L'Isola di Quattro:
“Beautiful”, il mondo dell'anoressia ai tempi di internet
e l'esordio letterario di un giovanissimo scrittore

 

 

Andrea Scarabelli ha 25 anni, il suo primo libro, “Beautiful”, è uscito per la casa editrice milanese No-Reply all'inizio del 2008. Tanta l'attenzione da parte della stampa per il libro grazie ad un tema, quello dell'anoressia, che riapre molte ferite aperte nella coscienza sociale del paese. L'isola di Quattro ha incontrato Andrea per parlare del suo libro, ma anche della sua prima esperienza come scrittore e del suo percorso.

Sei giovane ma la passione della scrittura è iniziata presto per te...
Avevo 16 anni quando ho iniziato a scrivere. Racconti soprattutto, cercavo di esercitarmi e di dare una forma alla mia aspirazione. Ho tentato di entrare in contatto con il mondo dell'editoria, seguivo presentazioni e reading.
Poi il primo libro, “Beautiful” che tratta un tema controverso, quello dei disturbi alimentari, in particolare l'anoressia, ma in modo diverso.

“Beautiful” nasce da un lavoro durato quasi due anni. Una mia amica era ammalata, ma io non lo sapevo, non mi ero accorto di nulla, come molti altri attorno a lei. Volevo capire ed ho iniziato a documentarmi. La prima fonte è stata internet ed è lì che ho scoperto un mondo che non conoscevo

Il mondo “Pro Ana”
Esatto. Blog, siti, forum interamente dedicati a chi dice di scegliere l'anoressia come stile di vita. L'anoressia ti porta a mentire più di altre patologie, queste ragazze sanno di essere ammalate ma mentono a se stesse e agli altri. I forum, i blog in cui scambiarsi il conteggio delle calorie e i consigli su come dimagrirefino ad annullarsi sono una maschera, una forma di comunicazione fasulla con un mondo esterno che in realtà non esiste.

Come hai raccolto il materiale?
Ho visitato centinaia di siti, blog, forum, cercando di capire, di ascoltare senza giudicare. Poi ho parlato con molte di queste ragazze; alcune, anche se poche, le ho incontrate di persona nelle loro città. E' una realtà che esiste, mettere la testa sotto la sabbia non serve, è necessario capire, e poi eventualmente intervenire

Il libro ha avuto successo, viaggia anche in rete in tutta Europa. Come sei arrivato alla pubblicazione?
E' stato un caso. Ho conosciuto uno dei responsabili della casa editrice e gli ho parlato del mio lavoro, e così è nato il tutto. Ora, anche grazie a questo libro lavoro nel mondo editoriale. E' stato ed è faticoso arrivarci, ma se si è caparbi non è impossibile

Domanda di rito: consigli agli aspiranti scrittori?
Frequentare i posti giusti (ride n.d.r). Il mondo dell'editoria è un mondo chiuso, conoscere di persona i “protagonisti” è la cosa migliore. Però, ovvio, senza talento e passione non si arriva da nessuna parte. Quindi direi che fondamentale rimane la voglia di fare e di mettersi alla prova.

 

Internet- disturbi dell'alimentazione: quale rapporto?

Intervista a ChiaraSole fondatrice di MondoSole ( www.mondosole.com), Centro diurno per la cura e prevenzione di anoressia e bulimia.

Internet ha aperto una nuova possibilità di contatto e confronto fra ragazze che soffrono di disturbi alimentari: come giudica questo fenomeno?
Internet può essere molto prezioso per il mondo dei disturbi alimentari se punta a portare chi vive questo profondo male nella realtà. Il puro confronto tra persone che soffrono senza una mediazione, però, non porta a molto, anzi, si rischia di insegnarsi reciprocamente gli espedienti malati.

Molte persone tendono a nascondersi dietro ad un monitor proprio per il terrore di interagire con il mondo, la sfera sociale è una di quelle più colpite da queste malattie.

Siti, blog, video definiti “Pro Ana” si trovano facilmente grazie ai motori di ricerca: durante il suo percorso patologico ha sperimentato questa realtà?
Ho conosciuto questo mondo, ma non mi ci sono mai soffermata tanto. Soffrivo nel sentire anche il dolore delle altre persone, era sufficiente il mio. Quel massacro di gruppo era per me insopportabile. Ma sentivo anche l’esatto opposto: l’onnipotenza anoressico-bulimica che vivevo mi faceva sentire di non aver bisogno di nessuno.

