Straordinario è l’edificio e i suoi abitanti/2

La casa liberty di via Moretto da Brescia 9 non ha ancora finito di raccontare la sua lunga e appassionante storia. L'avevamo lasciata al momento della sua prima metamorfosi, da cartografia a centro nevralgico della CGD di Ladislao Sugar.
La casa discografica vantava campioni del calibro di Massimo Ranieri, i Camaleonti, Caterina Caselli (che sposerà il figlio di Ladislao, Piero, e il cui figlio Filippo regge oggi le redini del gruppo Sugar). E ancora: Gigliola Cinquetti, Riccardo Del Turco (“Luglio/col bene che ti voglio/vedrai non finirà”), Tony Del Monaco, i Rockets, Renato dei Profeti, Pooh e Mario Tessuto, che nel 1969 avrebbe venduto un milione di copie di Lisa dagli occhi blu . Il via vai di artisti in casa Sugar portò una ventata di aria nuova nella zona, tradizionalmente residenziale, anche se oggi è difficile pensare che nel tranquillo bar della pacifica via Colombo si fermassero, per un panino tra una registrazione e l’altra, Massimo Ranieri o i Pooh.

Ma è arrivato il momento di introdurre un nuovo protagonista di questa storia, artefice delle sorti della casa di via Moretto da Brescia negli ultimi trent’anni. Franco Crepax, fratello del celebrato disegnatore Guido, era a quel tempo un grande talent scout nella musica leggera. D’altra parte, la musica doveva appartenere al Dna familiare, visto che il padre Gilberto era stato primo violoncello della Scala e del Teatro la Fenice di Venezia. Franco aveva già dimostrato di avere fiuto per il talento, prima alla Voce del Padrone e poi alla Ricordi, dove aveva contribuito al lancio di Bindi, Paoli, Jannacci, Tenco, Endrigo, Ricky Gianco. Nel 1961 fu assunto alla CGD come direttore, e negli anni successivi scalò tutti i gradini della scala gerarchica fino a diventarne amministratore delegato. L’anno chiave per la nostra storia è il 1973. La casa di via Moretto da Brescia va ormai stretta a Sugar, che trasferisce le sue attività in via Quintiliano dove tutt’ora ha sede la Edizioni Suvini Zerboni, società di edizioni musicali del gruppo Sugar.
L’imprenditore ungherese dà mandato a Crepax di liquidare l’immobile, e l’affare è presto fatto con l’Università di Milano, sempre a caccia di nuove sedi per aule e laboratori. Ma la vendita riguarda gli spazi industriali dell’edificio, non la residenza, che sarà proprio Crepax a rilevare per la propria numerosa famiglia.
I destini di Crepax e Sugar si separano nel 1986. Appena qualche anno prima, il Corriere della Sera aveva dedicato un'intervista a Franco Crepax intitolandola “Il numero uno della musica leggera”.

Oggi la casa di via Moretto da Brescia racchiude tra le sue pareti un raro concentrato di talenti. Franco, il capostipite, nel 2004 ha anche pubblicato un’autobiografia dal gusto dolceamaro (Grazie Mac, Ponte alle Grazie) con cui rievoca le fasi più importanti della sua vita e insieme tratteggia in brevi efficacissimi lampi la storia del nostro passato più recente, dal fascismo al boom economico, all’era berlusconiana della pubblicità. Sono bozzetti intensi, a volte sapidi, a volte venati di pacata malinconia: il praticantato da avvocato, subito abortito; le esilaranti poesie ermetiche dei vent’anni (“Cibandosi/di rimasugli”); gli esordi come radiocronista a cachet al Gazzettino Padano; l’ascesa nel mondo della canzone fino alla crisi del disco a metà degli anni ‘80; le parole di Drupi, colte al volo dietro una porta, appena un paio d’anni fa: “Quello era uno dei più grandi”.
La moglie di Franco, Luciana, è anglista e traduce gialli e romanzi storici; tra i suoi autori basti citare David Barldacci Ford, Ed McBain e Michael Chabon. Quindi i figli: Nicola, docente universitario di storia economica; Valentina, giornalista come il marito Gigi Zazzeri, caporedattore di D-la Repubblica delle Donne.
A poche centinaia di metri da casa Crepax vive la terza figlia, Margherita, slavista, traduttrice di Nabokov. E già si affaccia una nuova generazione di talenti capitanata da Alice, figlia di Valentina, pregevole illustratrice.

Negli anni la casa di via Moretto da Brescia è stata ulteriormente impreziosita con variopinti pavimenti in ceramica di Vietri e carte da parati floreali di William Morris, mentre il gusto eclettico dei suoi abitanti si riflette nelle rigorose poltrone degli Eames e nei fantasiosi lampadari Ingo Maurer. Sparse qua e là, inquietanti sculture oniriche in carta e metallo, opere giovanili del figlio Nicola.
Nessun segno apparente del fratello Guido, che oggi riposa nel famedio del Cimitero Monumentale, tra Giorgio Gaber e il campione di ciclismo su pista Antonio Maspes. Ma forse non è necessario evocarlo, in questa casa già così ricca di storia e di storie. E il futuro? Il futuro riserva altre sorprese, dato che la residenza di via Moretto da Brescia è stata recentemente messa in vendita e attende un nuovo proprietario. Dovrà essere qualcuno di speciale, con cui la bella casa liberty dal comignolo leonino possa iniziare una nuova vita che speriamo avventurosa e appassionante quanto quelle precedenti.
Valeria Andreoli