Gemma Ghizzo presenta ai lettori di QUATTRO il suo Nuovo Teatro Oscar

 

 

Un nuovo teatro, un teatro nuovo, un teatro rinnovato ricco di novità: come vi piace. La sostanza è che dalprossimo settembre il teatro Oscar di via Lattanzio, noto per il suo cineforum, per la scuola di ballo e per le rappresentazioni per ragazzi, sarà gestito dal Teatro Nuovo, proprio il famoso teatro di piazza San Babila che negli ultimi settant’anni ha ospitato molti degli eventi teatrali più significativi della città. Una novità indubbiamente per la nostra zona nella quale certo non mancano luoghi teatrali ormai affermati da anni. Il teatro Oscar sarà dunque NUOVO OSCAR: perché rinnovato, soprattutto nella platea ridisegnata, ma anche perché appunto ora legato alla tradizione del teatro Nuovo.

Ne abbiamo parlato con l’entusiasta ideatrice di questa coraggiosa iniziativa, Gemma Ghizzo, responsabile del Teatro Nuovo dalla scomparsa, nel 2004, del marito Franco, l’imprenditore amante del teatro che aveva rilevato l’impresa nel 1977 alla morte del mitico Remigio Paone, forse il maggiore produttore di spettacoli privati in Italia. Il Teatro Nuovo è la sala dove i milanesi hanno applaudito i maggiori interpreti della prosa nazionale, hanno assistito a prime rappresentazionianche con memorabili fiaschi di testi diventati poi celebri, ma è anche la sala in cui fin dagli anni cinquanta sono state presentate le prime commedie musicali, diventate poi un genere caratteristico del teatro leggero italiano, e grandi musical prodotti anche all’estero. E questo filone caratterizza da anni, sia pur non in modo esclusivo, la programmazione del Nuovo.

Il volo di memoria sulla storia di uno dei maggiori teatri della città per dire che la nuova gestione del teatro Oscar si innesta su questa affermata tradizione. Abbiamo, anche in queste pagine, accolto spesso con interesse sperimentazioni teatrali, spettacoli inventati qui e proposti per la prima volta nelle sale della zona: ora la novità è, invece, portare in zona un teatro tradizionale, garbato, piacevole, un aiuto al rasserenamento in tempi in cui ce n’è molto bisogno. Una scelta dunque che si allarga a rappresentazioni spettacolari, pensate per un vasto pubblico, collaudate in altre sale, con allestimenti impegnativi e importanti apporti musicali. Sul palcoscenico si alterneranno nomi celebri, come Lino Svampa, Enrico Beruschi, Massimo Venturiello, Amanda Sandrelli, per dire solo dei più celebri, e anche attori meno noti, ma felicemente avviati su questi registri interpretativi.

Gemma Ghizzo si è lasciata suggestionare dal fascino della sala di via Lattanzio, con quel palcoscenico di superficie limitata, ma proteso nella platea per favorire l’indispensabile contatto fra l’attore e il pubblico: quasi un nuovo Gerolamo, ci diceva. Non so se sono ancora molti i milanesi che ricordano quella saletta di piazza Beccaria, vergognosamente lasciata in rovina dalle amministrazioni comunali, teatro in miniatura con poche decine di posti, ma platea e diversi ordini di palchi e loggione, come la Scala, sede per anni del teatro delle marionette, così caro ai bambini della città. Commovente e forse troppo benevolo paragone: ma è vero che la sala del teatro Oscar resta nella memoria e volentieri la pensiamo nei prossimi mesi vissuta da rappresentazioni che sapranno richiamare un pubblico anche estraneo alla zona.

Commedie comiche, commedie brillanti, come “Quel tranviere chiamato desiderio”; musical, come “La piccola bottega degli orrori” e i famosi Legnanesi, fra i titoli cheleggiamo annunciati nella ricca locandina: un repertorio raramente rappresentato fuori dalla grandi sale del centro della città, e anche un giallo che potrebbe aprire un filone particolare. Spettacoli cheimpongono costi elevati, ma che vengono promossi qui con forme di abbonamento accessibili especiali riduzioni per i giovani: una scommessa davvero, come conclude Gemma Ghizzo, ma il teatro è anche azzardo, coraggio, tentativo.

Il teatro vive in tanti filoni: ci piace applaudire il testo sperimentale, inquietante che ci porta a riflettere sui problemi che segnano ogni giorno la nostra vita, e ci piace godere di vicende che del quotidiano sanno cogliere con ironia eccessi, paradossi, situazioni divertenti e finalmente rasserenanti. Attendiamo il levarsi del sipario per apprezzare la qualità promessa, mentre auguriamo a questa proposta, inedita nella nostra zona, la migliore fortunae ilpubblico che saprà meritarsi.

Ugo Basso