L’attrice Ivana Monti ritorna nel nostro quartiere
Meritato successo per lo spettacolo “Mia cara madre”, di Ivana Monti, rappresentato il 25 aprile presso il Teatro della Quattordicesima, per iniziativa del Comitato soci COOP Rogoredo-PiazzaLodi e della sezione Rogoredo dell’ANPI; hanno contribuito alla realizzazione dell’evento anche Coop Lombardia – Provincia di Milano - University Lab s.c.r.l. Cooperativa Studentesca - I.T.S. SPA Servizi agli Enti Territoriali - Associazione "QUATTRO" - Coop.Edificatrice Rogoredo - Coop. Rogoredo Sviluppo - Circolo Mondini Rogoredo - Impresa Edile Marco Scaroni.
Lo spettacolo è una vera lezione di storia che si snoda dalla prima alla seconda guerra mondiale e alla Resistenza, attraverso le lettere di una figlia: “Mia cara madre”, iniziavano tutte così quelle brevi e semplicissime lettere che raccontavano la vita reale, difficile, sofferta, con pochi momenti di gioia e molto dolore per quello che la guerra prima, il fascismo poi, e ancora un’altra guerra avevano portato nelle famiglie.
Dopo lo spettacolo mi fermo a parlare con Ivana Monti, che aveva appena ricevuto molti segni di affetto da parte del pubblico, fra cui molte persone della zona del Corvetto che l’avevano conosciuta e frequentata da ragazza e non la vedevano ormai da molti anni.
Nello spettacolo vi sono moltissimi riferimenti alla nostra zona, ad episodi della guerra e della resistenza che si sono svolti proprio nel quartiere in cui ci troviamo
“Tutte le volte che vado a fare “Mia cara madre”, oltre al copione che esiste che ha per perno l’Emilia, vi è un approfondimento sulla Resistenza dei luoghi in cui presentiamo il lavoro, e questo mi costa una ricerca e uno studio che faccio comunque con grande passione. Tra l’altro, questa è la prima volta che rappresentiamo lo spettacolo a Milano e sono molto contenta di averlo fatto proprio qui.”
Quali le attività che ricorda?
“Andavamo all’oratorio, vi erano tantissime attività: pallacanestro, facevamo le statue con la creta, andavamo ad aiutare le persone bisognose. Con il cineforum don Emilio mi ha aperto gli occhi sul mondo: dopo un film ci aveva fatto notare che l’attrice non protagonista aveva vinto un Oscar e da lì avevo capito che si può essere riconosciuti anche non essendo protagonisti. E’ stata un’educazione molto importante, e anche le Suore Rosminiane sono state mie educatrici culturali.
Poi a 15 anni sono andata a studiare in Francia e mi sono allontanata da qui, ritornandoci da madre.”
Come è nata la sua passione per il teatro?
“Non pensavo veramente di fare teatro; inizialmente sono andata alla scuola di mimo al Piccolo Teatro, poi da lì ho iniziato a fare l’attrice.”
Ha qualche immagine particolare che ricorda?
“Dalle nostre finestre si vedeva Chiaravalle: ho sempre avuto questo senso di libertà davanti, di spazi, di verde e la poesia del campanile di Chiaravalle; andavo là a prendere le violette, andavo con gli schettini perché ho imparato molto più tardi ad andare in bicicletta.”
Vuole affidare al nostro giornale un saluto per quanti l’hanno conosciuta?
“Io ho un amore grande per questo quartiere e per le persone che vi abitavano: a loro il mio affetto, stima, riconoscenza per tutto quello che hanno fatto per me.”
Un affetto che vogliamo condividere con lei
Stefania Aleni
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