La Caritas Ambrosiana di Roberto Davanzo
Si è compiaciuto della presenza di QUATTROal convegno “La città abbandonata: dove sono e come cambiano le periferie italiane” -di cui Chiara Pracchi riferisce ampiamente qui sopra- don Roberto Davanzo, quando l’abbiamo incontrato nel suo studio di direttore della Caritas ambrosiana. È un cattivo segno l’assenza degli amministratori pubblici e della stampa nelle occasioni in cui qualificati ricercatori, senza interessi privati sul territorio, discutono studi di ambiente con la gente che nell’ambiente vive. Soltanto una paziente ricerca condivisa, sostenuta da adeguati mezzi economici, potrà avviare a soluzione gli impellenti problemi della convivenza urbana migliorando la qualità della vita e la sicurezza per tutti, troppo spesso trattata esclusivamente come problema di ordine pubblico.

Roberto Davanzo, perito informatico diplomato all’istituto tecnico “Feltrinelli”, sacerdote con lunghe esperienze in parrocchia, coadiutore per otto anni a Santa Maria del Suffragio e parroco in altra zona della città, per nove anni assistente regionale del movimento Scout, nel 2004 viene chiamato a dirigere la Caritas ambrosiana. Gli parliamo a lungo, convinti come lui, che i drammatici problemi delle metropoli moderne, che destano preoccupazioni e registrano grandi sofferenze, non possano essere risolti con provvedimenti di emergenza ma con attenzione per tutti, ricerca sul lungo periodo, investimenti non speculativi e educazione alla legalità, al rispetto e alla solidarietà.
La Caritas ambrosiana, attiva nella diocesi dal 1974, opera nel sociale attraverso centinaia di gruppi parrocchiali, con un volontariato qualificato che interviene nelle immediate urgenze di singoli e famiglie, con alimenti, contributi alle spese dell’affitto, sostegno alla scuola dei ragazzi e corsi di italiano per straneri; ma offre ancheattenzione alle persone più problematiche e sole, attraverso i centri di ascolto, pure disponibili sul territorio presso le organizzazioni parrocchiali, con suggerimenti giuridici, consigli, indicazioni burocratiche e anche con prezioso amichevole ascolto. Se questa è l’attività più conosciuta della Caritas, da cui ogni giorno traggono vantaggio in molti italiani e stranieri con gravi problemi economici e di inserimento, don Davanzo chiarisce con forza che la prima finalità della Caritas resta l’educazione di tutti a una visione diversa dei rapporti frale persone, con più fiducia e meno timori, con più generosità e meno sprechi e la sollecitazione a operare in coerenza con i principi della partecipazione e della solidarietà in ogni ambiente e a provocare gli interventi di competenza da parte degli enti pubblici preposti ai diversi settori della vita cittadina.
È facile essere a conoscenza di specifici interventi della Caritas o magari avere indirizzato qualcuno alla sua rete, ma abbiamo chiesto a don Roberto quali siano nella nostra zona le realtà a cui porgere maggiore attenzione: ce ne ha indicate tre. La più grave è il quartiere Calvairate Molise, i cui drammi sono già passati su queste pagine. È sconcertante come il degrado e la sofferenza siano cronicizzati nell’assenza di interventi pubblici: uniche presenze il comitato inquilini, animato dalla combattiva determinazione di Franca Caffa, e i volontari Caritas delle parrocchie di Sant’Eugenio e, soprattutto, San Pio V.Neppure i contratti di quartiere che avrebbero dovuto realizzare una concertazione partecipata, né i promessi finanziamenti regionali per la riqualificazione delle aree periferiche hanno portato altro che promesse, mentre l’incremento dell’abusivismo e il crescente numero di persone con disagio mentale rendono sempre meno serena e sicura la vita degli anziani soli. Ci sono stati casi di anziani ammalati che hanno addirittura rifiutato il ricovero necessario, per il timore di non ritrovarsi l’alloggio al rientro dall’ospedale. Eppure, secondo don Davanzo, occorre provarci ancora a impegnare le istituzioni, perché comunquele soluzioni ci possono essere.
Diversa, e più positiva, la situazione dell’ex zona 13, oggetto della ricerca promossa dalla Caritas Italiana, illustrata nella relazione di Chiara Pracchi: l’attività dell’unità pastorale, costituita dalla diocesi e promossa con convinzione dalle diverse parrocchie, insieme a studi condotti e portati a termine, lascia intravedere speranze costruttive di un ambiente socialmente vario, ma nel quale anche le eccellenze edilizie sono, almeno per qualche aspetto, rivolte all’ambiente, come nel caso del Centro cardiologico Monzino, che pure non limita la sua attività alla zona. Sembra quindi di scorgere qualche possibilità di positiva integrazione.
E, terzo, il problema delicato degli insediamenti dei rom, proprio in questi giorni smantellati con le ruspe in via san Dionigi per ordinanza del sindaco. Don Roberto non ha esitazioni a negare che questa sia la soluzione: il problema va affrontato con proposte nuove che non ignorano la realtà complessa e difficile, ma che devono avere come prospettiva l’integrazione, valorizzando una tendenza stanziale che va emergendo anche presso gli zingari e proponendo attività che li affezionino al territorio. Gli zingari godono di una cattiva fama, determinata dalla loro storia di persecuzioni, dal nomadismo, dall’essere stati additati come capro espiatorio: una antipatiache pare non cerchino neppure di dissolvere con comportamenti virtuosi. Tuttavia, senza un buonismo assolutorio e senza venir meno alla pretesa della legalità per tutti, occorre cercare soluzioni coraggiose e originali che non possono essere comunque affidate a singoli comuni. Il rischio grave, anche per gli anni che ci attendono, è invece il contrapporre realtà sociali radicalmente diverse senza studiare integrazioni generando, di fatto, contrapposizioni e ostilità potenzialmente violente.
Sorprendente, nel colloquio conil presidente della Caritas, che ha davvero esperienze di degrado e di sofferenze difficili da immaginare, è la fiducia positiva che i problemi anche più ardui possano essere avviati a soluzione ragionevole ed equilibrata: spesso non accade per negligenze, rifiuto alla ricerca, indisponibilità a mettersi in discussione o rivedere preconcetti. Sono gli stessi richiami, insieme all’invito a mantenere lo sguardo nel volto di Dio rivelato da Cristo –certo che non ci arriviamo, ma lo sguardo deve essere alto!-, che predica dal pulpito della parrocchia degli Angeli Custodi, presso la quale da alcuni anni don Roberto abita.
Ugo Basso
![]() |