L’altra faccia della ferrovia

 

 

Vagoni di treni dismessi ricoperti di ruggine, binari senza sbocco, erba alta e alcuni vecchi capannoni: basta attraversare il cancello di ferro sempre aperto in piazzale Lodi, a pochi passi dalla fermata della Metropolitana della linea 3, per trovare quello che non si sospetterebbe mai.

In quei capannoni, lontani dagli occhi dei residenti e di chi transita di fretta, vivono centinaia di extracomunitari: eritrei, sudanesi, nordafricani, arrivati qui con il passaparola, altri sfollati da altri accampamenti improvvisati come quello di viale Forlanini, smantellato la primavera scorsa.

La situazione è incredibile: nell’ex scalo di Porta Romana, c’è un mondo a parte, una realtà terribile di emarginazione e una situazione igienica a dir poco precaria. Uno dei due capannoni dismessi è utilizzato come deposito dei rifiuti: il pavimento ne è completamente ricoperto e appena ci si affaccia al suo interno, il brulichio velocemente interrotto segnala la presenza inconfondibile dei topi.

Ma gli immigrati vivono più in la: un altro capannone questa volta con delle stanze, alcune chiuse da tende, al cui interno si intravedono brande, fornelletti, cataste di giornali. E’ qui che vivono questi ragazzi, che trascorrono le loro giornate in attesa di un futuro. La maggior parte ha un’età compresa fra i 20 e i 45 e sono arrivati qui attraverso i viaggi della speranza, sborsando, come racconta uno di loro, fino a 7 mila euro.
Nelle stanze i segni dei ricordi e delle piccole passioni: le bandiere dell’Inter e i ritagli di giornale del giocatore preferito.

Ci occupiamo di questo caso dopo alcune segnalazioni soprattutto di cittadini preoccupati per la situazione igienica del luogo. Ultimamente nell'ex scalo sono arrivati molti nuovi arrivi e questo significherà anche un incremento dell'accumulo di immondizia. Dal punto di vista delle sicurezza, invece, non è arrivata fortunatamente nessuna segnalazione.

Sappiamo che l' intera area rientra in un progetto di riqualificazione generale: esiste già un accordo con Ferrovie Italiane e sarà la Regione Lombardia a stabilire i termini degli interventi, ma non ci sono dettagli né sulle funzioni né sui tempi. Ovviamente nulla si sa sulle sorti degli attuali “inquilini” dell’area.
Federica Giordani