L’isola di QUATTRO
a cura della Redazione giovani
Questo mese L’isola di Quattro ha incontrato per voi Simone Ferrari, percussionista e componente della ‘band’ dei Vulcanica, residente nel quartiere Forlanini. Questo giovane musicista, nato nel 1987, ci ha raccontato il suo percorso di studio e formazione, tuttora in atto, la storia del suo gruppo, i Vulcanica, e le difficoltà che incontra un giovane artista nel consolidare la propria carriera.
Nel mare delle piccole e medie editorie, in cui stiamo navigando, abbiamo scoperto due libri (di cui trovate le recensioni nei box) che si intitolano “Il gesto musicale” di Luigi Morleo della Morleo editore e “Le percussioni” di Guido Facchin della EDT. Questi due libri descrivono da due punti di vista differenti il variegato e poco conosciuto mondo delle percussioni. L’intervista collettiva con Simone Ferrari è stata molto interessante e coinvolgente perchè ci ha aiutato a scoprire e a capire meglio questo ambiente; ci auguriamo di poter sostenere le aspirazioni di musicisti in erba grazie all’esempio della tenacia e della passione di Simone.
Simona Brambilla
Intervista a Simone Ferrari dei Vulcanica
Simone Ferrari prende le prime bacchette in mano a tre anni... un po' precoce
I miei genitori allora mi regalarono una batteria giocattolo, ho iniziato così, ma la vera passione è scattata al liceo, avevo 15 anni. Ho iniziato a suonare con dei gruppi di compagni, e da lì non mi sono più fermato.
Spieghiamo chi sono i “Vulcanica” a chi ancora non lo sa
Siamo un gruppo formato da 11 percussionisti ( 5 donne e 6 uomini - ndr) che ha iniziato la sua avventura artistica nel 1994 grazie ad una idea di Mario Zimei. Io sono entrato nel gruppo nel 2005, è stato Mario a propormelo mentre mi faceva lezioni di batteria.
Suoniamo su materiali alternativi, come i bidoni industriali, ma la nostra ricerca di nuovi strumenti è sempre in corso: cerchioni di auto, scale, barre di metallo. L'importante è che siano materiali che mai si penserebbe possano produrre musica e invece...

Invece la musica la fate, eccome. Come definiresti il vostro sound?
La nostra è una musica tribale, aggressiva. Ascoltare un nostro concerto è un'esperienza particolare, prende allo stomaco, coinvolge la parte più emozionale dell'ascoltatore che diventa partecipe della nostra musica e di quello che vogliamo esprimere attraverso la musica e le coreografie. Il messaggio nella musica è fondamentale. Io ci credo molto: non conta quello che suoni ma come lo suoni e che cosa vuoi dire. Sperimentare, cercare alternative nell'arte di fare musica è importante, bisogna provarci.
Parliamo un po' di te ora. Sai che noi ci dedichiamo ai giovani talenti, alla loro strada verso il successo...
E' una strada dura, in salita. Bisogna studiare, applicarsi. Ma non significa solo chiudersi in casa a studiare, fare esercizi isolandosi. Il mondo della musica va conosciuto, affrontato. Fare esperienze, non precludersi nessuna strada è fondamentale. Io sono agli inizi del mio percorso ma sto vivendo un'esperienza bellissima con i Vulcanica.Io non voglio avere rimpianti, devo provarci. Voglio fare il musicista e se mi guarderò indietro non voglio dire a me stesso: “Forse potevi fare di più”.

Quanto è impegnativo dire “Voglio fare il musicista da grande”?
Tanto (sorride). Nel nostro paese c'è un limite grosso a tutte le attività di carattere artistico. Vivere facendo arte, di qualsiasi tipo, qui è praticamente impossibile. Tutti ti guardano come un “mantenuto”, un sognatore, come qualcuno che non vuole fare fatica. Ma questo approccio è sbagliato: nel resto d'Europa e in America la gente vive facendo musica. Ci sono delle università specializzate e riconosciute, come la Berkeley in California dove ci si laurea in musica. In Italia le alternative sono due: o fai lezioni private oppure vai in quelle pochissime scuole come la Civica Scuola di Jazz a Milano (www.scuolecivichemilano.it) per fare dei corsi. Ma non c'è riconoscimento legale. E' dura, insomma, ma se uno ha passione va avanti.
