Il riso a Ponte Lambro
Non c’erano marcite dove far crescere questo cereale ma c’era una cascina, la cascina Spazzola,interessata da un progetto per essere trasformata in un residence per studenti in collaborazione con le Università milanesi (vedi Quattro nr 65 dell’aprile 2005), dove la famiglia Meazza fino dagli anni ’30 aveva installato macchine per “pulire” il riso e insacchettarlo per la vendita. Ce lo ha raccontato l’amico Locati, l’ultimo lavandaio protagonista dell’articolo di due mesi fa, che ricorda ancora fuori dalla cascina “i mucchi di “pula” accatastati che veniva bruciata e poi utilizzata, una volta cenere, per pulire i “caldar” dove bolliva l’acqua con lisciva”. Grazie a lui siamo entrati nella cascina che conserva ancora le vestigia del passato anche se ormai è ridotta in cattive condizioni, dove Giovanni, che vi ricovera il camion, ci ha accompagnato in una breve visita, orto compreso.


L’orto, irrigato dalla roggia Spazzola che incredibilmente ha una acqua limpida e non pare per nulla inquinata, si trova sul retro della cascina e lì Giovanni coltiva diversi tipi di verdura per sé e la famiglia; poco distante un simpatico asinello, “Ciuchino”, raglia per avere qualcosa da ruminare. Nella cascina rimane comunque ancora molto del suo passato, come le persiane rosse dei locali dove c’erano le macchine che pulivano il riso o dove vivevano i fratelli Meazza. La mamma invece abitava in una piccola casetta a fianco del portone di ingresso e anche quest’ultima bisognosa di una rimessa a nuovo. Altra testimonianza del passato, la pompa per tirare su l’acqua che funzionava spingendo avanti e indietro una lunga leva che sporge ancora dal muro. Speriamo che il progetto di recupero vada in porto per salvare una testimonianza così preziosa di una Milano che sta scomparendo. S.B.
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