Alla ricerca delle “radio libere” di Zona 4
SSul finire degli anni ‘70 in Italia ci fu un cambiamento nell’etere radiofonico. Le frequenze fino ad allora monopolio della Rai o di enti governativi furono utilizzate, pur considerate fuorilegge, da chi aveva capito che i giovani di allora, e non solo, volevano qualcosa di diverso, desideravano ascoltare “tutta” la musica, chiedevano di far sentire le proprie opinioni, diffondere le loro idee attraverso un mezzo come la radio. I primi tentativi furono interrotti dall’intervento della forza pubblica (una radio a Catania trasmise solo 27 ore nel 1970) ma negli anni a seguire le emittenti, considerate clandestine o “radio pirata”, aumentarono al punto che la Corte Costituzionale sancì la libertà di emissione radiofonica privata. La conseguenza immediata fu un proliferare di radio in tutta Italia e ovviamente nella nostra città: le cosiddette “radio libere”.
Per ricordare un momento così importante, alcuni mesi fa al Museo della Scienza e della Tecnologia è stata inaugurata la mostra “Trent’anni di libertà d’antenna” dedicata a questo fenomeno e con l’occasione è stata aperta la nuova sezione dedicata alle radio in una sala del prestigioso Museo milanese.

La prima radio a Milano fu Radio Milano International (l’odierna Radio One o One) seguita da molte altre che ai tempi non disponevano ancora di veri e propri studi, ma spesso venivano attrezzati scantinati, soffitte, negozi di radiotecnica, appartamenti dove si andava “in onda” con mezzi di fortuna. Le apparecchiature del tempo erano primordiali rispetto alla tecnologia odierna: vecchie trasmittenti militari, un’antenna in bilico sui tetti, un giradischi, un registratore a nastro e poco altro per “farsi sentire”, talvolta dividendosi le frequenze, con palinsesti decisi giorno per giorno e programmazione musicale che dipendeva a volte dai prestiti dei dischi degli amici. Quelle meno fortunate chiusero, altre proseguirono il loro cammino affermandosi, evolvendosi, cambiando nome, ma ormai il processo era innescato e le radio libere entrarono a far parte della nostra vita.
Prendendo spunto dalla mostra di cui si diceva siamo andati alla ricerca delle radio libere di Zona 4 scoprendo che non erano poche quelle che trasmettevano. Vi raccontiamo la loro storia attraverso a volte le scarne notizie trovate.
Incominciamo con Radio Milano Centrale che iniziò a trasmettere in via Mameli al 10, poi in Corso Buenos Aires, e che dopo qualche tempo cedette le proprie frequenze a Radio Popolare, emittente a tutt’oggi attiva in un’altra zona di Milano.
Radio Studio Milano era situata in via Lazzaro Papi 15 e questo, purtroppo, è l’unico dato in nostro possesso. Nemmeno attraverso internet abbiamo trovato altre notizie che la riguardassero. Anch’essa una meteora che attraversò l’etere sopra Milano.
Radio Derby operava da Corso Indipendenza 18 e principalmente si occupava di notizie sportive. Tentò anche l’avventura televisiva con Tele Radio Derby limitatamente all’area di Milano trasmettendo solo il monoscopio e andando in onda solo la domenica pomeriggio. Avrebbe dovuto essere in seguito, secondo un progetto dei nuovi proprietari, una radio dedicata alle musiche anni ‘30 e ‘40 ma a metà degli anni ‘80 chiuse e le frequenze furono cedute a Rai Radio Uno.
Digitando sui vari motori di ricerca “radio libere milano” abbiamo scoperto una Radio Milano Corvetto 78. Come molte delle radio di quei tempi ebbe vita breve e si trasformò in Radio Freedom.Sparita anche questa nel corso degli anni senza lasciare traccia.
Conosciuta ai tempi era Radio Stramilano 102, una delle emittenti storiche di Milano che prese il nome dalla manifestazione sportiva milanese e che dava ampio spazio a commenti e servizi sulla realtà cittadina. Nata in via Roncaglia, dal 1980 trasmetteva da via Bacchiglione al 21. Fu rilevata da SegnaleItalia poco tempo dopo e poi da Radio Reporter.
Non lontano da via Bacchiglione, in viale Brenta al 6, operava Radio Funny. Nessuna notizia neanche per questa radio magari come molte altre attiva per poco o chiusa per mancanza di fondi, tenendo conto che la pubblicità che poteva sostenere i costi non aveva scoperto in pieno questo nuovo mezzo.
Radio Kolbe non era una vera e propria radio libera. Era stata creata ad uso dei parrocchiani della chiesa di viale Corsica che ogni sera alle 19.15 potevano sintonizzarsi e ascoltare il Rosario e la Santa Messa.Il raggio di ascolto era molto ristretto e la radio proseguì le emissioni fino a dieci anni fa quando i costi burocratici di mantenimento in vita risultarono troppo elevati.
Infine da ultima RDS che risultava essere una radio che trasmetteva da via Cavriana 5, mentre lì aveva sede la concessionaria di pubblicità di Radio Dimensione Suono che opera ancora a Roma.
Pensavamo di aver trovato una radio attiva in zona, invece Radio Juke Box in via Cellini ha solo la sede legale: la vera trasmittente è a Como e, risolti alcuni problemi tecnici, arriverà anche a Milano a breve.
“Il numero chiamato è inesistente”: così risponde Telecom se si telefona a Radio Musica Energy Time che secondo un motore di ricerca risultava operare da via Monte Palombino a Rogoredo.
Qui finisce la nostra ricerca ma certo qualche altra radio libera ha operato in zona e se qualcuno dei nostri lettori ne fosse a conoscenza o addirittura vi avesse lavorato ci chiami (02 45477609 o 333 3634480). Saremo lieti di fare quattro chiacchiere in modo da dare ai nostri lettori testimonianze più dirette.
Oggi 1200 radio libere (ma per la struttura odierna dovremmo chiamarle radio commerciali) ci fanno compagnia e 37 milioni di persone quotidianamente ascoltano la radio per avere notizie, ascoltare musica, dialogare.
Un’ultima curiosità: un gruppo di radioamatori milanesi, guidati da Eugenio Gnesutta, ingegnere e pioniere della radio italiana, il 5 maggio 1925 attivò da via Santo Spirito un’emittente radio pirata col nome di copertura Posto Zero. Gnesutta per controllare la ricezione del segnale invitò chi lo stava ascoltando a bere in un bar: si presentarono in molti, ma quella che potrebbe essere considerata la prima radio libera di Milano fu subito rilevata dalla Rai di allora, l’URI.
Sergio Biagini
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