Da Graziella Granata poesie e racconti in milanese

 

 

Dopo aver letto il libro di Carlo Pirovano “Sotto il cielo di Lombardia – Breve storia degli Umiliati”, che abbiamo recensito su QUATTRO ed abbiamo presentato in Biblioteca Calvairate, è passata dalla nostra sede la signora Graziella Granata, “protestando” perché non viene citata la chiesetta di Sant’Anna in Castagneto, in via Toffetti, fra i luoghi di preghiera di una delle numerose comunità di religiose dell’ordine degli Umiliati.
A testimonianza di ciò ci ha portato delle pagine di libri di storia locale dove se ne parla in modo alquanto diffuso, nonché una sua poesia in milanese dedicata alla “gesètta” dal titolo eloquente “L’indifferenza”.

QUATTRO quella poesia l’aveva peraltro pubblicata sul numero 81 del gennaio 2007, fornitaci dal comune amico Velio Piccioni, in occasione di un articolo di Riccardo Tammaro dedicato proprio alla chiesetta di Sant’Anna.
Continuando a conversare con la signora Granata abbiamo scoperto il motivo del suo interesse.
“Mia nonna (lei stessa è una nonna – n.d.r.) invece di raccontarmi le fiabe, mi raccontava episodi della sua vita, e mi diceva che per andare in chiesa dalla sua casa di via Tertulliano doveva attraversare i campi fino in via S. Felice, dove c’era la vecchia chiesa di Calvairate.Soprattutto d’inverno era una lunga camminata, allora preferiva andare alla chiesetta di Sant’Anna, dato che la famiglia Limonta, proprietaria del podere di cui la chiesetta faceva parte, andava a prendere col carro sacerdoti, chierichetti e paramenti sacri dalla parrocchia di S. Michele e S. Rita e li portava lì a celebrare la messa.”
La signora Graziella aggiunge anche che la figlia del proprietario del potere è ancora vivente e mi propone di farmela conoscere. Proposta subito accettata!

Continuando a chiacchierare, scopriamo poi che la signora Graziella ha sempre scritto e scrive tuttora poesie e brevi racconti tutti ambientati nella nostra zona, rigorosamente in milanese.Non per niente è assidua frequentatrice di Radio Meneghina, e, proprio per questa sua presenza alla radio, ha ricevuto, negli anni ’70, l’Ambrogino d’oro!
E sue poesie le potremo leggere nella prossima pubblicazione a cura di Radio Meneghina e del Comune di Milano dedicata alle poetesse milanesi.
Sapendo di fare cosa gradita a molti residenti della nostra zona, pubblichiamo uno dei racconti di Graziella Granata, nella versione originale in milanese ed anche nella traduzione che ha fatto la nostra Simona Brambilla (un cognome così è una garanzia…).
Sicuramente non mancheranno altre occasioni di pubblicare ancora poesie e racconti della nostra nuova amica. S.A.

Presentazione

A Milano, diversamente da molte città d’Italia, sta scomparendo ormai da tempo il dialetto milanese. I giovani di oggi non sanno più parlarlo e nemmeno leggerlo, forse perché la nostra città sta diventando sempre più capitale europea e sempre meno piccolo capoluogo lombardo, pur con tutte le difficoltà e le contraddizioni che questo passaggio comporta.
Vi proponiamo questo racconto di Graziella Granata ricco di memoria sia per il contenuto, l’episodio riguarda ricordi d’infanzia legati alla scuola elementare di via Colletta, sia per la forma e la lingua, appunto il dialetto milanese.
Simona Brambilla

La mia scoeula

Ona mattina sont passada davanti a la scoeula in doe sont andada mì (Cristina Belgioioso), l’era l’ora de l’entrada dei fioeu: m’ha ciappà la nostalgia mista a curiositaa, me sont mes’ciata cont i mamm e sont andada denter; appena in de l’altrio me sont sentida ona strana emozion: guardavi i tosanètt andà su di scal, leger quasi me farfall, scossarin bianch imacolaa, e me sont rivista quand ancamì andavi in su quella scala: che differenza!! Scossaa negher, collettin bianch e ona cartella pussee grossa de mì (quella dei miei fra dei)…

Chissà sa al prim pian gh’è ancamò el quadre del Bambin… Gh’aveven insegnaaa fa el segn de la cros’ quando se passava, per saludà… Guardi senza famm capì el bidell - che soa volta el se domandarà el perché son lì in mèzz senza savè cossa fà - con aria quasi de scusa ghe disi: “De tosètta vengnivi chì a scoeula!”.

El fa on mezz soris, quasi per compatimm, m’interessa on bel nient, son in su’l filon de i record e capissi no la misura! In del giardin, in trà mezz ai piant gh’era ona cappella cont la Madonna, chissa se… Num ghe andavom in de l’intervall di des or e la maestra la ghe faceva di ona preghiera e cantà l’inno di Mameli… Ma i fioeu de adess el sann cosa l’è?

Intant che con el penser voo intere, me ven in de la ment on particolar ligaa anca lù a la scoeula: fasevi forsi la seconda clàss, la mia mamma l’ha duvuu andà d’urgenza in ospedal e mì sont andada in de la mia nonna; tutt i mattin la me preparava la cartella e la metteva denter la merenda, on dì la cremonesa, on alter di pan e marmellata e…on’altra volta la m’ha miss denter ona bella michetta con el gorgonzoeula! Me sentivi la tosetta pusee felice de ‘sto mond, pensii: pan e gorgonzoeula preparaa da la mia nonna! Donca, ven l’ra de la merenda, quasi con presunzion, tiri foeura el mè pacchettin, foo minga in temp a mettell in su’l banch, che la maestra, cont el nas risciàa, la fa: “Ma che puzza, prendi la tua roba e vai fuori, quando hai finito ritorni dentro!” Mì, che on magon che me sarava la gola, ciappi la mia michetta e voo in del coridor…

Me metti visin a la porta cont on scorament che ve lassi imaginà, ma rinunciavi no al mio gorgonzoeula: tra on boccon e ona lacrima, anca se s’eri umiliada e offesa me sont missa a mangià, pussee per rabbia che per il rest, perché oramai el gh’aveva pù l’importanza de prima.

