Professione rapper

Vincenzo da via Anfossi, da scatenato writer a musicista “contro”
“Con i miei dischi voglio liberare la gente dalle gabbie dei pregiudizi”

 

Nato e cresciuto nelle case popolari di via Anfossi, da qui il nome Vincenzo da via Anfossi, il personaggio che incontriamo oggi è salito alla ribalta grazie ad un tipo di musica particolare: il rap. Derivato dal funk, dal gospel, dal soul e dal blues, il rap nasce negli Usa negli anni 70 e si espande nel mondo sia come corrente musicale sia come fenomeno culturale. La musica consiste in una serie di versi ritmati, rime baciate che il rapper esegue su un sottofondo musicale prevalentemente percussionista e i testi affrontano tematiche perlopiù sociali o “raccontano” la vita di ogni giorno. Questa in breve la storia del rap, prima di tornare al nostro amico che davanti a una tazza di caffé ci racconta la sua storia, la sua crescita musicale, i suoi pensieri.

Quando Vincenzo scopre il rap?
“Attorno alla metà degli 80 quando in Corsia dei Servi c’erano dei ragazzi che ascoltavano musica elettronica fine anni 70. Mi piaceva la musica, come ballavano e mi sono avvicinato a loro. Un luogo dove sono passati Jovanotti, gli Articolo 31 e Neffa, che può essere considerato il tempio del rap milanese”.

Hai cominciato per strada, si può dire.
“Il rap si sviluppa per strada e trae spunti dalla strada.Il mio modo di fare rap parla di quello e, nonostante la crescita musicale, quando scrivo i testi mi riferisco sempre a quello che vivo, ai fatti che accadono, alle situazioni sociali che ci sono, prendo spunto dalla realtà quotidiana. Per me il rap è raccontare con originalità perché se imiti qualcun altro non sarai mai te stesso. Ho studiato batteria con De Piscopo, ma dopo sei mesi ho cambiato. Non mi sento musicista. Se mi passi il termine, mi sento più un giornalista, preferisco raccontare che suonare. Quando scrivo faccio sempre dei flashback di quella che è stata la mia crescita e questo mi dà la responsabilità di scrivere in un certo modo, di non dare messaggi negativi anche se porti la realtà di Milano che a volte è violenta”.

È un luogo comune associare rap e violenza?
“Sì assolutamente, forse questo accade negli States. Il mio modo di fare rap può sembrare violento, forse, ma è violenza di reazione. Dico quello che sono certe situazioni quotidiane e per dirle lo faccio con rabbia”.

È solo scena salire sul palco con un piede di porco?
“È un gesto di rottura e un pezzo della mia vita.Io vengo da una situazione difficile, con scelte poco legali e certe cose me le sono prese con il piede di porco. Con questo oggetto oggi salgo sul palco per far capire che le svolte nella vita non sono sempre dove ci aspettiamo, voglio dimostrare che la musica mi ha portato fuori da una certa situazione. Però rimango quello di sempre: il Vincenzo da via Anfossi”.

Palcoscenico: i primi passi?
“Il mio primo palcoscenico è stata la strada. Nell’Hip hop uno cresce con il quotidiano. Il primo impatto di Vincenzo sul palco è stato nelle jam session dove arrivi, fai improvvisazioni e ti sfidi con gli amici. Capannoni o teatri, ma anche in Marinai Italia con gli altri: fai partire la musica e via con le parole. Adesso faccio parte di uno dei gruppi più riconosciuti a livello nazionale, e che comprende altre formazioni. Si chiama Dogo Gang ed è un collettivo che raccoglie questi gruppi o gente che non fa Hip hop ma sono amici, amici veri, veri fratelli”.

Questo tuo modo di fare rap che pubblico attrae?
“Un vantaggio del mio rap è che il pubblico non è di nicchia, non raccoglie solo chi segue la cultura Hip hop. Nei nostri concerti trovi di tutto: l’impiegato, il ragazzino che ascolta musica rock o il punk perché il nostro modo di scrivere è più vicino alla realtà anche di persone che, al di là dal genere musicale preferito, vengono comunque ad ascoltarci. Dal migliaio di persone che una volta seguiva questo genere di musica, il numero è cresciuto notevolmente perché il rap non è musica di “stagione”, che finisce nel breve. È una realtà, un genere musicale che è sempre, come dire, up to date. Una musica che non scade”.

Abbigliamento e rap. C’è un nesso?
“Sì, c’è un abbigliamento che segue la cultura Hip hop. Ci sono marche che seguono questa linea e negozi che vendono questi abiti. In certe mie canzoni ho parlato ad esempio dei pantaloni larghi ma non perché fanno moda ma per dire prendili larghi e crescici dentro in tutti i sensi”.

