Elettrauto: un mestiere d’altri tempi

 

 

“Sono sulla breccia da quarant’anni, sono qui dal 72, il lavoro è sempre meno. Sto seriamente meditando di chiudere”. Inizia così la chiacchierata con un altro personaggio che vive in zona 4, e titolare di una delle ultime officine di elettrauto. Un lavoro ormai che va scomparendo quello di Franco sorpassato dalla elettronica, dai computer, dalla tecnologia da anni entrata nella nostra auto.

Aveva iniziato anni fa riparando i motorini di avviamento dei camion dell’ortomercato e della Camm in ogni stagione con ogni tempo e sulle auto metteva le mani quando lo spinterogeno (i giovani d’oggi cerchino sul vocabolario questo termine) non andava, quando la batteria ti lasciava a spasso magari anche per colpa tua che avevi lasciato le luce accese la sera prima.

Chiusura dovuta al lavoro che diminuisce, allora?
“Non proprio ma per una serie di fatti. Il lavoro dell’elettrauto è quasi in via di estinzione, detto così sembra brutto ma è realtà. Tutto ciò deriva dalla tecnologia, dal fatto che le auto oggi si rompono meno anche perché spesso le auto in famiglia sono due e alternandole durano di più. Si usurano meno. La tecnologia ha portato a fare macchine perfette dove la manutenzione è ridotta. Si può dire che auto di oggi sono come le lavatrici: usa e getta”.

E mentre ascoltiamo queste parole osserviamo il vecchio laboratorio con gli attrezzi appesi sopra il banco da lavoro, un rettificatrice, ormai in disuso e ricoperta dalla polvere degli anni, tempo la cui patina si è stesa in ogni angolo. Dove sul pavimento sono appoggiate batterie vecchie e nuove, dove dai ganci pendono cinghie di trasmissione, cavi, fili elettrici. E ancora un banco con altri attrezzi e utensili che hanno rimesso a nuovo chissà quante auto. Su tutto spicca un cartello, a testimonianza della disponibilità che non è mai mancata in Franco riguardo al cliente: “Disturbate quando volete il vostro elettrauto”.

Solo attrezzi. Nessuna tecnologia?
“Vede, oggi per fare la manutenzione ad un auto bisogna investire in tecnologia e questa costa, costa per tenersi aggiornati, per acquistare gli strumenti. È un problema che ormai alla mia età non posso fare. Ma se ne avessi 30, di certo. E poi c’è un altro problema. Oggi quando la tua auto ha un difetto vai dal concessionario che te l’ha venduta, che ha le apparecchiature e in un attimo ti individuano il guasto. Sei quasi costretto ad andare da lui. Se anche ti attrezzi a volte succede che le case non ti danno gli aggiornamenti e devi andare sempre dal concessionario.

“Agli inizi degli anni ’80, quando la tecnologia cominciava ad affacciarsi nel nostro settore, avevo proposto di adeguarci ma mi sono sentito dare del matto. Poi, gli stessi che mi avevano considerato tale, mi hanno dato ragione, ma era troppo tardi per salire sul treno”.

Intanto mi mostra una strana macchina piena di quadranti: “Questo è un banco prova dove si controllano motorini, alternatori, spinterogeni, bobine”. Non ha saputo dirci l’età ma una ricerca con internet ci ha permesso di scoprire che il banco (nella foto) è il modello Super Gigante della OMZ che venne prodotto nelle varie versioni tra la fine degli anni 60 e i primi anni 80.

Oggi quali tipi di intervento fate?
“Qualche impianto di autoradio anche se oggi è di serie in tutte le auto e quando si guastano solo nelle officine delle case ci sono gli apparecchi per ripararle. Interveniamo sugli impianti elettrici a volte, o sostituiamo batterie, cinghie e altri interventi di piccola manutenzione”.

E tra una lamentela e un aneddoto si finisce inevitabilmente a parlare della zona che Franco ha visto cambiare radicalmente. Oltre che dal punto di vista architettonico, “tante case nuove venute su come i funghi dove c’erano i prati”, anche dal punto di vista della gente. Una volta, prendendo in prestito una parola venatoria, la gente era “stanziale”. Attaccata alla sua zona. Ora invece c’è un ricambio più frequente. Le facce cambiano sostituendosi da un giorno all’altro.

Come si sostituirà l’insegna dell’elettrauto Franco tra qualche tempo sostituita da chissà chi. Sparirà un altro pezzo di zona ma soprattutto sparirà, per il diverso modo di lavorare oggigiorno, una figura che ha accompagnato la generazione che litigava un giorno sì e l’altro pure con lo spinterogeno, con la bobina che faceva disperare. Dispiacerebbe se sparisse in un altoforno la OMZ Super Gigante. Franco, proponila al Museo della Scienza.

Sergio Biagini