Perché un paesaggio urbano ci attrae? Il caso di Viale Montenero

 

Capita quasi sempre - vivendo, passeggiando o semplicemente transitando in una parte di città - di provare delle sensazioni: si tratta di una reazione che, anche senza volerlo, il nostro corpo elabora in rapporto all’ambiente che ci circonda. A volte ci si sente bene, altre a disagio, ed è difficile capire le ragioni che ci portano a sensazioni così diverse.

Per capirci qualche cosa di più, proviamo a porci una domanda molto semplice: quali condizioni devono verificarsi per mettere in grado un cittadino di riconoscersi in un luogo, di trovarlo confortevole e sicuro al punto da vivere felice? O, in altre parole, quando e perché una strada, o una piazza, ci fanno sentire “parte attiva” di una città? Scegliamo, dunque, un caso concreto per provare a trovare delle risposte: Viale Montenero, per esempio, ovvero una parte della Zona 4 che, nonostante i problemi quotidiani quali il traffico e la sosta, continuiamo a riconoscere come luogo di grande vitalità.

Proporrei una chiave di lettura basata su tre argomentazioni così da svelare almeno una parte della complessità che si trova alla base della città.

Una prima questione può essere ricondotta alle forme fisiche del paesaggio urbano: Viale Montenero è una strada ben proporzionata e con dei marciapiedi comodi; è caratterizzata da un disegno regolare ma non monotono (l’impianto urbano circolare di Milano è ben percepibile, soprattutto avvicinandosi a Piazza Cinque Giornate), che la rende riconoscibile, da un lato, come parte di una struttura urbana più generale (da Viale Premuda fino a Sabotino-Bligny) ma che, dall’altro, si arricchisce di singoli episodi di grande qualità, quali l’innesto di Viale Lazio o gli spazi verdi che integrano ciò che resta dei bastioni spagnoli; l’alberatura centrale è un altro elemento qualitativo che caratterizza quel luogo. In breve, ci troviamo di fronte ad paesaggio urbano le cui forme fisiche esprimono bellezza e sincerità.

Una seconda questione riguarda le forme sociali di Viale Montenero: si tratta certamente di una strada chic ma non mancano anche gli abitanti dei ceti medi, i piccoli negozi e le botteghe; ci sono, inoltre, dei nuovi ristoranti etnici e, soprattutto, i numerosi bar che rendono vivo il Viale nelle ore serali (a volte, anche troppo). Tutto ciò concorre a definire un’adeguata variabilità delle funzioni sociali e degli usi di città: un ulteriore elemento che esprime l’autenticità del Viale Montenero.

La terza questione che distingue il caso in esame, infine, è quella valenza determinante che possiamo definire accessibilità: la linea tranviaria circolare del 29-30, infatti, collega il Viale Montenero al resto della città con grande efficacia e rapidità; trasforma quel paesaggio urbano in un luogo che è anche parte di una città più ampia al punto che siamo lì ma ci sentiamo anche altrove. Il valore aggiunto è un sentimento che è l’esatto opposto dell’emarginazione.

Per concludere, l’analisi delle tre caratteristiche sopraindicate aiuta a capire le ragioni per cui Viale Montenero ci appaia come un paesaggio urbano attraente, e - allo stesso tempo, “in negativo” - a comprendere perché altri luoghi lo siano meno. Costruire una città bella e sincera non è facile e anche se Viale Montenero non può essere considerata come un “modello” replicabile altrove (sarebbe troppo semplice), rappresenta, tuttavia, un riferimento possibile da indagare per provare a rendere migliori le vecchie parti della città (da riqualificare) e quelle nuove (da costruire). Vito Redaelli