Amore e odio per il Mom

 

La segnalazione ci era arrivata già a giugno da parte di un lettore di via Maffei che segnalava i comportamenti poco urbani dei frequentatori del MOM, ogni mercoledì sera.Poi la questione era stata ampiamente dibattuta sui quotidiani milanesi, ma risultati ancora non se ne vedono. La nostra redazione ha affidato a due giovani collaboratori il compito di occuparsi dell’argomento, dalla parte dei residenti e dalla parte degli habitué dell’appuntamento del mercoledì. Ecco i loro contributi.

Premetto che trovo difficile dare un giudizio definitivo sul caso Mom a causa del fatto che sono ancora abbastanza giovane per trovare affascinante un luogo di incontro all’aperto senza vincoli di costi di entrata, e che contemporaneamente sono un residente della zona che “subisce” gli effetti dell’eccessivo concentramento di persone provocate dall’attività del Mom e non solo.

In questa mia duplice veste di frequentatore molto saltuario e di residente (un po’ più che saltuario), ho voluto dare maggior voce a chi non per scelta, ma per vita si è trovato ad abitare in una zona che in poco più di dieci anni si è trasformata da semi periferia a centro di moda e di vita notturna.

La domanda principale è la seguente: c’è possibilità di fare convivere, in un’area estremamente ristretta, la voglia di aggregazione dei giovani ed il diritto alla tranquillità della notte e ad avere un posto pulito che non sia un bagno a cielo aperto? Secondo le persone che abitano in Viale Montenero (e ne abbiamo intervistate tante), questa convivenza non è possibile. Punto. Il Mom deve chiudere, non c’è alcuna soluzione di mediazione possibile. Anzi, c’è chi addirittura cambia casa “non sopportando lo schifo che si crea il mercoledì notte” e la paura di vedere la propria auto rotta.

E i problemi da affrontare sono tanti. Per i residenti che si affacciano su viale Montenero i principali sono il rumore delle centinaia di persone che parlano, urlano, suonano tamburi, sgasano e strombettano con le auto; i rifiuti che vengono abbandonati lungo tutta la via e i vetri rotti che terrorizzano i ciclisti, da via Spartaco a Via Bergamo; il traffico congestionato che non permette il movimento ad auto e tram; la paura di risse ed aggressioni (per ora solamente paventate). A questi problemi si aggiunge quello delle strade traverse che vengono interessate dal fenomeno “bagno all’aperto”. Centinaia di ragazzi, non trovando un posto adatto, si scaricano negli angoli di via Fogazzaro, via Bergamo, via Spartaco e viale Regina Margherita: gambe aperte e fretta di fare, per paura di rovesci d’acqua dall’alto. E le persone che vivono in queste vie sono disperate: “In estate è terribile, non si possono tenere chiuse le finestre, ma neanche aperte, l’odore di urina è troppo forte. Ammetto di avere lanciato dell’acqua, giù dalla finestra, ma dopo una forte reazione di alcuni ragazzi verso un’altra famiglia che aveva fatto lo stesso, abbiamo rinunciato a questa forma di lotta”. E così, nel giro di poco tempo ecco più di 250 firme che confermano in una petizione, consegnata a fine luglio agli organi legittimi, il disagio degli abitanti di viale Montenero.

Ma se c’è chi protesta, c’è anche chi ringrazia. Non solo i giovani della zona, ma anche i gelatai, i panettieri, le rosticcerie cinesi, tutti ringalluzziti dalla buona mole di lavoro del mercoledì notte. Così un artigiano gelataio della zona descrive il conflitto: “Capisco bene le esigenze dei residenti, ma personalmente non posso affatto lamentarmi, oggettivamente il mercoledì lavoro molto e anzi faccio un orario un po’ più lungo per sfruttare la serata positiva”.

