Imparentiamoci!
Conferenza stampa di Andrée Ruth Shammah per presentare la stagione 2008-2009 del Teatro Franco Parenti: mi aspettavo (anzi, tutti i giornalisti presenti si aspettavano) l’illustrazione di un cartellone teatrale, uno dei tanti, e di qualità, che i teatri della nostra città offrono.
Invece la Shammah ha spiazzato tutti e ci ha raccontato questi lunghi anni, ormai 12, passati da quando ha salvato uno spazio storico in condizioni disastrate dalla vendita per quattro soldi a qualche privato, fino ad oggi ed al termine della prossima stagione teatrale, quando, completati infine i lavori, un nuovissimo teatro e nuovi spazi culturali verranno inaugurati definitivamente (forse alla presenza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano) e “consegnati” alla città.
Perché questo ha voluto dire a tutti noi la Shammah: in tutti questi anni, lei si è spesa non per avere una sua sede teatrale (se lo avesse voluto, avrebbe comprato lei stessa il teatro, o ne avrebbe trovato un altro sicuramente in tempi più brevi e a costi sicuramente minori), ma per restituire alla città di Milano un luogo dove gli “spiritelli” di Eduardo De Filippo, di Strehler, di Franco Parenti, di Tadini e così via, ancora si aggiravano quando il teatro era chiuso.
Al termine di questi 12 anni, si conclude una storia, non la sua storia di regista che in questi anni ha rinunciato alla sua carriera, alla sua vita privata, per cercare risorse e realizzare questo spazio unico, irripetibile, perché resti alla città un Teatro intitolato a Franco Parenti, come c’è il Teatro Grassi e il Teatro Strehler, un teatro cittadino “che sappia di teatro”, che difenda i valori della storia del Parenti, “i fatti poetici e le fascinazioni”, “le esperienze uniche” che qui gli spettatori possono trovare, e che non troverebbero altrove.
E mentre con la sua passione ci raccontava queste cose, c’era fra tutti noi presenti sconcerto, incredulità ed anche commozione, come ci trovassimo di fronte ad un testamento.
Sentimenti che si sono stemperati quando ci ha assicurato che era ancora piena di progetti, che non si era al fallimento di un percorso, ma semplicemente alla fine, perché questo teatro restituito alla città deve continuare a vivere anche oltre di lei o inizialmente ancora con lei, se il Comune lo vorrà, libera però di tutta quella fatica personale necessaria per essere responsabile anche della gestione amministrativa della struttura del teatro.“Voglio tornare in una dimensione di normalità e occuparmi di teatro, di contenuti, di valori”, ci ha detto.
Non è mancato il “coup de theatre”, un momento di grande emozione: da una scatola di cartone coperta da una sciarpa che teneva sul tavolino, ha tirato fuori un calco del volto di Franco Parenti: “Il giorno dell’inaugurazione, la prossima primavera, il giorno della consegna del teatro alla città, metteremo questo calco dentro il muro di fondo della sala; secondo una usanza ebraica, dall’altra parte del muro, attraverso dei fori, verrannolanciati tre sassolini che rappresentano il passato, il presente ed il futuro.Io non sarò il terzo sassolino.”
Ecco, vi abbiamo raccontato tutto questo, perché “questo tassello del cuore della città” si trova nella nostra zona e ad esso tutti gli amici della cultura sono legati con affetto.E allora facciamo nostro lo slogan “Imparentiamoci”affinché questa stagione speciale sia una stagione di successo, quella da non perdere, perché “gli spettacoli di quest’anno sono il meglio di quello che so fare, sono esperienze uniche”, ci ha detto Andrée Ruth Shammah. E avendo, ad esempio, visto il secondo spettacolo in cartellone, “Ondine”, rappresentato in anteprima la scorsa stagione, posso semplicemente confermare.
Stefania Aleni
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