Quante band ci sono attualmente?
“Molte, perché molti giovani la sentono come la loro musica. Ci sono poi contatti con altri paesi come Francia e Germania e attraverso questi incontri ci scambiamo idee, si collabora. I vari gruppi non sono a sé stanti; alcuni suonano con altri, ci si scambiano i componenti e poi è normale avere partecipazioni nei dischi. Ti arricchisci: impari da loro e loro da te”.

Di cosa parli nelle tue canzoni?
“La musica mia si rifà solo a quello che ho visto o vissuto, scrivo delle mie esperienze personali, delle cose positive e negative. Credo che sarà sempre questo il filo conduttore della mia carriera. Come dicevo prima la musica non mi ha staccato dalla strada, ma mi ha fatto capire che ci sono altri valori. Quello che faccio oggi è completamente diverso da quello che facevo prima.”

Come vedi i ragazzi di oggi?
“Li vedo come sono da quando esiste il mondo; non vedono l'ora di dimostrare che sono grandi e spesso questo li porta a commettere errori, la mia paura più grande è che si rifacciano a quelli che considerano i loro idoli, questo è un aggettivo che mi viene attribuito spesso ultimamente, ma la questione è che ho dovuto fare delle scelte causa forza maggiore, ho conosciuto la Questura di Carlo Poma prima dei 14 anni, poi ho imparato tantissimo dagli errori commessi dai grandi della mia zona. Per capire che il fuoco scotta non devi per forza metterci su la mano; spero che i giovani di domani comprendano che in questa società niente è scontato e che pensino prima di fare qualcosa di sbagliato, ma non posso neanche essere troppo ottimista”!

Vincenzo, per un certo periodo, ha fatto il writer creativo, come si definisce: non per imbrattare ma per esprimere le proprie idee, sentimenti. Lo considera un movimento, una corrente artistica, mentre spesso il problema viene chiuso nel parolone vandalismo solo perché il writer non rende economicamente. “Se il writer facesse guadagnare qualcuno sarebbe giusto, se passa un tram o un treno con la pubblicità va bene perché è sponsorizzato; se invece io o un writer dipingiamo, non imbrattiamo teniamo presente la differenza, un treno o un tram è vandalismo.Perché – polemizza Vincenzo - nessuna multinazionale ci guadagna da questo. Se penso a Parigi dove i writers sono stati coinvolti dal Comune ottenendo spazi per loro! e se vai a Parigi trovi quelli che nel gergo chiamiamo i wall of fame. Oggi non dipingo con la stessa frequenza di prima, ma ogni tanto mi viene la voglia”.

Tornando al discorso musicale hai già prodotto dei cd, vero?
“All’inizio ho partecipato a molti progetti che hanno avuto riscontri positivi sul mercato poi a gennaio è uscito il mio primo disco “L’ora d’aria”.Dal titolo si capisce che le tematiche sono particolari, ovvero le gabbie che si chiudono attorno a noi ogni giorno. Sono le gabbie della discriminazione verso i meridionali o gli extracomunitari, le gabbie sono i preconcetti verso chi abita nelle case popolari o che se non hai un certo vestito sei fuori, come ai miei tempi i paninari. Scrivendo i miei testi ho pensato di eliminare certe barriere, uscire dalle mie gabbie, prendermi un’ora d’aria. Uscire dalla gabbia, che non è nemmeno una metafora, uscire da quelle gabbie che la società ti crea attorno. Anche quando salgo sul palco mi prendo un’ora d’aria e penso di darla a chi mi ascolta. Molti ascoltando i miei dischi mi dicono di tirarsi fuori da quello che è il quotidiano e che le mie problematiche sono a volte più concrete di quelle di chi mi ascolta”.

Progetti futuri?
“Dopo il mio disco ne è uscito un altro con il collettivo Dogo Gang dal titolo Benvenuti nella giungla. Altro progetto che vorrei promuovere è il disco del rapper Marracash. Poi ci sarà sicuramente Roccia 2 per Natale e infine sto lavorando al secondo cd che uscirà nel 2009”.

Le esibizioni di questa estate?
“Diverse: ho girato un po’ per l’Italia dopo alcuni concerti a Milano. Recentemente sono stato ad Agadir in Marocco per un concerto live in un villaggio e agli inizi del mese mi sono esibito, sempre live, a Siracusa. Il 19 a Milano terrò un altro concerto. Chi volesse conoscere le date dei miei concerti può andare sul mio sito, dove si possono ascoltare anche spezzoni dei miei brani: www.myspace.com/vincenzodaviaanfossi”.

A riprova del successo che Vincenzo sta riscuotendo qualche fan writer ha modificato una targa stradale: cancellato il nome Augusto ha “taggato”, come si dice in gergo, sostituendolo con Vincenzo da. Ciao zio.

Sergio Biagini