CERCASI UOMO DISPERATAMENTE

 

Sammy non era una bambina dai lunghi preamboli e dalle ovattate maniere. Irruppe nel bar di Salvatore e puntò diritto su Cheng, che era intento a rimuovere la data di scadenza da una partita di succhi di frutta d’annata. «A te piacciono le donne bionde?» gli domandò. Cheng stette a pensarci un poco. «Dipende» rispose alla fine, un po’ facendo ricorso alla propria prudenza orientale e un po’ perché, conoscendo Sammy, già sentiva aria di fregatura. «Cioè, io dico bionde-bionde, di quelle naturali, talmente bionde che neanche crescono i peli sulle gambe, con in più due occhioni azzurri…interessa?» fece lei. «Quanti anni ha?» domandò Cheng. «Diciamo sui venticinque» mentì spudoratamente Sammy. Cheng, sempre cancellando date di scadenza, rimase a pensarci un altro poco. «E quanto è alta?» domandò.Sammy ebbe un’esitazione. Non che non sapesse quanto la bionda in questione fosse alta; era quanto piacessero alte a Cheng a non sapere. Rimase nel vago. «Così, una cosa giusta…» barbugliò. «Che a me-mi alte non me-mi piacciono» disse Cheng, che sui pronomi si ingarbugliava ancora un poco. «Un metro e sessantuno centimetri!» sparò Sammy. «Uhm» fece Cheng con interesse. Dal retro era intanto emerso Salvatore, brandendo un salame interamente coperto da una muffa di un bel verde smeraldo che metteva allegria. «Ehi, picciotta, che minchia ti metti a offrire un bocconcino di ragazza così a ‘sto selvaggio del sesto mondo, immigrato delle mie palle» disse con tutta la delicatezza di cui era capace, visto che stava rivolgendosi a una bambina di otto anni. «Sta’ zitto tu, che dalla Sicilia sei venuto nuotando in mezzo alle sardine e l’odore ce l’hai ancora addosso» ribattè Sammy, con il garbo con cui usava trattare i ristoratori cinquantenni irsuti e un poco in debito nei confronti di acqua e sapone. Dopodiché tornò a puntare le batterie su Cheng. «Allora ‘sta bionda ti interessa sì o sì?» La cosa aveva avuto origine la sera del precedente venerdì, quando Mary, giovane donna bionda naturale con gli occhio azzurri, già poco fortunata di suo e in più con l’aggravante di trovarsi Sammy come figlia, dopo aver posato il telefono aveva aperto la diga di Assuan che doveva nascondere dentro le ghiandole lacrimali, per piangere tutto il piangibile. Al mattino stava ancora disperandosi, sia pure con meno dispendio idrico. A mezzogiorno si limitava a caiottare, al tramonto sospirava come rantolasse. Il buio però doveva stimolare le ghiandole preposte, perché a sera giù un altro diluvio. Idem domenica. Luiss, non vedendola per due giorni filati e sentendosi negare al telefono, era salito dei due piani che lo separavano dalla figlia per chiedere notizie. «E’ successo che quel pisquano del Nicola l’ha piantata, e vedi tu i risultati» aveva spiegato Sammy indicando la madre, ormai disidratata dalla lacrimazione alluvionale. «Che a me quello mica piaceva» aveva detto Luiss. «A me neanche» s’era associata Sammy. «Ma piaceva a me, porca mucca!» aveva esclamato dalla propria poltrona di dolore la ormai inzuppata Mary.Sammy allora, preso il nonno per un braccio, se l’era tirato sul pianerottolo. «Troviamogliene un altro, no? Tu non conosci nessuno?» aveva squittito.«Be’, così, su due piedi… E poi, dico, mica mi sembra bello mettermi a cercare uomini per mia figlia!»«Perché, io cosa mi metto in tasca cercandoli per mia madre? Ma piuttosto che vederla così…Allora, a uomini come stiamo?» «Boh, a parte Renato, che con la sua anarchia rischia sempre di finire in galera, vive a pane e latte, non ha né luce né gas né telefono, viaggia sugli ottant’anni…»«Ecco, appunto, a parte Renato?» «C’è Giulio, il tranviere. Bravo ragazzo, gioca bene a briscola. Lo conosci, no?Quello che…»Sammy aveva alzato gli occhi al plafone marezzato da quella perdita decennale che l’ALER si ostinava a negare esistesse. «Ma ha più di quarant’anni ed è pure pelato!» era sbottata. «Ehi, tusa, che la tua mamma non è tanto di primo pelo neanche lei, e poi i rapati adesso vanno di moda.»