“Bellezza architettonica” e “bellezza urbanistica”: due aspetti (distinti) di una trasformazione urbana

 

Ad un recente convegno dal titolo eclatante (“Milano cambia l’Europa”), tenuto alla Camera di Commercio, è stato ancora una volta presentato il progetto di Milano Santa Giulia a Rogoredo: cogliamo dunque l’occasione per tornare su questa imponente iniziativa immobiliare che coinvolge Milano e la Zona 4.

Affronteremo la questione attraverso una chiave di lettura difficile ma fondamentale per valutare, da un punto di vista generale, quale possa essere la corrispondenza di questi grandi progetti ai reali problemi della città contemporanea in un quadro d’insieme e, nello specifico, per capire quale contributo l’intervento di Milano Santa Giulia sembra offrire nel concreto alla città. La chiave di lettura propone di distinguere due punti di osservazione complementari: il primo riguarda quella che si potrebbe chiamare la “bellezza architettonica” del progetto, relazionata alle qualità estetico-funzionali dei singoli edifici e delle parti che lo compongono; il secondo riguarda un altro tipo di “bellezza” che – per distinguerla dalla prima – chiameremo “urbanistica”, relazionata alla qualità dei luoghi e dell’ambiente più ampio, alle attività funzionali previste, alle relazioni che i progetti inducono nei quartieri limitrofi e all’idea complessiva di città che si sta perseguendo tramite dette iniziative parziali. In breve, due “paesaggi urbani” di uno stesso progetto, sovrapposti ma diversi: quello architettonico e quello urbanistico.

La distinzione non pare di poco conto. Al pari di altri progetti milanesi, anche Milano Santa Giulia ha generato dibattiti pubblici molto animati ma, quasi sempre, le opinioni si sono confrontate solo con quella che abbiamo chiamato la “bellezza architettonica”, spesso sottovalutando le implicazioni urbanistiche in gioco. Discutere della sola qualità architettonica di un intervento (ad esempio, il linguaggio moderno degli edifici piuttosto che la sterile diatriba tra “grattacielo sì” contrapposta a “grattacielo no”), magari “firmata” da architetti di fama e presentata con grande ricchezza mediatica, ha peraltro il vantaggio (per i promotori del progetto) di distogliere l’attenzione dalle questioni urbanistiche più generali, ugualmente – e forse più - importanti. Detto questo, analizziamo in sintesi alcuni degli aspetti più rilevanti che sembrano emergere da Milano Santa Giulia (ricordiamo che con la sua superficie di 1.200.000 metri quadri rappresenta uno degli interventi più grandi in ambito europeo).

Dal punto di vista architettonico, non abbiamo dubbi che l’operazione possa essere interessante. Norman Foster, l’architetto coinvolto, è un professionista di grande abilità; per gli altri edifici verranno scelti architetti altrettanto capaci e probabilmente ci saranno dei concorsi d’architettura per selezionare i progetti migliori. La “bellezza architettonica”, in altre parole, non ci preoccupa e, forse, rappresenterà l’occasione per fare un passo in avanti rispetto allo stile “finto antico” che ogni giorno ci propone l’edilizia milanese di bassa qualità.

I dubbi emergono, tuttavia, se ci concentriamo sulla “bellezza urbanistica”. Il progetto è stato definito, con una certa retorica, la “città ideale”, una mediazione tra città e campagna, immersa nel verde, etc: proviamo, tuttavia, ad elencare alcune questioni importanti di fondo.

Cominciamo da un aspetto che reputiamo positivo per poi arrivare ad argomenti che, dal nostro punto di vista, rappresentano delle criticità. L’aspetto positivo è relazionato ad un intervento viabilistico importante previsto, il completamento della strada statale paullese, che tornerà così al suo tracciato storico di penetrazione verso la Milano dei Bastioni: la tangenziale est, infatti, ne aveva interrotto la continuità funzionale e simbolica con la conseguente congestione di traffico nel collegamento da, e verso, il sud-est milanese (Paullo, Crema, etc.).

Per quanto riguarda le criticità, che in un’ottica generale reputiamo prevalenti rispetto ai vantaggi, ci limiteremo, per sintesi, a due aspetti: il primo considera lo straordinario “peso” insediativo (terziario, residenze, spazi commerciali, centro congressi, cinema multisala, etc.), corrispondente ad una stima di circa 50/60.000 tra abitatori e visitatori, collocato a fianco della tangenziale già oggi congestionata. Che qualità di vita si può sperare vivendo e lavorando attaccati alla tangenziale? E, ancora, l’aumento di traffico nell’area potrà essere compensato dalla sola metrotramvia prevista? La criticità emerge soprattutto nell’area nord dell’intervento, quella più lontana dalla stazione ferroviaria di Rogoredo, dove peraltro il nuovo progetto si segnala come un “recinto urbano” che non si sforza granché nel relazionarsi con i quartieri esistenti. Il secondo riguarda la localizzazione del grande centro congressi nella parte nord: anche ammettendo che Milano abbia bisogno di un’infrastruttura congressuale di tale dimensione (8.000 posti), quale logica urbanistica ha portato a collocarla dalla parte opposta alla stazione ferroviaria di Rogoredo? Una scelta che renderà inevitabilmente meno competitivo il trasporto pubblico per raggiungere detta funzione importante, con il conseguente aumento del traffico e della congestione.

Per concludere: Milano Santa Giulia è veramente la “città ideale”, e, soprattutto, è ideale per chi? Per la città intera o solo per alcuni interessi particolari? Abbiamo cercato di mettere in risalto come entrambe le tipologie di “bellezza”, architettonica e urbanistica, siano necessarie per giungere ad un progetto utile e adeguato per la città. Se il metro di paragone fosse la sola “bellezza architettonica”, allora ogni spazio libero di questa città sarebbe riempibile di attività e edifici in modo indiscriminato. Vito Redaelli