All’Einstein si punta al Sole

 

 

“Il bolometro è uno strumento usato per misurare la radiazione elettromagnetica totale, comprensiva cioè di tutte le lunghezze d’onda”. Fin qui un dizionario scientifico.

Invece un gruppo di ragazzi del Liceo Einstein, guidati dalla professoressa Moretti e con il valido aiuto del dottor Cenadelli del Centro di Fisica di Brera, hanno voluto sperimentare dal vivo le caratteristiche di questo particolare strumento, partendo dal prototipo che vedete nella foto.
Un percorso cominciato all’inizio dell’anno scolastico che si è sviluppato strada facendo attraverso la progettazione, incontri, aiuti da parte di professori esperti, e che alla fine ha ottenuto ottimi risultati e piena soddisfazione anche da parte degli stessi ragazzi.
Questa iniziativa prende spunto dal progetto “Percorso lauree scientifiche” che tende ad avvicinare gli studenti a discipline scientifiche che spesso sono tralasciate nel percorso universitario dopo gli studi superiori.

Prima di proseguire chiediamo alla professoressa Moretti: a cosa serve il bolometro?
“Il principio dal quale si parte è quello di un corpo nero che assorbe tutte le radiazioni. Il bolometro in particolare è un piccolo bolo, o lamina, di rame molto puro, ma si può fare anche in alluminio, ricoperto di nerofumo, nel nostro caso è stata usata vernice nera, inserito in un contenitore completamente isolante e bianco in modo che rifletta, che viene puntato verso il Sole. Collegato ad un termometro digitale, viene dapprima raffreddato e poi indirizzato sul Sole. In pratica si tratta di registrare la differenza fra la temperatura iniziale e quella raggiunta con l’assorbimento dell’energia solare. Abbiamo registrato per un certo tempo e ottenuto la curva della costante solare. Costante solare che è stata registrata con altri apparecchi ben più sofisticati e fuori anche dall’atmosfera terrestre, ma che speriamo quando terminerà questo esperimento di aver trovato con buona approssimazione. Sarà inoltre possibile fare delle valutazioni di quanto è inferiore, di quanto l’inquinamento influisce sulla dispersione o vedere come varia la rilevazione con un cielo coperto”.

Rilevazioni – ci ha raccontato la professoressa Moretti – che possono essere effettuate tutti i giorni alla stessa ora o per un certo periodo dell’anno o anche per tutto l’anno, per vedere come cambiano le misure facendole in diversi momenti, tenendo anche presente la semplicità dello strumento assemblato dai ragazzi della 5° in confronto ad apparecchi più sofisticati. Certi bolometri prima dell’utilizzo sono portati a temperature vicine allo zero assoluto ma qui siamo a livelli professionalmente elevati. Altri sono dotati di optional come una termocoppia per misurazioni più esatte o di un ventilatore. Però i risultati del bolometro “fatto in casa” dagli studenti dell’Einstein si possono considerare per ora soddisfacenti.

Chi ha partecipato a questo progetto e quale è stato l’interesse?
“La mia quinta, e devo dire che i ragazzi sono stati interessati, determinati e pieni di entusiasmo sia di portare a termine le sperimentazioni iniziate con il loro bolometro, sia di partecipare all’esperienza delle Canarie che ci ha visti ospiti del TNG, il Telescopio Nazionale Galileo”.

Il lavoro non termina qui. La professoressa Moretti continuerà questa esperienza anche il prossimo anno con sperimentazioni anche più impegnative, visti i risultati di quest’anno. Se ne riparlerà a settembre all’apertura del nuovo anno scolastico.

Sergio Biagini