Il cioccolato e i bambini: il Sito Alba d'oro
Spesso la curiosità del cronista porta a scoprire storie curiose e interessanti, offrendo spaccati di vita del passato; la storia poi che raccontiamo qui è affascinante per i molti fatti che vi si intrecciano quasi per un disegno del destino.

Tutto iniziò il giorno in cui, passando per caso in via Marco Greppi, la mia attenzione venne attirata da una scritta in ottone, ricoperta dalla patina del tempo: Sito Alba d’Oro.
Scoprire quale storia si celasse dietro quelle lettere fu tutt’uno e iniziarono così le ricerche. Non era il nome di una vecchia cascina, quando ancora questa parte di zona 4 era aperta campagna, non era il nome di una trattoria i cui avventori potevano essere i vicini lavoratori dell’Ortomercato. Cominciai allora a chiedere a chi ha sempre vissuto in questa zona se conoscesse il significato di quelle parole: determinante fu una gentile signora che mi svelò l’arcano. “Alba d’Oro era il nome di una fabbrica di cioccolato. E mi ricordo ancora il profumo che ne usciva quando le si passava davanti. Era all’angolo di Marco Greppi e viale Umbria”.
A quel punto la curiosità era solo parzialmente soddisfatta: era necessario andare fino in fondo per scoprire la storia di Alba d’Oro. Su internet, “Alba d’oro” sono molte pensioni delle nostre coste o accoppiata a cioccolato rimanda a ricette di torte e pasticcini. Possibile non si trovasse nulla? L’unico riferimento la foto di una scatola, che illustra questa storia, dove un tempo erano contenuti biscotti o praline o altre specialità della fantomatica Alba d’Oro.
Poi la svolta: la Camera di Commercio di Milano aveva quanto poteva soddisfare completamente la mia curiosità che spero di aver trasmesso ai lettori. E così dagli archivi uscì un polveroso fascicolo con i documenti che narravano la vita della “Alba d’Oro società anonima, avente per oggetto la fabbricazione ed il commercio del cioccolato, cacao in polvere, caramelle, confetture, biscotti ed altri articoli dolciari, coloniali ed affini”. Così era scritto sull’atto costitutivo della società fondata il 16 luglio del 1941, redatto dal notaio Ambrogio Giuliani. La società, il cui capitale era di 750 mila lire, aveva una durata ventennale, mai raggiunta, e nel corso della sua attività subì numerosi aggiornamenti come la trasformazione nel 1946 in Spa con il capitale portato a 30milioni, i cambiamenti a livello di consiglieri e amministratori, l’introduzione di nuove figure come un tecnico di produzione e di un direttore vendite, segno di un’espansione sul territorio con mandati di vendita ad agenti nel resto dell’Italia.
Un ulteriore documento, riassuntivo dell’Alba d’Oro, racconta della messa in liquidazione nel 1953, del trasferimento di sede, presumibilmente solo per fini fiscali e legali, in via Anelli e poi le definitive operazioni di liquidazione presentate quasi diciannove anni dopo la fondazione, il 7 luglio 1960. La definitiva cancellazione dall’albo delle imprese, dove era registrata al n. 295845, avvenne nel 1964.
A questo punto vi chiederete perché il titolo Il cioccolato e i bambini? Perché, come scritto all’inizio, le storie a volte s’intrecciano per un disegno del destino. L’altra storia è quella del fondatore della società, Vittore Buzzi, amministratore unico e infine liquidatore, allora abitante in Zona 4 in viale Lazio, che dopo la Prima guerra aprì un commercio di coloniali. Nel 1941 tramutò questa sua attività divenendo imprenditore e fondando la Società anonima Alba d’Oro, e come soci la moglie e un’altra persona.Va bene, ma i bambini?

Vittore Buzzi, quando si ritirò dall’attività, era benestante ma non volle godere da solo delle sue ricchezze; nel 1967, a settantatrè anni, ma è vissuto fino a 91, decise con un grande gesto di devolvere una parte consistente del suo patrimonio all’allora Ospedale dei bambini che dopo questo magnifico gesto venne dedicato a lui.
Come il suo cioccolato aveva di certo fatti felici i bambini, così la sua magnanimità continua ancora oggi ad aiutare molti bambini a guarire e venire al mondo. Ecco il perché Il cioccolato e i bambini.
Sergio Biagini
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