L’incontro con la scultrice Eva Olah Arrè
La campagna “Salva con nome”, che nella nostra zona ha interessato l’opera Al donatore di sangue creata fra il 1993 e il 1994 da Eva Olah Arrè, ci ha dato anche l’opportunità ed il piacere di incontrare e conoscere l’artista.
La scultrice, di origine ungherese, vive in Italia dal 1969 e vanta un primato davvero speciale, essendo l’unica artista donna i cui lavori sono ospitati in due sedi a dir poco prestigiose: il Duomo di Milano e la Basilica di San Pietro a Roma.Milanese per scelta e affinità, da sempre affianca all’attività artistica vera e propria quella didattica. “Insegno scultura al Liceo Artistico statale di Brera, in via Hayech, che unico in tutta Italia offre un corso serale completo e dove, per imparare a ritrarre correttamente la figura umana, impieghiamo ancora modelle nude: una rarità, ormai”.
Un tour ideale alla scoperta dell’opera di Eva Olah può partire proprio dal parco Formentano, da quell’abbraccio la cui ispirazione, ci ha spiegato l’artista, “nasce dal simbolo dell’Avis, l’associazione dei donatori di sangue: tre mani unite a simboleggiare la solidarietà, che è la più grande forma di amore”. L’elegante scultura è diventata un elemento caratteristico del parcoe i bambini amano giocarvi intorno e esplorarla, ma Eva Olah sembra tutt’altro che infastidita da questa familiarità. “Nella fessura del basamento, proseguimento della frattura simbolica che percorre interamente una delle due figure che compongono l’opera, i bambini hanno preso l’abitudine di infilare i propri giocattoli, e ogni tanto dimenticano qualche peluche: mi piace molto questa naturalezza, questo modo di reinterpretare un mio lavoro”, ci racconta la scultrice. La tappa successiva dell’itinerario intorno alle creazioni di Eva Olah visitabili a Milano e negli immediati dintorni ci conduce al Duomo, nel braccio meridionale (cioé destro) del transetto, dove è collocata una statua in marmo bianco e rosa del cardinale Schuster, arcivescovo di Milano dal 1929 al 1954.
All’interno del Cimitero Monumentale, invece, l’artista ha firmato il monumento funebre “Araba Fenice” commissionato dalla famiglia Formiga, fondatrice degli Oxford Institute.
E poi ancora meritano una citazione: un busto bronzeo di Aldo Moro realizzato nel 1982 e posto nella piazza centrale di Arconate; il busto del cardinale Tettamanzi presente in Curia e una scultura bronzea sita nel museo civico “Villa Ciani” di Lugano. Infine, un bassorilievo marmoreo di Eva Olah rappresentante il beato ungherese Làszlò Batthyàny-Strattmann è collocato nella Cappella Ungherese delle Grotte nella Basilica di San Pietro in Vaticano: è il primo beato laico ungherese dell’era moderna raffigurato dalla prima artista donna la cui opera entra nella Basilica Vaticana.
Non è azzardato dire che il tratto unificante nella produzione della scultrice ungherese sia la forte tensione etica, e una conferma a questa impressione viene dalle sue stesse parole. Quando le abbiamo comunicato il nome con cui i cittadini di Zona 4 hanno scelto di ribattezzare la sua scultura, ha annuito dicendo che “Liberty di amare mi piace, ma - ha aggiunto - spero che i milanesi non dimenticheranno che il monumento è dedicato all’Avis, e alla sua importantissima attività”.
Valeria Andreoli
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