Una tavola per ripartire
Dal 1968 a fianco delle persone emarginate e senza casa: questo il motivo conduttore che anima l’Associazione Cena dell’Amicizia rivolto ad aiutare le persone che per innumerevoli motivi si sono allontanate dalla società, dagli affetti familiari, che hanno problemi di alcolismo, che presentano problemi comportamentali. In concreto Cena dell’Amicizia si prefigge di seguire queste persone attraverso un percorso “riabilitativo” che alla fine consenta loro di reintrodursi nella vita, ritrovare un equilibrio, un’indipendenza e coscienza di se stessi. Un’associazione che nasce attorno agli anni Settanta e che nel tempo si è ingrandita creando diverse strutture: un centro diurno, due centri di accoglienza notturni destinati ad accogliere una ventina tra maschi e femmine, un centro studi (in via Bezzecca) e una serie di alloggi di terza accoglienza nel quartiere Calvairate-Molise.
Il nome della Associazione mutua dalla cena che ogni martedì sera ha luogo presso la Parrocchia di S. Pio V, dove abbiamo incontrato due rappresentanti impegnate nel portare avanti questa iniziativa. Ogni martedì, infatti, 50/60 persone, sempre le stesse da anni, si ritrovano attorno a una tavola per un momento di socializzazione, di incontro e spesso anche di aiuto, sia psicologico sia pratico.
Un gruppo costituito da persone mediamente sui 55 anni, età che è scesa dagli iniziali 75/80. Questo calo nella media è dovuto ad un fattore: la povertà che in questi anni ha coinvolto persone ancora giovani che finiscono per trovarsi in difficoltà. Ci sono poi individui con problemi di alcool, con problemi psichici non gravi, altri soli, chi invece è stato rifiutato dalla famiglia, chi ha un reddito molto basso o anche qualcuno con precedenti di carcere. Arrivano qui il martedì sera e si accomodano davanti ad un piatto (ma il bis è di norma) a stretto contatto con i volontari (sono in totale 35 quelli che aiutano a turno) che danno loro anche consigli e aiuti tipo la ricerca di un elettrodomestico o svolgere pratiche a livello sanitario o amministrativo. Alcuni di loro, come ci ha raccontato la dottoressa Lecchini, una delle volontarie che da 18 anni svolge questo tipo di attività presso il centro di via Lattanzio, dal carattere chiuso arrivano, si siedono, mangiano e se ne vanno.

Un gruppo dove entrare è molto difficile: i nuovi vengono guardati con sospetto e dove anche il colore della pelle è motivo di diffidenza. Con il caso invece contrario di una donna di colore che per anni ha partecipato alla cena conquistandosi la fiducia e l’affetto degli altri.
Aneddoti ne vengono fuori a decine: i volontari che hanno messo su famiglia, o coppie che frequentano la cena con lui che, alcolista, maltratta la moglie o i coniugi ottantenni che litigano in continuazione.
Il rapporto con la parrocchia è molto buono, ci racconta Elisabetta Lecchini, con il parroco che spesso fa visita agli ospiti (qualcuno lo accoglie con qualche mugugno). Capita che degli ospiti vadano in chiesa, ma forse più per stare al caldo che altro. Non manca però chi chiede di entrarvi perreligiosità.
Capita poi che alcuni di loro chiedano un aiuto maggiore e allora entra in gioco la struttura che fa capo alla sede di via Grazzini presso la quale vengono mandate queste persone e da lì inizia il loro percorso di recupero. Recupero, come racconta la dottoressa Pozzi, che può durare anche anni ma che alla fine riporta ad una vita normale chi dalla vita sociale si era allontanato per i più svariati motivi. È stato poi recentemente lanciato un progetto denominato “Adotta un ospite” (con un costo a partire da 120 euro) con il quale chi desidera adotta a distanza una di queste persone della quale viene dato un profilo e, man mano che il recupero prosegue, chi ha adottato riceve notizie e aggiornamenti. Un percorso lungo ma che alla fine dà loro un’autonomia lavorativa e la capacità di vivere indipendenti.
E qui entrano in gioco gli appartamenti di Molise-Calvairate, una ventina, (una persona per ognuno di essi) che accolgono queste persone che provvedono alla gestione ordinaria della casa e alle spese di conduzione, coadiuvate da operatori professionali che ne controllano l’operato e attraverso colloqui verificano la buona riuscita del progetto. Sempre pronti ad aiutare nei momenti in cui ce ne sia la necessità. Il tutto in perfetta sintonia con le strutture pubbliche come Comune ed Asl che spesso si appoggiano a Cena dell’Amicizia per casi particolari.
Tornando alla Cena che ogni martedì ha luogo nella parrocchia (in un riquadro a fianco la recensione del libro dedicato alle maxi ricette per 60 ospiti), è venuto spontaneo chiedere come ci si organizza per preparare e soprattutto per approvvigionarsi del cibo necessario. Ancora la dottoressa Lecchini spiega come molto arrivi da donazioni di privati (la verdura e la frutta omaggio dell’Ortomercato); i Centri, che hanno bisogno di ben altri quantitativi, si riforniscono alla Metro perché i pranzi nei centri sono quotidiani, mentre per via Lattanzio si acquista il necessario volta per volta alla Coop avendo comunque il frigo e il congelatore sempre ben riforniti. Per quanto concerne i soldi, spesso Cena dell’Amicizia riceve donazioni da privati e i volontari si tassano per creare una piccola cassa che faccia fronte ad imprevisti.
Come preparare una cena per 60 invitati: è un’altra domanda che viene spontanea. Con tanta buona volontà, con fantasia e pazienza e le pentole adatte. Dosare i quantitativi, trovare i tempi di cottura e poi via in tavola per un’allegra serata. Nel libro è raccontato come tempo fa le cuoche e i cuochi siano riusciti a far “digerire” per più volte una partita di merluzzo che sembrava non finire mai mascherandolo in mille modi assieme: se volete conoscere altri aneddoti fate un’opera di beneficenza comprando il libro.
Chiediamo poi quali sono state le soddisfazioni maggiori da queste operazioni di recupero. Ancora la dottoressa Pozzi racconta che già terminare il percorso fino alla completa indipendenza sia un successo, ma è anche accaduto che, raggiunta la piena autonomia, qualcuno sia stato capace con i soldi guadagnati di acquistare una casa propria. O di Mary, una ragazza caraibica, venuta in Italia con la madre e finita nel gorgo dell’anoressia. Col tempo si è tirata fuori riuscendo attraverso il lavoro a farsi una famiglia e a comprarsi una casa. Poi c’è il venditore di Terre di Mezzo che dalla strada dove vendeva il giornale è arrivato ad esserne redattore per l’impegno e la costanza.
Tante storie, tanti episodi che si possono trovare sia sul sito (www.cenadellamicizia.it) sia leggendo il libro. Quello che rimane ancora da sottolineare è l’importanza di questa iniziativa per l’impegno, la dedizione, il sacrificio di quanti operano in Cena dell’Amicizia e si prodigano per ridare speranza, sorriso, certezze a chi si è perso per strada.
Sergio Biagini
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