«Sì, ma quelli che si rapano del tutto, mica come il tuo Giulio, che ci ha ai lati della testa due spari di capelli che sembrano le orecchie di Topolino!» Luiss era stato a pensarci. «Oddio, volendo c’è il Franchino, che s’è appena separato dalla moglie» aveva proposto. «Proprio: s’è separato dopo che l’ha trovata a letto con un altro quando è uscito da San Vittore, dove l’avevano ficcato perché spacciava!» «Spacciava: un po’ di erba, mica chissà cosa. Vabbe’, allora c’è il Carletto, che non s’è mai sposato. A carte è scarsino, ma volendo…» «Ma non ho capito, le troviamo un uomo per giocare a carte? E poi, ‘sto Carletto che non s’è mai sposato: sfido io, è l’ottavo nano di Biancaneve, è perfino più basso di lei, che già non è una top model!» aveva esclamato Sammy. «Ohè, viperetta, che la tua mamma è una bella ragazza, mica per niente somiglia a me!» era esploso Luiss, in un impeto di orgoglio paterno condito da una gagliarda dose di autostima. Dall’interno era arrivato un ululato. Mary aveva messo insieme una nuova riserva di lacrime e si accingeva a piangerle tutte. «Si sono rotte le acque un’altra volta!» era stato lo sconsolato commento di Luiss. «Emergenza assoluta: vedi un po’ se ti viene in mente qualcuno che non è scappato dal museo delle cere, io intanto faccio un salto al bar» aveva deciso Sammy con un sospiro che sapeva di nobile rinuncia, visto che Cheng era una sua fissazione. Con tale spirito aveva fatto irruzione nel mini-bar che stava di là della strada.«Allora, come la mettiamo con ‘sta bionda?» domandò in maniera ultimativa a Cheng. «La dovlei vedele» disse lui.Sammy convenne. «OK, in capo a mezz’ora te la porto» promise. Le ci volle un po’ di più, perché Mary non voleva saperne di uscire.Venne stanata a strepiti. «Una sola figlia hai, e non la vuoi accompagnare a prendere un gelato! Devo andarci sola, con la brutta gente che c’è in giro?» era arrivata a gridare Sammy, senza precisare che la brutta gente che c’era in giro incontrando lei cambiava marciapiedi.Cheng, che non aveva mai visto Mary prima di allora, parve apprezzare. «Molto bella signola bionda, ma mica venticinque anni» bisbigliò a Sammy. «Non stiamo a fare i difficili per un paio di anni in più, e diamoci una mossa: fai qualcosa, corteggiala un po’. Ti devo dire tutto io?» sussurrò Sammy sporgendosi sopra il bancone da sembrare, magra com’era, uno sfilatino un po’ movimentato. Cheng si schiarì la voce. «Lei mamma di Sammy? Molto piacele. Posso offlille succo di flutta alla…pela?» fece con signorilità, alzando la bottiglietta dalla quale aveva appena rimosso una data di scadenza risalente ai tempi del primo governo Prodi. Sammy si protese ulteriormente sul bancone, con il rischio di finire dall’altra parte, per sibilargli indignata: «Disgraziato spilorcio, già sono senza padre, mi vuoi avvelenare la madre e lasciarmi orfana del tutto?» E risoluta trascinò via Mary, con la scusa che là era facile che facessero il gelato alla cinese, con il dado di brodo e le rape. «Ma non è che quel pirla di Nicola è mio padre, eh?» domandò quando furono davanti al portone della loro scala. «Ma no, ci mancherebbe. Anche se tuo padre era un gran pirla uguale» rispose Mary cercando le chiavi nella borsetta, ed emettendo due singhiozzi che parevano dovessero essere il preludio della nuova alluvione. «Ah be’, queste sì che sono le gioie della vita!» esclamò Sammy, spalancando il portone con la consueta pedata che tanto lavoro procurava ai fabbri dell’ex Istituto Autonomo Case Popolari. Mary smise di cercare le chiavi, e aprì le cateratte. Giovanni Chiara