PROVIAMO IL MIRACOLO - PIM Spazio Scenico

 

Ci piace tanto, e ci auguriamo sia un gradimento condiviso, che in questa nostra zona Quattro trovino sede varie istituzioni che in diverso modo riguardano lo spettacolo e la cultura. Il cantiere attivo ormai da mesi in via Pier Lombardo assicura avviati i lavori di ristrutturazione della sede storica del teatro Franco Parenti: non una vera e propria stagione in casa sua quest’anno, ma iniziative ed eventi in zona e nella città in attesa di emozioni future. Emozioni che si affiancheranno alle numerose attività che in zona moltiplicano le occasioni per serate brillanti di gran teatro di tradizione con nomi di fama collaudata accanto alle marionette, godibili non solo dai bambini, ai laboratori di ricerca che danno spazio a giovani talenti capaci di inventare nuove espressioni comunicative e, per qualche mese all’anno, anche alle colorate strutture di grandi circhi.

Siamo stati a conoscere una nuova fucina di idee in un ambiente sorprendente: un complesso di cortili quasi di periferia, in fondo a via Tertulliano, con diverse e rumorose attività di artigiani e piccole industrie, muletti che spostano bancali, capannoni che richiamano panorami di quando la città era definibile industriale. In questo fervore di vita, dove ci si incontra ogni giorno per lavorare e produrre da qualche mese è comparsa la parola miracolo. Proviamo il miracolo (PIM) è il nome che hanno dato alla loro creazione alcuni giovani coraggiosi con esperienze di varia natura e carattere nel mondo dello spettacolo: una casa di cultura, fucina di nuovi linguaggi e sede di svariate iniziative per pensare, confrontarsi, discutere, imparare, provare.

Colpisce, e lo si è voluto, proprio il rapporto con quell’ambiente, quasi esempio di archeologia industriale: la compenetrazione con l’esterno è tale che, per via dei rumori che ne vengono, non è possibile l’isolamento acustico della sala e quindi le manifestazioni sono previste solo di sera. In quella corte, palcoscenico con uno scenario da cinquant’anni indietro, in cui chissà quanto si può raccontare, il piccolo gruppo di trentenni inventa un nuovo luogo dedicato alla fantasia per offrire uno spazio alla sperimentazione dei vari linguaggi dell’arte. Un’arte che si pensa indubbiamente, ma anche che si fa: gli ideatori e protagonisti di questa iniziativa costruiscono il miracolo con le loro mani che fanno fatica e si sporcano, proprio, ci fanno notare, come i giullari e gli attori del teatro dell’arte, in cui ciascuno, prima di esibirsi, è facitore degli strumenti della sua arte.

Da sinistra: Massimo Bologna, Samantha Oldani, Maria Pietroleonardo, Simone Ricciardi, Edoardo Favetti

Una sala con un centinaio di posti e un palco a struttura modulare e flessibile costituiscono il nucleo fisico dello spazio scenico definito “luogo di riferimento per un’offerta culturale innovativa, per promuovere e sostenere artisti locali. Luogo aperto alla contaminazione, alla liminalità (vicinanza, contiguità n.d.r.)tra diversi linguaggi espressivi e alla sperimentazione culturale. Spazio pensato come contenitore delle arti, unica vera forma di assemblea cittadina”. La ricerca molto libera che coinvolge gestualità, musica e parola, intende rivolgersi nelle produzioni che presenterà non solo a un pubblico giovane attento a eventi inconsueti, ma anche agli abitanti della zona, delle case vicine, con fiducia di riuscire a creare interesse o almeno discussione.

Alla sala –via Tertulliano 68- si accede con una tessera al costo di 2 euro e con un biglietto per ogni singola manifestazione a prezzo contenuto. Cantiere, Progetto, Evento, Programmazione sono le quattro aree nelle quali si organizza la complessa attività del gruppo, non limitata alle rappresentazioni con il pubblico. La stagione, con produzioni e ospitalità anche straniere, ha comunque una sua programmazione, ricca e molto varia in diversi ambiti all’insegna della sperimentazione: ne siamo curiosi e attendiamo le prove. Ugo Basso