Via Lomellina: il calvario non è finito

 

Sono passati due lunghi anni da quella tragica sera del 18 settembre 2006 in cui l'edificio di cinque piani di via Lomellina 7 esplose a causa di una fuga di gas, ma quasi nulla è cambiato. Le macerie restano ad ingombrare la strada anche se coperte da pannelli di legno e metallo e lo scheletro della casa sventrata ricorda a tutti la disastrosa fatalità di quell'evento.

Questa estate su uno dei muri che coprono le macerie alla vista dei passanti è spuntato un cartello, ormai scolorito, sul quale si legge : “Finalmente si riparte... 14 luglio 2008. Inizieranno i lavori di ricostruzione per la nostra casa”. Un ottimismo, da parte del Comitato di via Lomellina, che faceva ben sperare, ma che, a ferie concluse, ha lasciato spazio ad un'amara constatazione. I lavori riprenderanno ma a singhiozzi e con un budget limitatissimo, solo 100.000 euro, come spiega il progettista del piano di riqualificazione, l'ingegnere Alessandro Turscello.

Ma partiamo dall'inizio e cerchiamo di ricostruire l'intera vicenda. Dopo il crollo della palazzina sotto le cui macerie rimasero uccise quattro persone, tra cui il piccolo Francesco Orlando di 7 anni i cui genitori gestivano una tabaccheria proprio sotto il palazzo, i condomini fecero fronte comune denunciando la A2A (ex AEM) di non essere intervenuta per le ripetute segnalazioni di forte odore di gas che si sentiva periodicamente negli appartamenti e lungo le scale del palazzo.

La causa si è conclusa con una archiviazione chiesta dal pm Luigi Orsini che ha stabilito che la causa di quella esplosione fu una manomissione volontaria dell'impianto gas da parte di una donna, Esmeralda Sfolcini, che avrebbe tentato il suicidio dopo essersi imbottita di barbiturici.

Dopo una lunga attesa i condomini sono riusciti ad ottenere che l'assicurazione coprisse per ogni abitazione gli indennizzi di ricostruzione. Il preventivo totale di spesa per la riqualificazione della casa di via Lomellina 7 è di tre milioni di euro. Ma, come racconta l'Ing. Turscello, la cifra non viene erogata in un'unica soluzione e, per il momento, solamente 100.000 euro sono entrati nelle casse per la ricostruzione da parte di una società privata di Padova. Nel frattempo gli inquilini rimangono nella casa di piazzale Dateo in attesa di poter tornare nei propri appartamenti.
Gli interventi che verranno realizzati con la cifra già ottenuta serviranno solamente a mettere in sicurezza la scala A dell'edificio e ad evitare ulteriori crolli strutturali.

Insomma, intoppi burocratici impediscono l'esecuzione dei lavori che si preannuncia lunga. Intanto i passanti continuano a chiedere informazioni ai commercianti del luogo su quella casa distrutta e la ferita, ogni volta, si riapre.
Federica Giordani