CHI PERDE TROVA
ovvero: Oggetti smarriti a Milano

 

Dimenticare l’ombrello in tram o in treno è il minimo che possa capitare a una persona mediamente distratta! Una volta saremmo corsi all’Ufficio Oggetti Smarriti quasi sicuri di ritrovarlo. Oggi pensiamo: “se lo sarà già fregato qualcuno!” e ne acquistiamo un altro per pochi euro dal primo venditore abusivo! Frutto del benessere e del consumismo? O dilagante sfiducia nel prossimo, in questo “mondo di ladri” (per dirla con Venditti) dove qualsiasi oggetto che non sia incatenato o chiuso a chiave sembra essere considerato da molti res nullius?! Difficile dirlo, ma è sicuramente un fatto che il cosiddetto “senso civico” (o, meno pomposamente, la solidarietà e la collaborazione fra cittadini) stia diventando merce rara. La questione è interessante e visto che l’Ufficio Oggetti Smarriti del Comune si trova proprio nella nostra zona, andiamo a fare quattro chiacchiere coi responsabili per vedere se le statistiche possono fornirci qualche lume in proposito.

Chieste le debite autorizzazioni per effettuare l’intervista ci rechiamo dunque in via Friuli 30 dove sorge un antico stabile a più ali con cortili interni. L’edificio è l’ex-calzaturificio Polli che da circa mezzo secolo è diventato di proprietà comunale. Molti ricorderanno che qui aveva sede l’Economato, coi magazzini per scuole e uffici, nonché un laboratorio per riparare macchine da scrivere e contabili e persino una sartoria per confezionare tende e tendoni per gli stabili comunali. Attualmente ospita la Civica stamperia, l’Ufficio Oggetti Smarriti (che vi si è trasferito nella prima metà degli anni ’90 dalla vecchia sede di Via dell’Unione) e il Comando dei Vigili Urbani che vi sta trasferendo parecchi servizi fino ad ora ubicati altrove (il settore contravvenzioni, l’annonaria e il servizio “cerimoniale”, per gli addobbi in occasione di feste e manifestazioni cittadine).

Seguiamo i cartelli indicatori fino al secondo cortile, saliamo al secondo piano ed entriamo in un piccolo atrio dove il pubblico viene accolto da tre impiegati dietro ad altrettanti sportelli vetrati; in questo ingresso – dove i cittadini possono portare o ritirare gli oggetti smarriti – sono collocati anche i reperti più comuni e di ridotte dimensioni (ombrelli, occhiali, mazzi di chiavi) per consentirne un rapido riconoscimento. Oltre l’ingresso, in un ampio locale di lavoro, incontriamo la dirigente del settore e la responsabile del servizio che, dopo ampi chiarimenti, ci affidano alla “memoria storica” dell’Ufficio, il signor Savino Terenzi che da ben trent’anni si prodiga, assieme a una decina di impiegati, per cercare di restituire ai legittimi proprietari ciò che hanno perso in giro per la città!

Cominciamo subito a chiarire come funziona la faccenda! Chi trova un oggetto e lo consegna a questo Ufficio viene invitato a compilare una scheda coi suoi dati e se ne va con la debita “ricevuta” attestante la natura dell’oggetto consegnato e un numero di protocollo. Se dopo un anno nessuno ha reclamato l’oggetto, questo diventa legalmente di proprietà di chi l’ha trovato e può essere ritirato entro i 60 giorni successivi esibendo la ricevuta. Trascorso questo ulteriore periodo l’oggetto diventa di proprietà comunale e sarà avviato alle aste pubbliche assieme ai beni sequestrati delle “civiche depositerie”.

Ma in questa città di distratti e disinteressati il servizio viene utilizzato eapprezzato o no?
A questo proposito il signor Savino snocciola dati insospettabili: qui ricevono mediamente una sessantina di persone e circa 250 telefonate al giorno. Dopo tutto i milanesi sono ancora fiduciosi! I milanesi? Ma qui le telefonate arrivano un po’ dappertutto, anche dall’estero. Turisti distratti, persone frettolose di passaggio, viaggiatori per lavoro, etc. che hanno scelto la nostra città per perdervi i loro beni: è arrivata una telefonata persino dal Venezuela!

D’accordo per chi “cerca”, ma chi è che “trova e porta”? Anche i singoli cittadini, certamente (le persone oneste e collaborative fortunatamente non si sono ancora estinte del tutto!), ma la maggior parte del materiale arriva da Enti pubblici, gestori di servizi e forze dell’ordine. Dall’ATM ci sono consegne giornaliere: al mattino i ritrovamenti effettuati sui mezzi di superficie, al pomeriggio quelli sulla metropolitana. E poi vigili urbani, carabinieri, poliziotti, tassisti, etc. Per quanto riguarda gli smarrimenti “ferroviari” inizialmente ci pensa l’ufficio distaccato presso la Stazione Centrale (con altri tre addetti) ma dopo qualche settimana anche quei reperti confluiscono in via Friuli. Gli aeroporti milanesi ovviamente si arrangiano da soli, ma data l’informatizzazione del servizio, l’Ufficio Comunale è stato contattato dai servizi aeroportuali per avviare uno scambio di dati e facilitare la ricerca di beni e documenti smarriti. Una macchina organizzativa non facile da gestire, insomma, ma che sembra girare piuttosto bene.

