Il mare dell'editoria e l'Isola di Quattro
Qualche annetto fa, secolo più secolo meno, i greci decisero che per scrivere, il vecchio e troppo flessibile giunco non andava più bene e lo sostituirono con una bacchetta più sottile e maneggevole, lo “stilus”.Iniziò così una delle più grandi rivoluzioni del mondo, quella che ha portato la scrittura ad essere non più un'arte per pochi bensì una pratica estensibile a tutti. Il percorso è stato lungo, dal rotolo, al codice, dalla pergamena alla carta, dagli amanuensi fino alla stampa a caratteri mobili di Gutemberg per approdare al moderno concetto di editoria con la Rivoluzione Industriale. Un mercato enorme, che ogni anno produce centinaia di migliaia di libri e dove alcune grandi “potenze” hanno preso il sopravvento fagocitando una grande fetta di mercato e, a volte, indirizzando anche i gusti del pubblico.
Quattro è un giornale di zona, la sua vocazione è da sempre raccontare ciò che è più vicino a noi, e che proprio per questa ragione, a volte, è meno visibile. Con lo stesso intento ecco che iniziamo ad occuparci di un mondo enorme, grandioso, un mare immenso nel quale però abbiamo deciso di selezionare per voi una serie di piccole storie, realtà concrete che possono regalarci altrettanto concrete soddisfazioni: affronteremo con voi il mare della piccola e media editoria.
Racconteremo la storia di case editrici che ogni giorno pescano dal grande mare degli scrittori emergenti alcune proposte, e le servono, non senza fatica, alla tavola di noi lettori distratti. Racconteremo le storie di scrittori emergenti che ce l'hanno fatta, di come sono arrivati a vedere le loro fatiche nero su bianco e di che tempeste hanno dovuto attraversare. Vi racconteremo di chi ancora non ce l'ha fatta ma non smette di provarci. Vi racconteremo cosa abbiamo letto e cosa ci è piaciuto tra i piccoli tesori editoriali sommersi dalle immense onde delle case editrici più affermate. Qui non ci sarà posto per loro, almeno questa volta, ancora una volta, racconteremo il “locale” per narrare il reale.
Questo mese iniziamo con la storia di Cabila, piccola casa editrice milanese che come una “tribù” balla e danza attorno ad alcune giovani promesse della letteratura e non solo, regalandoci novità sorprendenti e nuovi punti di vista.
Federica Giordani
Piccole case editrici crescono
La casa editrice Cabila, pur essendo piccola e di recente fondazione, non vaga sperduta nel vasto mare delle offerte più o meno affidabili dell’editoria. Uno dei suoi fondatori, Francesco Margstahler detto Franz, e alcuni degli autori pubblicati, come Giorgio Tacconi e il disegnatore Andrea Ferrari, abitano in zona quattro, motivo in più per addentrarci in questo mondo che si occupa d’arte.
Cosa rende speciale Cabila? Visitando il loro sito (www.cabilaedizioni.it) si può leggere ciò che altre testate hanno scritto al riguardo…ma noi abbiamo voluto chiedere risposte ai diretti interessati, i giovani esordienti che grazie a Cabila hanno visto concretizzati i propri lavori.

La casa editrice è proprietà di cinque giovani amici (Lucia Stipari, Francesca Biagioli, Balthazar Pagani, Efrem Mila e Franz) che, autofinanziandosi, hanno deciso di investire nella cultura: narrativa, disegni, aforismi e brevi racconti. Il mondo di Cabila è cresciuto pian piano riuscendo a mantenere intatto lo spirito di amicizia e amore per le belle cose che aveva dato origine al progetto.
E’ proprio in linea con questo sentire che il gruppo organizza, in accoglienti locali della città,speciali serate “Leggi e bevi”: occasioni di riunione per il mondo che gravita attorno a Cabila e per chiunque voglia sfogliare l’opera di uno degli autori gustando un aperitivo.
Il giorno 27 marzo si è tenuta una di queste serate, ospite d’onore il romanzo “Non ti uccido” di Massimo Colombo. Quale migliore occasione per conoscere il mondo che si cela dietro il romanzo stampato che prendiamo tra le mani?
Le esperienze degli autori che abbiamo incontrato sono diverse, ma tutte concordano sul fatto che Cabila sia un gioiellino, un’eccezione tra le varie porte cui un esordiente deve bussare per poter essere preso in considerazione. I manoscritti che arrivano alla casa editrice sono tantissimi, tutti di esordienti , giovani e non, da ogni parte d’Italia e la sfida di Cabila è proprio dar voce ai nuovi autori. In questa immensa distesa di fogli e parole chiediamo come gli editori compiano le loro scelte. Franz risponde : «La scelta cade su ciò che più ci colpisce, il fatto di possedere la nostra propria casa editrice ci permettere di astenerci dalle logiche commerciali che impongono cambiamenti drastici sui testi e censure». Efrem aggiunge: « Il nostro gruppo è affiatato, abbiamo alle spalle percorsi personali differenti e complementari, ognuno da’ così il proprio apporto al progetto. E’ un lavoro di squadra, ci fidiamo gli uni degli altri». Il nome Cabila significa tribù, persone che hanno qualcosa in comune che scorre nel sangue, nel caso specifico la creatività.
Immersi tra tutte queste persone capiamo che il mondo dell’editoria è duro, una jungla piena di ostacoli, ed è difficile per un esordiente vedere pubblicato il proprio libro...spesso le persone si rivolgono a editori a pagamento i quali però non si occupano della distribuzione e non si accollano i costi iniziali.
Chiediamo se da tutti i manoscritti emerga una tendenza, un riflesso dei tempi in cui viviamo…
Effettivamente il genere Noir sta prendendo piede, ma, come dice l’autore di “Sottosopra” Giorgio Tacconi , tutto sta nell’inserire i giusti ingredientie nell’aver qualcosadi autentico da raccontare.
Stupisce, ma non troppo in realtà, la riflessione sull’universo femminile: viene prediletta la forma autoreferenziale, che dia sfogo alle emozioni, carente però di azione e voglia di scrivere per raccontare ad altri; sembra che le donne raccontino a se stesse…la sensibilità della donna ha più difficoltà a trovar forma.
Il segreto per un buon romanzo non è certamente svelabile, ma ciò che rende un’ idea un buon romanzo è la passione. Passione che deve impregnare ogni parola e silenzio scelti per dar forma alla pura potenzialità della pagina vuota. La realtà può solo fornire il fatto, l’occasione che faccia affiorare ciò che già si porta dentro...e come testimonia la vicenda di Andrea Ferrari: non dimentichiamo il ruolo della fortuna!
Francesca Barocco
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