Intant che fasevi tucc ‘sti ragionament passa la direttrice, ‘na donna che ai so scolar la se interessava, e la me dis: “cosa fai qui fuori?” in d’on boff gh’hoo cuntaa su tutt, forsi anca cont on poo de confusion, ma a l’è staa assee de fa capì: la m’ha ciappaa per man e la m’ha portata in class e, rivolgendes a la maestra, l’ha dì: “Questa bambina deve stare qui a mangiare la merenda, perché ha lo stesso diritto di quelle che in questo momento mangiano la brioche!”
Ve lassi imaginà la mia felicitaa per la rivalutazion del mè gorgonzoeula!
Senti on quaj vun che me tocca denter, me giri: a l’è ‘l bidèll (che adess el se ciama commesso) ch’el me dis: “Signora, scusi, devo chiudere, se deve andare in segreteria, deve tornare dalle dieci alle undici!”
…S’eri confusa, hoo farfojaa sù on quaj coss, hoo saludaa, forsi l’avrà pensà che s’eri on poo matta, ma nel passà de là hoo minga poduu fan a men de andà denter… hoo fàa on quaj coss de mal? Forsi si, ma domà a mì, che nel fà i cunt di ann, quasi ghe voeur la calcolatris!

La mia scuola

Una mattina sono passata davanti alla scuola in cui andavo io da piccola (Cristina Belgioioso), era l’ora dell’entrata dei bambini: mi è venuta un po’ di nostalgia mista a curiosità, per questo mi sono mischiata con le mamme e sono andata dentro. Appena nell’atrio ho sentito una strana emozione: guardavo i bambini correre su per le scale, leggeri quasi come delle farfalle, con il grembiulino bianco e mi sono rivista quando anch’ io andavo su per quelle scale: che differenza!! Il grembiule nero con il colletto bianco e una cartella più grossa di me (quella dei miei fratelli)…

Chissà se al primo piano c’è ancora il quadro del Bambino Gesù… Ci avevano insegnato a fare il segno della croce quando passavamo di lì in segno di saluto… Mi guardai intorno senza farmi capire dal bidello che si domandava che cosa ci facevo io lì in mezzo; con aria quasi di scusa dissi: “Da bambina venivo qui a scuola!”. Egli fece un mezzo sorriso, quasi per compatirmi, ma non mi interessava un bel niente, ero sul filone dei ricordi!
Nel giardino, in mezzo alle piante c’era una cappella con la Madonna, chissà se… Noi ci andavamo durante l’intervallo delle dieci e la maestra ci faceva fare una preghiera e cantare l’inno di Mameli… Ma i bimbi di oggi sanno cos’è?

Intanto che con il pensiero andavo indietro, mi venne in mente un particolare avvenuto a scuola: facevo forse la seconda elementare, la mia mamma dovette andare d’urgenza in ospedale e io andai dalla nonna; tutte le mattine mi preparava la cartella e mi metteva dentro anche la merenda, un giorno lacremonese, un altro pane e marmellata e…un'altra volta mi ha messo dentro una bella michetta con il gorgonzola! Mi sentivo la bimba più felice del mondo, pensai: pane e gorgonzola preparato dalla mia nonna!!!

Quando venne l’ora della merenda, io quasi con presunzione tirai fuori il mio pacchettino; non feci nemmeno in tempo a metterlo sul banco che la maestra, con il naso arricciato, mi disse: “Ma che puzza, prendi la tua roba e vai fuori, quando hai finito ritorni dentro!” Io, che un minuto prima ero felice, mi sentii umiliata e, con il magone in gola, presi la mia michetta e andai in corridoio…
Mi misi vicino alla porta con un dispiacere che vi lascio immaginare, ma non rinunciai comunque al mio gorgonzola: tra un boccone e una lacrima mi misi a mangiare più per la rabbia che per il resto, mi sentivo umiliata e offesa!

Intanto che facevo tutti questi ragionamenti passò la direttrice, una donna che si interessava davvero dei suoi scolari, e mi disse: “Cosa fai qui fuori?” Io le raccontai tutto, forse con un po’ di confusione, ma lei capii lo stesso. Mi prese la mano e mi portò in classe e, rivolgendosi alla maestra, disse: “Questa bambina deve stare qui a mangiare la merenda, perché ha lo stesso diritto di quelle che in questo momento mangiano la brioche!” Vi lascio immaginare la mia felicità per la rivalutazione del mio gorgonzola!
A un certo punto sentii qualcuno che mi toccò da dietro, mi girai ed era il bidello (che adesso si chiama commesso) che mi disse: “Signora, scusi, devo chiudere, se deve andare in segreteria, deve tornare dalle dieci alle undici!”
…Ero confusa, farfugliai qualcosa e salutai. Avrà pensato che sono un po’ matta, ma nel passare di là non ho potuto fare a meno di entrare dentro… ho fatto qualcosa di male? Forse sì, ma solo a me, che nel fare il conto degli anni, quasi ci vuole la calcolatrice!