Ma vediamo allora cosa perdono milanesi e turisti oltre a ombrelli, occhiali e chiavi! Il signor Savino ci guida in un giro turistico dell’ampio magazzino che straripa di borse e borsoni, valigie e indumenti (giacche, giacconi, maglioni, scarpe … tempo fa è stato ritrovato anche un abito da sera con scarpe coordinate e un regalo ancora impacchettato!), biciclette, macchine fotografiche e strumenti musicali (attualmente c’è anche un enorme tamburo, ma di qui è transitato pure un contrabbasso). E ancora sacche da golf, una macchina per cucire, un televisore, una protesi per arto inferiore (sì, avete capito bene, un piede!) e in un angolo persino una lavatrice ancora imballata trovata dalla Polfer su un binario della Stazione Centrale!Ovviamente un mare di telefonini (sono gli oggetti meno cercati dai proprietari: evidentemente la gente non è per niente fiduciosa sulla possibilità di ritrovarli. Male, male! Tentate sempre!)… nonché una scaffalatura piena di tessere, documenti e portafogli. Anche quelli rubati e alleggeriti del “contante”? Anche quelli, anche quelli!, ma se i documenti consentono una sicura identificazione del proprietario, questo viene avvisato direttamente dall’Ufficio per posta. Talvolta arrivano anche soldi e gioielli … ma questi vengono ovviamente conservati al sicuro!

Prima di andarcene chiediamo al signor Savino se si ricorda di qualche caso originale o interessante per i nostri lettori. Lui fa la faccia pensierosa e finge di concentrarsi a lungo, ma poi gli aneddoti saltano fuori senza problemi. Evidentemente certi fatti non si dimenticano! Come il prosciutto crudo intero trovato anni fa su un mezzo dell’ATM! Normalmente i beni deperibili (tipo “borse della spesa”) non vengono presi in carico, ma in quel caso si fece un’eccezione e il “reperto” finì in un frigorifero di servizio presente nei locali dell’Ufficio. Nessuno lo reclamò e il prosciutto venne ridato al tranviere che lo aveva trovato … naturalmente senza attendere i dodici mesi canonici! Oppure il caso di quel signore un po’ alticcio che si presentò con un quadro, dicendo di averlo trovato appoggiato a un palo vicino a piazza del Duomo! Controlli incrociati con la Polizia appurarono poi che si trattava del quadro di una collezione privata – di notevole valore – sparito durante lo smontaggio di una mostra a Palazzo Reale. Il nostro zelante cittadino, evidentemente non del tutto sobrio, se lo era portato via tranquillamente mentre il disperato proprietario pensava ormai di essere stato derubato … per non parlare degli assicuratori in fibrillazione!

Ma c’è anche qualche storia più commovente, come quella dell’anziana signora – palesemente disagiata economicamente – che arrivò (verso la fine degli anni ’90) con una busta contenente quattro milioni di lire: li aveva trovati, non erano suoi e riteneva giusto renderli! Non sapeva neppure di poter accampare qualche diritto su quella somma, ma poiché dopo un anno nessuno aveva reclamato quel denaro l’onesta vecchietta entrò in possesso dei milioni trovati per strada! (Giuro che non è una storia inventata a scopo moralizzatore!).

Ma in definitiva quanti oggetti si riesce a rendere ai distratti proprietari? Mediamente solo il 30%. Ma in certi anni si è arrivati anche al 45-50%. Forse – pensiamo – si raggiungerebbero anche percentuali superiori se solo la gente fosse un po’ più fiduciosa e provasse a presentarsi all’Ufficio Oggetti Smarriti: dopo tutto, anche se l’Ufficio è lontano e manca il tempo, si può sempre telefonare o collegarsi via e-mail. E allora vediamo di far conto su questo utile servizio pagato coi soldi dei cittadini e che funziona per i cittadini: qui sono tutti contenti ogni volta che vedono una faccia sollevata per aver ritrovato qualcosa che si riteneva irrimediabilmente persa! E se trovate qualcosa di importante in giro non pensate: “chissenefrega, sono fatti suoi”: portatelo in via Friuli e magari qualcuno ve ne sarà grato!

L’Ufficio Oggetti Smarriti dipende dal Settore Servizi al Cittadino del Comune di Milano, si trova in Via Friuli 30 ed è aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 8.30 alle 16.00 con orario continuato. Tel.: 02.88453900 / 908 / 909. Sito web: www.comune.milano.it (poi sulla home page scegliere “ho bisogno di” e poi “ritrovare un oggetto smarrito” oppure “servizi on-line” e poi “oggetti rinvenuti”).

Francesco Pustorino