PARCHI a quattro zampe

 

Ogni giorno, alle tre del pomeriggio in zona 4, Ubu, Pedro, Zeus, Penelope, Cherie, Babuche, Sacher, all’unisono, aprono prima un occhio e poi l’altro, si alzano dai divani, dai tappeti, dai letti, si inarcano, sbadigliano e si scrollano. Occhi attenti, orecchie a punta, code sciabolanti e poi uggiolii, latrati, corse verso la porta e ritorni verso il coinquilino umanoche finge di non capire.

Che succede? Un improvviso bisogno fisiologico? Dei rumori sospetti sul pianerottolo? No, è scattata l’ora di andare al giardino, a giocare con Benny, Jago, Calimero, Kyra, Artù, Margo, Lucky, per litigare e sottomettere amici e nemici, per correre, orecchie al vento, con in boccaun ramoscello spelacchiato, facendosi inseguire da tutti gli altri per poi perdere il ramoscello e ricominciare, ora, nel ruolo dell’inseguitore. E tra una corsa e l’altra cercare di farsi la cagnolina più disponibile.

Tutti insieme, appassionatamente, piccoli, grandi, belli, brutti, giovani e vecchi, che si spostano in gruppo e poi si dividono e poi di nuovo si ammucchiano per abbaiare tutti insieme al cane al guinzaglio che, frustrato, passa fuori dal recinto.
Non c’è più un Fido e neppure un Bobby, ora vanno di moda i nomi mitologici o quelli che si rifanno all’immaginario personale dei loro padroni.

Nel mondo canino non esiste razzismo e le differenze si riducono a un problema di odore ma le analogie comportamentali tra società animale e umana, colpiscono l’osservatore attento anche se non è un etologo. La gelosia, la curiosità, l’aggregamento, l’amicizia, il mobbing hanno caratteristiche molto simili alle nostre, qualche volta persino imbarazzanti.

Bella la vita da cane! Ma, spesso, anche quella dei loro padroni o dog sitter che ogni giorno si incontrano alla stessa ora e, con la scusa di pascolare il proprio cane, intrecciano amicizie, conoscenze, discussioni, confidenze, ricette e a volte amori.
Età diverse e storie diverse tutte però collegate tra di loro dalla presenza nelle loro vite di un cane che li rende solidali, una lobby nei confronti di chi “io gli animali li rispetto” ma non li ama.

Comunque, senza cadere nella retorica del “ più conosco gli uomini più amo gli animali” né in quella pseudopsicanalitica che considera il rapporto con gli animali come una fuga da frustrazioni inconsce, il cane è certamente un buon compagno di merende e un’ottima medicina alternativa.

In zona Quattro ad oggi le aree per cani sono 25, per un totale di circa 42.000 mq. di verde, ai quali in questi giorni si aggiungeranno quelli previsti nel rifacimento di Piazza Insubria .
Va riconosciuto che il Comune di Milano è all’avanguardia in Italia, anche se c’è ancora molto da fare: non tutte le zone sono attrezzate in modo soddisfacente, il numero dei cani è in continua crescita e anche perché in alcune ore del giorno e della notte le zone a verde si trasformano in mercati per traffici non sempre leciti e hanno obbligato il Comune a recintarle con cancellate che vengono chiuse nelle ore notturne, annullando così l’aspetto naturale che dovrebbero avere.

Ci sono ovviamente delle regole da rispettare come si può leggere nelle ordinanze comunali sul sito “www.comune.milano.it”
Però la pulizia è garantita anche se poi dipende dai proprietari dei cani mantenerla. Normalmente sono più pulite le aree per cani che non i marciapiedi e questo la dice lunga sulla educazione dei nostri concittadini. All’interno delle aree, infatti, vige un ferreo sistema di controllo reciproco. “Lei, scusi, ha visto cosa sta facendo il suo cane?” è la domanda rivolta a chi finge di essere distratto dal telefonino per evitare di espletare le sue funzioni di operatore ecologico delle deiezioni del suo cucciolo..
E’ certo che l’educazione dei proprietari di cani è più, diciamo, labile quando nei giardini sono soli!

Ma che cosa ne pensano, se non i cani, almeno i fruitori umani delle aree attrezzate della nostra zona?
Abbiamo scelto i frequentatori dei giardini Nervesa che per età, condizioni sociali e sesso sono sufficientemente rappresentativi del target medio.
Le risposte sono state tutte molto simili e positive: bene il verde, accettabile la pulizia che comunque dipende dai padroni, buono lo spazio.
Unico appunto: le reti divisorie dovrebbero essere più alte perché i cani più ardimentosi le scavalcano con facilità, ricercando una libertà effimera.
Ma c’è stato anche chi ha proposto di dotare le aree di un chioschetto per la vendita di bibite, gelati e panini, per gli umani, ovviamente. A conferma che le aree per cani stanno diventando sempre di più un luogo di aggregazione.

Per chi è interessato a maggiori informazioni sulle aree e sulle regole da seguire per essere un padrone cosciente e rispettoso di se stesso, degli altri e del suo amico a quattro zampe, vi invitiamo ad entrare nel sito del comune di Milano alla voce Aree per Cani. Francesco Tosi

Lussuosa area cani in Largo Marinai d’Italia