Se la convivenza pare insanabile, però esistono delle “compensazioni ambientali” che potrebbero iniziare a smussare degli angoli. Ed è il Mom che deve fare questi passi. Perché checché se ne dica esso è stato motore di questo fenomeno, almeno agli inizi. Così parlando con amici e conoscenti abitanti nella zona, abbiamo individuato dei punti fondamentali su cui si dovrebbero spendere i gestori del locale: fornire la zona di servizi pubblici mobili, garantire la pulizia e la cura del parco e delle zone circostanti in associazione con l’Amsa, lavorare per creare dei rapporti di collaborazione con i residenti.
Forse soluzioni inutili ed inefficaci, ma meglio del muro contro muro che rende difficile ogni miglioramento e novità.
Lorenzo Baio

 

Appuntamento al Mom

Il mercoledì di una serata estiva in viale Monte Nero, all’altezza di via Fogazzaro, è consuetudine imbattersi in un fiume di gente che ricopre la collinetta dei giardini a ridosso del Mom Cafè. Punto fisso di ritrovo non è infatti il locale ma bensì il giardino di fronte la birreria. Circa trecento - quattrocento persone a partire dalle 22.00 popolano panchine e muretti attorno alle vasche ormai vuote.Chi ci va spesso sa che è possibile acquistare da bere anche evitando di entrare al Mom: la rosticceria cinese poco più avanti e la gelateria di fronte lavorano moltissimo. Li seguono anche altri bar e pizzerie della zona che rimangono aperti fino a tardi.

Il Mom è uno dei pochi luoghi di ritrovo della Milano by night conosciuto dalla maggior parte dei giovani della città. Non è necessario esserci stati, lo si conosce anche solo per sentito dire. Vi si trovano ragazzi delle superiori, universitari ma anche trentenni e a poco sono valsi i tentativi dei residenti di far sloggiare gli affezionati di questo luogo d’incontro. Fino alle 3 o alle 4 del mattino si sentono infatti urla e schiamazzi ed è impensabile cercare di dormire senza doppi vetri o finestre serrate. Considerando che tutto questo avviene d’estate si comprende facilmente il disagio per chi abita in quel tratto di viale Monte Nero. Marco ha 22 anni e si trova a Milano per studiare: “Tutti conoscono il Mom e per questo quando ci vengo so di incontrare molti dei miei amici. Non è nemmeno necessario darci un appuntamento”. Non si fatica a credergli se si pensa che il Mom, per la gioia dei commercianti di zona, attira centinaia di persone ogni mercoledì sera. Anche Stefania, 19 anni e neodiplomata, si ritrova spesso qui con gli amici: “Il Mom è divertente, è quasi nel centro di Milano ed è facilmente raggiungibile. L’unico problema è quello dei residenti che spesso gettano secchi d’acqua dalla finestra per farci sloggiare”. Daniele ha 27 anni e anche lui studia all’università: “Il Mom è sempre pieno di gente perché il mercoledì sera la birra costa meno. Riunisce facilmente ragazzi e ragazze di tutti i generi e di età diverse. Per questo funziona così bene. Sappiamo – continua Daniele -di essere un problema per chi abita qui sopra ma è impensabile un’alternativa a questo locale”.

Chi vive nei dintorni ha più volte interpellato il proprietario del locale che però sarebbe ingiusto incolpare dal momento che il Mom Cafè non è il solo a beneficiare della folla del mercoledì. Nonostante decine ormai siano stati i presidi delle forze dell’ordine per tentare di disperdere la gente gli abituali frequentatori, e non solo, non si sentono per nulla intimoriti nel continuare a ritrovarsi in questo posto. Dunque il Mom resterà comunque un punto fisso per tanti, simile a una tradizione. È come trovarsi in una piazza di paese dove il luogo di ritrovo è assolutamente informale; invece siamo nel centro cittadino, tra il caos delle auto e le luci di Milano. Tantissimi sono i vantaggi per chi vuole divertirsi e non spendere troppo: non è necessario entrare in un locale e quindi non c’è selezione all’ingresso. È chiaro che si tratta di un modo un po’ atipico per ritrovarsi soprattutto per i giovani milanesi che per una serata in compagnia sono abituati a doversi preoccupare del vestito e dei prezzi. C’è chi passa soltanto per un saluto e chi si intrattiene con gli amici per almeno un paio d’ore. Nessuno ha l’obbligo di consumare e se si vuole bere o mangiare, come abbiamo visto, la scelta è ampia. Viale Monte Nero e vie adiacenti offrono una buona varietà di pub, pizzerie e bar e poi spessissimo è facile incontrare anche qualcuno che con la ghiacciaia vende birre fresche. Molteplici, a sentire gli intervistati, sono dunque le ragioni per cui il Mom riscuote tale successo e, benché chi trascorre solitamente qui la serata sia a conoscenza dei disagi arrecati, sembra in ogni caso impensabile persuadere gli abituali frequentatori a cambiare punto di ritrovo. Chiara Orlandi