ai processi di sviluppo comportati dalla valorizzazione della direttrice che partiva dalla Porta Orientale. Manuela Oglialoro
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