Dieci agenti speciali
Ivan, Xerro, Osco, Lex, Jas, Eros, Brax, Epos, Paale, Yako. Non è la formazione di una squadra di calcio (ne manca uno) ma la squadra dell’Unità cinofila della Polizia Locale di Milano che opera sul territorio e il cui intervento è spesso richiesto in Lombardia e anche in tutta Italia. Il centro, che ha base nel Parco Forlanini dove ci troviamo con il responsabile, signor Daniele Mazzini, ha iniziato la sua attività il 3 ottobre del 2000 e qui gli amici quattro zampe, tra ordini ma anche coccole, sono addestrati per compiti di polizia, nella ricerca di persone o per individuare i nascondigli dove vengono occultate le sostanze stupefacenti.

Prima di iniziare a visitare il centro che ospita attualmente 10 cani, due antidroga, 8 di polizia e di questi due anche con compiti di ricerca, ho l’opportunità di assistere alle prove, oltre alle visite mediche, che annualmente ogni cane deve fare per essere dichiarato idoneo. Con gli anni anche loro accusano fatiche e acciacchi e quando la soglia di attenzione e di rendimento non rientra in certi parametri è messo a riposo, “congedato”. E di norma rimane con il proprio addestratore con il quale si è instaurato un tale rapporto che dividerli farebbe male ad entrambi.

La prima prova è quella di ubbidienza, rispondere cioè senza esitazione ad ogni comando gli viene impartito, mentre nella seconda viene simulato un attacco contro un potenziale malintenzionato. In questo caso “l’attore” è il signor Mazzini, il cui braccio, ben protetto da una struttura in kevlar, viene bloccato dalla ferma presa delle mandibole del cane. La forza esercitata è minima, il cane è addestrato a non raggiungere mai l’estremo se non in casi eccezionali, ma se consideriamo che la pressione è attorno ai 230 chili per centimetro quadro, una presa data con forza provocherebbe un istantaneo blocco dei centri nervosi del braccio causando un’immediata perdita di sensi. Come dice il signor Mazzini: “Non arriviamo mai all’estremo, è sufficiente il “sorriso a 42 denti” di un cane per tranquillizzare un malintenzionato”.

Eccomi quindi a visitare gli “alloggi” dei cani con accanto la loro cucina e… bagno dove vengono sottoposti a toeletta. A proposito di cucina, i cani mangiano, sempre tutti assieme, solo ed esclusivamente cibo secco, e non lo stesso tipo per tutti, anche per praticità in previsione delle trasferte. Su di una lavagna le dosi per ognuno di questi bellissimi animali comprese le pastiglie per rinforzare il calcio nei denti, le stesse che si danno ai bambini. E un po’ in effetti lo sono, perché si lasciano coccolare e accarezzare con la coda che pare un tergicristallo durante un acquazzone.
All’interno di un’altra costruzione è situato il centro di comando con i monitor di sorveglianza del perimetro del centro e l’infermeria per interventi di primo soccorso e dove una vecchia bilancia che si usava al mercato ortofrutticolo per la sua forma consente di fare sedere il cane e controllarne il peso con facilità. Un cane di questo tipo arriva a 36 chili, un po’ meno quelli antidroga.
Un centro molto efficiente, ben organizzato e soprattutto sempre all’erta. Tutti i giorni dell’anno questi poliziotti senza divisa sono pronti assieme ai loro affezionati istruttori a partire dove ci sia bisogno. I cani che vivono qui, si diceva all’inizio, hanno tre compiti: il primo è di polizia ovvero sono preposti alla sicurezza, in metropolitana ad esempio o di servizio durante cortei e manifestazioni, poi c’è il cane da ricerca di tracce in superficie, diverso da quello addestrato per ritrovare le persone sotto macerie o valanghe, utilizzato per rintracciare persone in fuga, persone che si sono perse o addirittura rapite. La terza ed ultima specializzazione è quella del cane antidroga, un vero e proprio fenomeno che ho visto all’opera e che ha svolto il suo dovere a pieni voti.Era, infatti, una delle ultime prove di Champ prima di essere dichiarato “abile e arruolato” e con lui Daniela, la sua istruttrice, giunti ormai al termine del loro addestramento prima di entrare in servizio a Bergamo.
Questi cani sono particolarmente allenati, grazie anche a certe loro caratteristiche giovanili, a riconoscere diversi tipi di stupefacenti, marijuana, eroina, coca e vengono utilizzati “in operazioni di ricerca di sostanze nelle auto o durante perquisizioni (di recente uno di questi cani ha trovato cinque chili e mezzo di eroina), o controlli in parchi pubblici o insediamenti – ci spiega Mazzini -. Sono particolarmente efficienti e sono richiesti da tutte le forze dell’ordine. Sono cani determinanti ed insostituibili”.
Una piccola parentesi: è falsa la leggenda metropolitana che i cani antidroga possono diventare dipendenti da queste sostanze. Non vengono mai a contatto con la sostanza pura.
La prova alla quale ho assistito è consistita nel nascondere in un’auto, di quelle che si trovano al deposito Molise, due pacchetti con la sostanza stupefacente. Champ, accompagnato dalla sua istruttrice Daniela, è stato fatto avvicinare a diverse macchine ma il suo naso lo portava sempre vicino ad una che ha continuato a fiutare abbaiando. Aperto il portellone il cane ha iniziato a raspare contro una fiancata interna. Il suo fiuto aveva fatto centro. Ma non era finita: in un’altra parte dell’auto era nascosto un altro pacchetto di droga. Non ci è voluto molto a Champ ad individuarlo raspando e abbaiando per richiamare l’attenzione. La prova era superata brillantemente anche da parte da parte della sua istruttrice.
La piacevole mattinata è arrivata al termine, giusto il tempo di porre alcune domande al signor Mazzini:
Quanto costa un cane?
“Un cane prima di essere introdotto ai corsi, per le qualità che richiediamo, per la selettività genetica, costa fino a 4000 euro. Un cane abilitato, al termine di un corso raggiunge un costo di 50.000”.
Per quanto riguarda l’addestramento di un cane e del suo istruttore, ci racconta Mazzini, il tempo varia secondo la specializzazione: sono necessari nove mesi per un cane antidroga mentre quelli preposti all’ordine pubblico richiedono un corso di un anno. Un mese viene utilizzato solo ed esclusivamente per l’affiatamento, in modo che s’instauri un rapporto tra uomo e cane che alla fine porta a lavorare per dare i risultati migliori.
Quanto tempo un cane resta in attività?
“La carriera di un cane di media è attorno ai nove anni, eccezionalmente può arrivare a dieci”.
Hanno un grado questi animali?
“I cani non hanno un grado ma solo una matricola e uno stipendio di 4,5 euro al giorno che include vitto, veterinario, medicine, spese vive del canile. Un costo non eccessivo per l’amministrazione. Chiedono pochissimo mentre danno moltissimo”.
Un’ultima precisazione di Daniele Mazzini: “Siamo al servizio del cittadino e non ci dispiace esserlo, lo facciamo con grande entusiasmo e con passione”.
Si sente una grande sincerità in queste parole.
Sergio Biagini
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