Incontrati per caso
Maestri Campionesi 22, negozio a una vetrina: fino a un anno fa c’era l’insegna di un fabbro, una bella insegna in ferro battuto. Nel mio immaginario il fabbro era quello dei libri delle scuole elementari di quaranta anni fa oppure il fabbro sovietico e sicuramente proletario: evidentemente da allora i fabbri si sono evoluti in artigiani creativi! Nell’ultimo anno, ripassando, noto dei cambiamenti: un coloratissimo mosaico sul marciapiede attira la mia attenzione, adesso non c’è più solo il fabbro e c’è Edildesign, una impresa edile. Ripasso ancora nei giorni scorsi e do un’occhiata meno fuggevole, nonostante l’impalcatura sulla facciata dell’edificio nasconda un po’ anche il negozio. E vedo, nell’ordine, magliette con scritte e disegni di vario tipo, collane, cornici, un grande quadro a mosaico, sedia in ferro battuto (opera del fabbro, immagino) e, una volta dentro, perché questa volta entro, e vengo accolta da due baldi quarantenni, tanti oggetti artistici, un grande lampadario in rame, stampe di fotografie delle scie lasciate da un aereo, ed altro ancora. Difficile capire il ramo merceologico, e capire che cosa lega tutti quegli oggetti, e capire perché un artigiano edile può vincere il secondo premio di un concorso di cortometraggio e vuole fare una sceneggiatura. Ma un po’ alla volta, con l’aiuto di Philippe e David, i due titolari, e guardandomi anche il cortometraggio (a un certo punto fra i personaggi vedo anche Antonella, la mia parrucchiera), capisco quasi tutto e riassumo per i lettori.

Philippe (italo-francese, con due nomi e due cognomi, uno per ogni nazionalità) e David sono i titolari della impresa edile Edildesign, che si occupa di progettazione, ristrutturazioni e illuminotecnica. Molti dei loro operai sono stranieri e dall’esperienza lavorativa con loro, con le loro diversità linguistiche e culturali, è nato nel 2005 il cortometraggio “Una casa fatta col cuore”, presentato al concorso internazionale per “cortometraggi sulle imprese da oscar” promosso dalla Regione Toscana e dalla Provincia di Arezzo per promuovere la responsabilità sociale delle imprese. Ma Philippe e David sono anche dei creativi, David fa i mosaici e si occupa della parte grafica ad esempio, Philippe costruisce oggetti, lampade, fa magliette, crea messaggi (rientra nella categoria di quelli che pensano positivo).
Infatti, sulla porta d’ingresso un grande logo vi accoglie con la scritta “phil good”.
L’impresa, poi, ha un’altra ambizione: far diventare il negozio uno spazio per il quartiere, come sta accadendo quasi per caso.La vicina di fronte che crea collane e le espone, la signora che crea vasi, o cornici e qui le mette in mostra o magari le viene a realizzare direttamente in loco, sono alcuni esempi di come questo spazio possa aprirsi ai creativi, tali semplicemente per passione, e bravura.
Nella stessa logica rientra l’iniziativa “crea il tuo tavolino”: loro ti mettono a disposizione lo spazio e le tessere di mosaico e tu crei.
Le idee abbondano, così come le creazioni; le potenzialità sono quasi illimitate. E sicuramente Philippe e David ci riserveranno molte altre sorprese: li terremo d’occhio. Stefania Aleni
![]() |