Un sito o un forum nel quale scambiarsi consigli su come diventare “Pro Ana” che impatto può avere su una ragazza/o debole che cova già dentro di sé un disagio?
A mio giudizio i siti, i blog, i video “pro ana” e “pro mia” (bulimia) hanno un impatto terribile su tutte le persone che rischiano di ammalarsi o che comunque stanno già male, ed è proprio per questo che è bene parlarne, fare informazione, ma non pubblicizzarlo.

La dimensione anoressico-bulimica è un mondo a parte. E’ un mondo in cui ci si illude di tenere sotto controllo cibo e corpo, mentre invece è la malattia che controlla la persona. Io mi sentivo forte, mi illudevo di esserlo, ma poi ho compreso che non ero mai libera di avere pensieri lontani dai miei sintomi: cibo, calorie, corpo, percezione del mio corpo. E questi sono solo i sintomi della malattia. Gli espedienti attraverso i quali anestetizzavo il dolore che era sepolto dentro di me e che non volevo e non riuscivo a riconoscere.

La presenza di questi luoghi di aggregazione virtuali tra giovani che si dedicano all'anoressia come ad uno stile di vita (come loro affermano) pone un problema di carattere etico: come si dovrebbe intervenire?
Su due fronti: da una parte la censura, ma dall’altra queste persone vanno avvicinate coinvolgendo i familiari, dando loro consigli pratici e spiegando profondamente che cosa siano queste malattie.


Chi si imbatte per caso in questi siti può, secondo lei, cercare di mettersi in contatto con le ragazze e cercare di indurle a farsi aiutare?
Certo, può farlo, ma è necessario avere delle competenze. Può ad esempio indirizzarle verso altre realtà sempre via internet. Esistono forum e blog sani e propositivi. Raramente è bene parlare con chi soffre di queste patologie di come e quanto ci si alimenta e/o dell’aspetto ponderale: è meglio avvicinarsi parlando d’altro, come ad esempio l’aspetto umorale.

Federica Giordani

 

“Il corpo ideale” di Isabella Servello

Nella danza la concezione del corpo ricalca un canone estetico di estrema magrezza. Per questo le giovani donne che vi si dedicano con passione rischiano di incorrere in disturbi come anoressia e bulimia, perché lo sguardo della ballerina sul suo corpo è di costante e ossessiva attenzione.

La danza è un’arte effimera, perché trasmette emozioni momentanee soltanto attraverso il corpo in movimento dei ballerini sulla scena. Per questo il corpo femminile nella danza è sempre stato, fin dall’Ottocento, un corpo magro, plastico con una muscolatura essenziale e in evidenza, da due secoli un corpo per cui vale il binomio “magrezza-bellezza”.

Nel suo nuovo romanzo pubblicato da Gaffi Editore “Il corpo ideale”, Isabella Servello, scrittrice ed ex danzatrice, racconta la storia di una ballerina con una forte personalità che riesce a non cadere nella pericolosa trappola dei disturbi alimentari grazie all'istintività.

La protagonista è alle prese con una vocazione per la danza quasi incontrollabile. Il corpo che cambia diventa per lei motivo di depressione perché teme di non poter più rientrare nei canoni estetici della danza, in cui il punto d'arrivo è la naturalezza del corpo plasmato con sacrificio giornaliero e rigore assoluto. La protagonista riuscirà a superare questo momento critico seguendo fino in fondo la sua passione, una passione divorante che la porterà a conseguire un grande successo internazionale.

Simona Brambilla

La moda e le sue responsabilità

Sono tutti bravi a scandalizzarsi, a sollevare polveroni su una questione così spigolosa, ma quando si tratta di prendere posizione riguardo al problema delle modelle troppo magre, a quelle ossa sporgenti che calcano le nostre passerelle nella settimana della moda milanese, nessuno parla.

“Troppo magre” è riduttivo. Si sono viste ragazze trascinarsi, nel vero senso della parola, su tacchi spessi quanto le loro ossa, spettatori visibilmente preoccupati perché il disagio di queste modelle è sotto gli occhi di tutti.

Le giovani che sognano e scelgono di fare le indossatrici non dovrebbero essere obbligate ad aderire ad un modello finto come quello che viene loro richiesto. Finto perché donne così magre non sono sane, devono annullare se stesse e la loro femminilità in nome dell’arte che più di ogni altra, invece, dovrebbe esaltare la vera bellezza, la bellezza che esiste nella realtà.

Non vogliamo rendere banale un problema che invece è molto serio, ma stiamo parlando di un “gioco” in cui chi partecipa mette a rischio la propria vita. Eppure gli stessi che hanno deciso queste regole potrebbero dettarne di nuove, in fondo è solo moda, no?

Francesca Barocco