In Suffragio 3 tanti spacciano ma molti di più comprano…

 

 

Caro direttore, ho letto con interesse sul vostro giornale l’articolo sulla situazione un po’ disastrosa dell’edificio di Suffragio 3. Tutto vero, lo dico per esperienza. Se volete, sono disposto a fare due chiacchiere con voi. E mail firmata

Decidiamo di raggiungere questo lettore speciale che coraggiosamente ha deciso di raccontarci l’altra metà di quel mondo che abbiamo tentato di descrivere in un nostro precedente articolo dopo le numerose segnalazioni dei cittadini residenti nella zona di Piazza S. Maria del Suffragio 3. Lì si trova un grande palazzo ormai fatiscente che ospita, fra gli altri, extracomunitari in subaffitto (anche 15 per ogni appartamento) in condizioni igienico sanitarie e di sicurezza assolutamente precarie. Il palazzo e il suo cortile interno sono diventati centro di spaccio per gli stupefacenti. Il nome del nostro lettore non apparirà nel testo per ovvi motivi di sicurezza.

Cosa ti ha spinto a decidere di raccontare la tua esperienza?
Quello che ho letto nell’articolo è soltanto una parte della realtà, quella vista dagli occhi di chi la vive dall’esterno. Ma io tempo fa facevo uso di sostanze stupefacenti, e qual posto l’ho frequentato, ho comprato droga in quel cortile.

Cosa intendi con “una parte della realtà”? Che cosa non sappiamo?
Il fatto è che sono tutti impegnati a combattere gli spacciatori, a dire che il problema centrale è quello. Ma qualcuno si è chiesto come mai c’è un mercato così florido? La verità è che la domanda è altissima, non si immagina nemmeno quanti e quali tipi di persone arrivano in quella casa per chiedere di comprare droga. Operai, commercianti, imprenditori, infermieri, rappresentanti, all’incirca tutti tra i 30 e il 50 anni, i ragazzini non vengono qui.

Come funziona lo spaccio nei cortili del palazzo?
Attraverso il passaparola vieni a sapere di questo palazzo. I contatti con gli spacciatori avvengono per telefono, si chiama al loro numero di cellulare e si prende un appuntamento. Salgono negli appartamenti a procurarti quello che cerchi. Tu non puoi certo salire con loro e ogni volta vanno in un appartamento diverso. Serve per depistare eventuali osservatori.

Chi sono gli spacciatori?
Uomini giovani, per lo più. Stranieri, del nord Africa, Marocco, Algeria. Alcuni hanno anche famiglia, figli, lavorano. Spacciano per guadagnare più in fretta. Non hanno la cultura del sacrificio per ottenere qualcosa in cambio, se c’è la possibilità di sfruttare la debolezza dell’altro lo fanno. Questa è ormai la regola della nostra società: sfruttare, dare il minimo indispensabile. Non c’è la felicità di dare all’altro. E’ incredibile vedere come si dimostrano disponibili e amichevoli se vuoi comprare e come invece ti trattino male se hai deciso che non ti serve più niente.

Tu ora hai smesso però…
Si, mi sono reso conto che la mia vita, non era più mia, che non era più la mia testa a funzionare. La droga, e non faccio distinzione tra leggere o pesanti perché non ha senso, ti fa essere qualcun altro: tutto quello che fai e dici non è frutto della tua persona. Se si vuole essere pienamente se stessi, essendo amati dagli altri bisogna avere il coraggio di accettarsi come si è, con le proprie insicurezze e debolezze.

Cosa ti ha fatto decidere?
Mi sono reso conto che ero drogato, l’ho ammesso: ho deciso che non volevo essere qualcun altro. E poi soprattutto mi ha aiutato la preghiera… Ora quando arrivo in Piazza S. Maria del Suffragio invece di andare a sinistra nel palazzone, giro e vado a destra dentro la chiesa. E quando ho finito di pregare sono veramente e solamente me stesso.