Un rifugio a cinque stelle
Tra un anno entrerà in funzione il nuovo canile municipale - ma per le caratteristiche è meglio chiamarlo rifugio per cani - in fase di completamento nella vasta area a ridosso dell’uscita Forlanini della tangenziale. Circa 40 ettari dove sono posizionate 11 strutture, che richiamano la tipologia della cascina lombarda, che accoglieranno gli amici a quattro zampe. Si parla di 350 cani come capienza massima e di 200 gatti. A questi si aggiungerà una dodicesima “cascina” adibita al primo ricovero degli animali prima di essere portati assieme agli altri, con una capienza massima di 30 animali.
Ce ne ha parlato l’architetto Memoli, incaricato del progetto, che ci ha spiegato come sono state concepite le strutture e come il progetto veda queste costruzioni disposte ad arco attorno alla zona amministrativa ubicata in una delle due vecchie cascine preesistenti. Al proposito, la più grande è stata recuperata, in parte perché le condizioni erano veramente pietose, per ospitare gli uffici amministrativi, la direzione sanitaria e l’appartamento del custode.La seconda cascina invece per il momento non verrà completata perché i fondi necessari al suo recupero sono stati dirottati su un’altra opera di maggiore utilità.
È infatti accaduto che proprio quando il progetto era quasi completo, il canile di via Lombroso ha avuto una richiesta da parte della So.Ge.Mi, la società che gestisce l’Ortomercato, del terreno. Si è reso allora necessario lo stop ai lavori della cascina e il dirottamento dei finanziamenti per la costruzione di un ulteriore modulo dove saranno accolti i cani randagi e abbandonati e tenuti in osservazione prima del loro inserimento nel canile rifugio.

L’architetto Memoli, che è anche responsabile dei lavori, ci accompagna poi a visitare le “cascine” illustrandoci le caratteristiche funzionali e di avanguardia di questo rifugio. Ogni struttura dispone di 16 box composti da due zone, giorno e notte, e di uno spazio recintato antistante dove il cane può muoversi liberamente.“Ogni box – racconta Memoli – può ospitare da uno a tre cani, a seconda della taglia, ed ha una zona giorno di 8 metri quadri e una zona notte di quattro. Tra le due file di box abbiamo creato un corridoio di servizio utilizzato per le varie operazioni dagli addetti al canile. Ogni gruppo di quattro box può essere riscaldato separatamente a seconda delle necessità. Un impianto di riscaldamento a pannelli permette di alzare la temperatura di diversi gradi rispetto a quella esterna in relazione al tipo del cane”. Un sistema che ha veramente dell’incredibile e che soprattutto sottolinea la cura dei dettagli e le soluzioni ottimali che sono state pensate per gli “ospiti”.
Nella zona giorno vi è un impianto di distribuzione d’acqua che si svuota automaticamente per evitare ristagni e una capace ciotola dove servire i pasti. Inoltre è prevista l’uscita dei cani dalle loro gabbie per le sgambate che avverranno negli spazi verdi attrezzati attorno alle varie “cascine”.

A proposito di idee, il presupposto dal quale si è partiti nel costruire questo complesso è stato quello di fare un luogo non fine a se stesso ma fruibile dalle persone. Creare un luogo dove si possa entrare, non solo per prendere in affido un cane, ma un luogo dove potersi fermare, passeggiare.
“Non un canile nel senso tradizionale della parola – ci dice l’architetto Memoli - non un luogo marginale, ma un luogo che potrebbe diventare un parco tematico con il cane come tema principale. Fare quindi un canile aperto con orari di frequentazione, dove la gente possa entrare, vedere come funziona. Un luogo dove poter venire a fare una passeggiata, dove si possa creare una sala convegni, una biblioteca sui cani ma anche sull’ambiente in generale, con la collaborazione di etologi che accompagnano gruppi. Ho anche pensato a statue di cani famosi, da Argo a Rin Tin Tin o il commissario Rex”.
Un luogo quindi adatto alle scolaresche.
“Esatto; e vogliamo stabilire un rapporto con le scuole perché si facciano arrivare le scolaresche creando accoglienza, stimolando l’osservazione degli animali e la natura. Un luogo di grande attrazione e qualità: tutto dipende dal Comune, ma le condizioni ci sono.Si potrebbero creare percorsi che si snodano attorno alle strutture, porre delle sedute e pannelli esplicativi sulla storia del cane nel tempo. Non solo le scuole primarie ma anche le superiori potrebbero fruire di questo luogo che sarebbe un utile campo di ricerca per gli studenti della vicina università di veterinaria”.
Memoli non si ferma più e ipotizza anche lo sfruttamento degli spazi per ospitare mostre; addirittura portare qui il canile della Polizia locale per far diventare questo spazio un sistema articolato che si mostra alla città in tutte le sue funzioni.
Anche ai gatti è stata riservata una “cascina” con una capienza prevista di 200 ospiti. Questa costruzione è uguale alle altre, con la differenza che sarà vetrata per garantire una temperatura più alta rispetto a quella dei cani. Anche Micio avrà a disposizione uno spazio per sgranchirsi le zampe, ma ovviamente con una rete nella parte superiore per evitare fughe. Una piccola cucina dove preparare i pasti e un impianto di aspirazione per disperdere i cattivi odori completano “casa Micio”.
Un luogo infine dove anche la disposizione delle diverse “cascine” non è data al caso ma è in funzione di un corretto soleggiamento, mentre la piantumazione è stata studiata per offrire il massimo di ombreggiatura alle varie costruzioni.
All’architetto Memoli rimane solo un rimpianto: non poter utilizzare la struttura automatica di lavaggio delle gabbie che è stata montata per prova in uno dei moduli. Un sistema che mediante braccia meccaniche che si abbassano e alzano, e si spostano da un ambiente all’altro del box, spruzzano acqua e disinfettante per pulire e soffiano poi aria per asciugare i box. Un impianto veramente razionale che invece è stato bocciato.
Quando entrerà in funzione il complesso, l’entrata con i mezzi avverrà da via Corelli, mentre un ingresso pedonale e ciclistico è previsto sul viale Forlanini all’altezza della vecchia polveriera oggi abbattuta.Non resta che aspettare meno di un anno per poter toccare con mano quanto realizzato e verificare come Milano possa andare fiera di questa opera, che si può considerare all’avanguardia in Europa.
Sergio Biagini
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