E' arrivato il momento dei consigli ai giovani aspiranti musicisti come te: ai batteristi ma non solo
Studiare, applicarsi, e fare. Attivarsi per conoscere persone, suonare con più gruppi, non chiudersi nessuna porta, ma soprattutto crederci ed essere motivati. Un'esperienza interessante è anche quella dei campi estivi musicali (Per informazioni si può chiedere anche al proprio comune di residenza -ndr).
Come sarà il futuro di Simone?
Non lo so (sorride). Per ora, finito il liceo, mi dedico alla musica. Di una cosa sono sicuro però, non vorrei rimanere in Italia, il mio futuro lo vedo lontano da qui.
“Le percussioni” di Guido Facchin
Fondatore del “Támittam Percussion Ensemble”, il progetto nato nel 1986 per omaggiare il celebre compositore Lou Harrison, Guido Facchin è autore di un corposo manuale sulle percussioni considerato tra i più autorevoli e completi nel panorama dell’etnomusicologia moderna. Ripubblicato nel 2000 - la prima edizione è del 1989 - con la casa editrice EDT il libro contiene preziosi consigli, illustrazioni e spiegazioni sulle tecniche e sugli strumenti che compongono l’eclettico mondo delle percussioni.
Contestualizzando l’antica arte di “far musica” nelle diverse epoche e nelle differenti realtà sociali il maestro Facchin si occupa dell’orchestra, del pianoforte, dello zimbalon ungherese e del salterio. Non manca anche uno sguardo al complesso e agli strumenti di uso popolare, spesso dimenticati quando si parla di teoria musicale. Tra gli innumerevoli pareri entusiasti sul manuale quello del giornalista e musicista Mario A. Riggio sintetizza forse al meglio il valore dell’opera. Nel 2001 sulla rivista “Percussion”i Riggio scrive: “(…) Un libro che non esitiamo a definire l’opera omnia sull’argomento, un lavoro enciclopedico, storico e didattico allo stesso tempo. (…) Il lavoro di Facchin è ciclopico e - a quanto risulta -l’unica opera al mondo così completa, uno strumento fondamentale per chi insegna o studia batteria o percussioni, nonché un testo fondamentale per i corsi di percussione al conservatorio”.
Dunque un manuale dalla ricchezza infinita, di quasi mille pagine, dedicato a chi vuole conoscere e approfondire una tecnica primordiale e allo stesso tempo attualissima, ma anche una preziosa fonte di confronto e crescita per coloro che, già musicisti, amano assaporare nuove atmosfere sonore.
Chiara Orlandi
IL GESTO MUSICALE - origini e culture-
Il suono delle percussioni parla alla parte più viscerale dell’uomo, a quella più primitiva, è legato alla nostra evoluzione, è il prodotto di un gesto antico quanto la nostra specie. La percussione è il primo gesto musicale, il tam-tam delle prime comunicazioni. Rabbia e gioia si fondono dentro un gesto che in sé non è né violento né dolce, è un gesto, però, musicale.
Questo libro, edito dalla casa editrice Luigi Morleo Editore di Bari, si propone di indagare il rapporto tra il gesto-comunicazione e gli strumenti a percussione, evolutisi nel tempo per assecondare le esigenze dell’uomo.
Facendo riferimento all’etnomusicologia, ossia quella branca della musicologia e dell'antropologia che studia le tradizioni musicali orali di tutti i popoli, quindi sia la musica popolare sia colta, l’autore ed editore Luigi Morleo, docente di Strumentazione e Orchestrazione di Musica per Film al Conservatorio "N. Piccinni" di Bari, tratta dell’origine degli strumenti a percussione, delle culture e dei comportamenti ad essi legate, del gesto percussivo e dei significati di cui è portatore.
Francesca Barocco
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