La Cappelli e la Ferrania: settanta anni di storia
Sono tanti i residenti della nostra zona che si ricordano dello stabilimento Ferrania in via Contardo Ferrini, chiuso nel 1975, o perché lì lavoravano o perché portavano lì i loro rullini da sviluppare.
Pochi invece si ricorderanno della Cappelli, una fabbrica di lastre fotografiche che sorgeva in via Friuli occupando l’area compresa fra le vie Sigieri e Contardo Ferrini, successivamente ceduta alla Ferrania.
Un altro pezzo di storia industriale della nostra zona che vogliamo raccontarvi attraverso le testimonianze dei protagonisti.
E aiutandoci con del materiale storico che ci siamo fatti spedire dall’Archivio Fotografico Toscano, per ricostruire i periodi più lontani.
Inizi del Novecento: la “Prima fabbrica italiana di lastre fotografiche alla gelatina secca” di Michele Cappelli si trasferisce dalla sede di via Stella 31 nel nuovo impianto di via Friuli 31.
Marca nazionalista con la Fabbrica Cappelli- 1917
Le lastre Cappelli erano le migliori esistenti sul mercato italiano: erano dei vetri "spalmati" di emulsioni di sali d'argento sensibili alla luce che venivano poi inseriti negli "chassis", i porta lastre delle macchine a soffietto, da noi ormai considerate antidiluviane!La gelatina era preparata secondo dosaggi che rimarranno un segreto, ed era tale che la lastra manteneva intatta, a distanza di tempo, la sua sensibilità alla luce.
La fabbrica – la cui parte organizzativa e contabile era presieduta dalla moglie di Cappelli, Calpurnia - produceva più di trenta formati diversi di lastre, tra i 6x8 e i 50x60 centimetri, e venivano sempre migliorati i valori di rapidità e di sensibilità cromatica.
Il massimo della produzione si ebbe nel 1926, con una produzione media giornaliera di 500 mq di lastre!
I tempi però cambiavano, e l'avvento delle pellicole fece finire l'epoca delle lastre. Nel 1932 la Cappelli venne assorbita dalla Ferrania, ma fino al 1938 la denominazione della fabbrica rimase Cappelli-Ferrania.Nel frattempo Michele Cappelli era morto nel 1935, ottantenne. A lui in zona èintitolata la piazza tra viale Umbria, via Anfossi e Arconati.
Inizia allora la storia della Ferrania, e ce la raccontano Riccardo Bonelli e Franco Galletto, ospiti nella sede di Quattro.

Da sinistra: Riccardo Bonelli e Franco Galletto
Quando nel 1945 entrano in fabbrica, Riccardo Bonelli come aiuto progettista e Franco Galletto all’ufficio acquisti, allo stabilimento iniziale della Cappelli è già stato aggiunto dalla Ferrania un nuovo corpo di fabbrica con entrata in via Contardo Ferrini che occupava l’area in cui adesso si trova l’asilo nido Sallustio. I due stabilimenti restano indipendenti dal punto di vista della produzione: l’ex Cappelli con la sua produzione di lastre man mano soppiantata dall’attività di sviluppo di film e rullini che occupava circa 400 dipendenti del settore chimico, il nuovo stabilimento, invece, che progettava e produceva macchine fotografiche e che occupava più di 100 dipendenti del settore meccanico.

"Le macchine che Ferrania produceva qui – ci dice Franco Galletto - erano apparecchi fotografici semplicissimi: una cassettina dove era alloggiata la pellicola a rullo. Eta, Alfa e Beta erano i primi modelli sostituiti poi dagli apparecchi in plastica e da quelli che utilizzavano i rulli 24x36".
"Io invece -ci racconta Riccardo - ero addetto alla progettazione e sviluppo dei modelli da mettere sul mercato secondo le direttive della direzione, che aveva sede in corso Matteotti: dall'idea, dai disegni si passava alla realizzazione di un prototipo, sempre costruito all'interno, che veniva poi presentato alla direzione per l'approvazione e la messa in produzione".
Alla fine del 1949 è nata la prima macchinetta con il corpo in metallo, fusione di alluminio. Nasce poi la Rondine e in seguito una reflex che con lo stesso rullo poteva fare foto in formato 6x9 o 4,5x6 cm.”
"Io, all'ufficio acquisti, - interviene Franco - mi occupavo dell'acquisto del materiale. Apro una parentesi per ricordare che ogni pezzo della macchina fotografica veniva fatta in Contardo Ferrini. C’era il reparto di tranceria dove il materiale veniva sagomato, il reparto di torneria dove si costruivano perni, viterie, alberelli, un reparto di galvanica per la nichelatura e la verniciatura. Infine un lungo reparto montaggio dove erano impiegate 40 donne che assemblavano i pezzi.
C'erano macchine costituite solo da 30/35 pezzi ma anche altre che di componenti ne avevano più di 200. Tutti pezzi fatti all'interno. Solo le lenti degli obiettivi arrivavano da fuori, mentre i vetri dei mirini erano prodotti in casa.”
Salone di montaggio
"Gli obiettivi arrivavano dalla Galileo - precisa Riccardo Bonelli - oppure dall'Inghilterra e qualcosa fu fatto anche dalla Salmoiraghi: obiettivi poco luminosi attorno al 6,9 composti da due lenti che venivano poi inserite nei barilotti".
Nello stabilimento ex Cappelli che cosa veniva fatto? "Come accennato prima, dopo aver dismesso la produzione delle lastre, si iniziò lo sviluppo delle pellicole che erano prodotte nello stabilimento di Ferrania nel Lazio. Le pellicole del cliente venivano solo sviluppate: questi le ritirava e le portava a stampare nei laboratori. In seguito sono arrivati i film sia 35 millimetri sia 8 millimetri per lavorare i quali vigeva questa regola: il cliente consegna oggi e domani ritira. E’ arrivato poi il colore, il famoso Ferraniacolor, un prodotto veramente buono che per una ventina di anni ha avuto un enorme successo. Quando però sono arrivati i colori Kodak, Agfa, Fuji,ci hanno mangiato economicamente e abbiamo chiuso baracca".
(1 – continua)
Stefania Aleni
Sergio Biagini
![]() |