MIVAR: tutto iniziò in via Tommei

 

 

“Siamo andati ad Abbiategrasso per raccontare una storia di zona 4. Che cosa hanno in comune questa città e la nostra zona?

L’inizio dell’avventura della MIVAR, il maggior produttore di televisori italiani che ha lo stabilimento ad Abbiategrasso, incomincia nel 1945, nell’allora quartiere di Calvairate, in via Tommei. Qui Carlo Vichi, oggi ottantaquattrenne ma ancora saldamente al timone della sua azienda, nel monolocale dove vive produce componenti per radio e assembla piccoli apparecchi, un’attività che alla fine della guerra aveva avuto notevole impulso grazie alla diffusione della radio e che aveva fatto sorgere molte fabbriche italiane importanti.

Dopo aver iniziato a lavorare in una fabbrica di chiodi per tappezzeria Carlo Vichi mette a frutto i suoi studi da radiotecnico e… “In via Tommei, io, ovvero la VAR (Vichi apparecchi radio) - ci racconta il suo fondatore - facevo le radioline economiche. A quei tempi non era facile trovare la componentistica, e allora spesso andavo alla Fiera di Senigallia per trovare qualche pezzo. In seguito quando intuii che la componentistica era importante iniziai a produrla da solo vendendola non solo a Milano ma anche in tutta Italia”. Una curiosità: il rappresentante di Vichi era Marco Ponzoni il papà di Cochi Ponzoni, da sempre in coppia con Renato Pozzetto.
La necessità di spazio per l’ampliarsi della attività si traduce nel trasferimento in via Curtatone nel 1950 dove Carlo Vichi inizia la produzione in proprio della componentistica delle radio.

Quando nel 1955 compare sul mercato la modulazione di frequenza, della quale Vichi capisce le potenzialità avendo fatto già da tempo esperimenti in tal senso, alla VAR si iniziano a produrre le radio con questo nuovo sistema di ricezione. Per fare questo lo spazio di via Curtatone non basta. Qui rimane la produzione dei componenti, mentre l’assemblaggio delle radio viene fatto in un seminterrato di via Strigelli all’angolo con piazzale Martini (dove oggi c’è l’Oviesse n.d.r.). Nuova sede ma anche nuovo nome: anteponendo la sigla MI al logo precedente VAR si trasforma in MIVAR.

Si amplia anche il numero degli occupati che salgono a 200 dipendenti. “Il fatturato mensile crebbe in maniera esponenziale – racconta Carlo Vichi - Passai da otto a trenta milioni in poco tempo. Dalle 100 radio prodotte al mese agli inizi, arrivai con il tempo a produrne cinque-seicentomila all’anno A quei tempi non c’era la concorrenza asiatica come oggi che sta monopolizzando il mercato e mettendo in crisi i produttori che ancora sopravvivono in Europa e in Italia. Potevo vendere le mie radio a metà prezzo di quelle che arrivavano dalla Germania. In via Strigelli eravamo in un seminterrato di una casa all’angolo di piazzale Martini dove la produzione proseguì attivamente con una gamma di 6 modelli di radio. Cambiava la carrozzeria ma il “motore” era comune a tutti”.


A questo punto sorge spontanea una domanda. Via Tommei, via Strigelli, piazzale Martini: quali ricordi ha della zona?
“La zona 4 era un paese nella città ai miei tempi con le case popolari per lo più abitate da operai. Un luogo dove ci si conosceva tutti e io ero conosciuto perché quando c’era bisogno andavo a riparare le radio. Sono stato uno dei primi attorno al 50 ad avere il telefono in duplex con un funzionario della allora Stipel. Ricordo anche piazzale Martini senza gli alberi, tagliati durante la guerra per fare legna, e poi rimessi finito il conflitto. Ricordo i campi dopo viale Molise, alla fine delle case popolari dove c’erano ancora le cascine (Carlo Vichi è nato a Lambrate nella cascina Mulino della Croce e vissuto in via Bertolazzi vicino alla cappelletta di via Conte Rosso n.d.r.). In via Ciceri Visconti c’era quello che chiamavamo “il bastimento” una delle prime case non popolari con gli ascensori. E poi le case minime di via Zama, quelle sempre in Ciceri Visconti e la cascina della Trecca, dove c’erano le “signorine”.

La storia della MIVAR in zona 4 finisce attorno al 1960 con la grande richiesta da parte del pubblico del televisore. Ancora una volta Carlo Vichi capisce l’importanza di questo nuovo mezzo di comunicazione e la MIVAR si allontana da Milano e, dopo una breve parentesi in via Giordani, si trasferisce ad Abbiategrasso nel 1963 rimanendo l’unica ditta italiana contro i grandi gruppi stranieri. Ma questa è storia recente.

Sergio Biagini