Una vita per il bel canto. Incontro con Noris de Stefani, personaggio di Zona 4
Noris De Stefani, cantante, soprattutto, intrattenitrice, opinionista televisiva e radiofonica, tra una tournée e l’altra, un’apparizione televisiva e un intervento in radio, ci ha accolti nel salotto di casa attorniata da attestati, premi, coppe raccolte durante la sua carriera, per raccontarci la sua storia. Marchigiana d’origine, ma milanese d’adozione e personaggio di zona 4 in particolare, ha cantato sui palcoscenici di mezzo mondo, prima cantante italiana ad esibirsi nell’ex Unione sovietica, ha portato per il mondo la nostra musica con tali successi da meritarsi l’appellativo di ambasciatrice del bel canto. E la sua avventurosa, a volte, vita l’ha trasferita su carta, in un libro dove racconta dei suoi incontri con re, poeti, principi, banditi, un gangster australiano. Il romanzo della sua vita, ma che di romanzo non ha nulla: i fatti sono reali.

Davanti ad un caffé la prima domanda: quando inizia la carriera di Noris De Stefani?
“Inizia in un bar di Pesaro dove lavoravo sempre con la speranza di diventare cantante, speranza che si materializza in un concorso vinto, indetto dalla Rai di Ancona. Segue un Microfono d’oro e poi il grande salto: Roma e i primi successi radiofonici. Negli anni 60 approdo a Milano dove il maestro D’Anzi mi fa entrare nella compagnia di Franchi e Ingrassia”.
Milano apre a Noris le porte del successo e a Milano s’innamora del jazz frequentando i grandi musicisti di allora, Basso, Valdambrini, Franco Cerri. Si esibisce all’Aretusa, una delle due culle del jazz assieme al Santa Tecla dove, racconta Noris, conosce il bandito gentiluomo Francis Turatelo, ai tempi re delle bische di Milano.
Come prosegue la tua carriera?
“Partecipo in Cecoslovacchia ad un concorso e qui c’è una svolta nella mia vita. Sono invitata in Russia, la Russia di allora, a cantare e dopo un prima tournée di 26 serate ne segue un’altra di 52, esibendomi in molte delle allora province sovietiche. Ho sposato anche un russo, una persona eccezionale, colto musicista, intellettuale che si perse dietro una bottiglia, e lo persi anch’io. Non ne ho saputo più nulla”.
Una carriera che porta Noris in molte parti del mondo, dal Giappone all’Australia, dagli Stati Uniti all’Europa, ambasciatrice della melodia italiana ma con in repertorio anche canzoni straniere. “Queste tournée sono state l’occasione di moltissimi incontri e di provare emozioni che mi hanno dato tanta esperienza e soprattutto l’opportunità di conoscere gente straordinaria”.
Il maggior successo canoro o di pubblico?
“Tanti, quello che più mi emoziona ancora è la standing ovation che mi hanno tributato lo scorso anno nella piazza di Pesaro. E poi il successo che riscossi alla prima trasmissione televisiva alla quale partecipai”.
A questo proposito: palcoscenico o tv?
“Il palcoscenico indubbiamente. La tv ti blocca, devi stare in un cerchio, non puoi muoverti. Il palcoscenico ti dà un’unione con il pubblico maggiore. E poi se passi l’esame del palcoscenico sei veramente bravo. Ai miei tempi lo Smeraldo era la prova definitiva: gli applausi o i fischi”.
Che genere di cantante ti consideri?
“Melodica moderna con una base jazz con preferenza ai classici americani. Sono sempre alla ricerca di giovani cantautori: chi scrive con il cuore la gente lo capisce. A proposito, a ottobre ad Amburgo terrò un recital con canzoni di Endrigo, Modugno, D’Alessio”.
La canzone che ti piace più interpretare?
“Sono tre. Tre pietre miliari per me: Il cielo in una stanza, Till e Nessuno al mondo. Per me rappresentano e racchiudono il meglio della musica degli anni Sessanta. Anni che sono stati il massimo per la musica italiana. Peccato che non torneranno più”.
Carriera e famiglia possono coesistere?
“No, assolutamente. Molte relazioni sono finite perché amavo troppo la mia carriera. Se poi consideriamo i figli, no. La mamma deve fare la mamma, darsi sempre, esserci nella malattia nella gioia, in ogni momento. Avrei rinunciato alla carriera per un figlio, ma un artista deve essere libero e io mi sento tale”.
A proposito di rinunce: il canto esclude la cucina?
“No, non rinunciare a nessuna delle due cose: cucina e canto sono espressioni di cultura. A tavola con moderazione, ma un piatto di lasagne prima di un concerto non fa male a nessuno. Se pensiamo al mio conterraneo Rossini, che era un gourmand… In occasione del gemellaggio Sicilia-Marche l’isola vinse per la cucina, le Marche per il canto e io divenni la mascotte della Comanderie del Cordon Blue”.
Torniamo alla musica: la o il cantante che ha segnato la musica.
“Modugno a livello nazionale, lo stesso Villa o Ramazzotti. A livello mondiale i grandi americani da Jimmy Dorsey a Sinatra su su fino a Frank Zappa.”
Cantanti: meteore o stelle?
“Oggi sono purtroppo meteore. Prendiamo i giovani di Sanremo, spariscono e magari hanno talento, poi mancano i buoni direttori artistici che sapevano riconoscere i talenti. Sono sparite le manifestazioni dove un artista poteva esprimersi. Dove si va a cantare oggi, in discoteca? Dove trovare una vetrina oggi?”
In campo musicale la raccomandazione…
“Ci sarà e peggiorerà sempre. Una volta era sufficiente una bottiglia di champagne, oggi un paio di gemelli d’oro è il minimo. Non andai a Sanremo per 8 milioni. E poi c’è un sottobosco attorno agli artisti…”.
Perché Noris De Stefani abita in Zona 4?
“Per caso. Abitavo in via Vallazze e ancora prima in via Gomez. Da lì ho dovuto andarmene e ho trovato questa casa in questo quartiere che mi piace. La gente è cordiale, mi ci trovo bene, ho molti amici tra i negozianti come la mia simpaticissima pasticcera Ornella.”
Ultima domanda. Da dove arriva l’interesse per la radioestesia?
“Da un incidente al piede che mi costrinse all’immobilità. Conoscevo una persona che aveva questo interesse e fondato un centro studi dove teneva lezioni. Ci andai per curiosità, frequentai per sei mesi appassionandomi al pendolo. Lo faccio solo per gli amici e devo dire che è preciso. È interessante, è una finestra che si apre su un mondo particolare”.
Il pendolino cosa dice del futuro di Noris?
“Non si fa mai il pendolino per sé. Dal futuro non mi aspetto nulla. Tutto è diventato più difficile e, come dice la canzone, Que sera, sera. Prima o poi smetto, ma intanto tra breve sarò a Charleroi a portare il bel canto italiano nella più grande comunità italiana”.
In bocca al lupo Noris.Sergio Biagini
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