BROGLI, SUSHI E SUPPOSTE

 

La tracimante Sammy, cioè il tipo di bambina che ogni familiare vorrebbe in un collegio agli antipodi collegato al mondo civile con mezzi di trasporto tanto primitivi da non rendere possibili visite a casa durante le vacanze, irruppe nel bar di Salvatore e puntò l’unico tavolino bisunto, dove Luiss stava godendo il dopo elezioni in compagnia di Renato. <<La nonna ha detto che se non ti sbrighi a venire a mangiare va a “Chi l’ha visto?”, racconta che hai perso la memoria e che sei giovane, bello, biondo e con gli occhi azzurri, che magari gliene trovano uno così e glielo portano>> strillò. <<Aspetta un momento, che mica ci capita tutti i giorni di vincere>> borbottò Luiss tirandosela sulle ginocchia. Puntava il tavolino che Salvatore aveva messo fuori del locale per raddoppiare l’offerta, e che Renato, vista la frequentazione, chiamava “il tavolo delle libertà e del porco comodo”. Nel pieno rispetto delle previsioni di Luiss, che pure non leggeva dentro le sfere di cristallo e faticava anche a leggere qualsiasi altra cosa, il Berlusca era finito giù dalla cadrega, naturalmente con lo stile di chi non sa né vincere né perdere, cioè senza stile. Sempre secondo Luiss la cosa, vista la campagna elettorale portata avanti nel più imbecille dei modi da una sinistra che se non si spara negli alluci non è contenta, aveva del miracoloso. <<Ma non ce la faranno mai a governare>> stavano dicendo dal tavolino esterno, dove sedeva un quadrunvirato di legnati. <<E perché non ce la facciamo a governare, se abbiamo vinto?>> domandò con veemenza Sammy, che aveva deciso che a otto anni ci si dovesse schierare politicamente, e aveva cominciato a menare di santa ragione tutti i compagni in odore di destra, o che in un futuro più o meno lontano avrebbero avuto qualche possibilità di diventarlo. <<Pelchè in Senato ci avete la maggiolanza della minchia>> disse dal bancone Cheng, nel proprio italiano risciacquato dentro le acque dello Stretto di Messina. <<Sta’ zitto, animale, che se cominciamo a parlare di politica perdiamo i clienti>> gli ringhiò Salvatore, che s’era piccato di mettersi al passo con i tempi, e cercava di organizzare quella che lui chiamava “eppi auara”, con tanto di “quelle schifezze di pesce crudo che fate voi in Cina”, nonostante Cheng continuasse a ripetergli che il sushi era giapponese, e che la maggior parte dei cinesi neppure sapeva cosa fosse. <<E allora non dovevi nascere giallo, bestia!>> ribatteva Salvatore rimettendolo al tagliere, dove stavano allineati gamberetti scongelati di colore allarmante, fette di cetriolo ammosciato, capperi sotto sale, acciughe sott’olio, olive snocciolate e filetti di peperone. <<Verrà fuori un sushi parecchio etnico nel senso di Etna>> aveva osservato Renato, che da bravo anarchico era per natura disfattista. Cheng si stava dando da fare infilzando il tutto con gli stuzzicadenti riciclati dagli antipasti, mentre dal tavolo esterno i quadrunviri legnati seguitavano le loro lamentazioni. <<Chiaro che dovevano vincere i rossi, con tutti i brogli che hanno fatto>> diceva uno, con gli altri che ripetevano ah sì, brogli di qua e brogli di là, milioni di voti perduti per colpa dei brogli. <<Che caspita sono ‘sti brogli?>> domandò Sammy con piglio bellicoso e una gran voglia di correre fuori per trasformare quel tavolino in macerie, occupanti compresi. Rispose ancora Cheng, che aveva appena raccattato da terra un pezzo di cadavere di gambero e lo ripuliva da polvere e capelli: <<I blogli sono che quando ti infilano una supposta nel sedele e mica tanto ti piace dici che la supposta non andava messa dove te l’hanno messa, ma plesa per bocca con un solso d’acqua>> spiegò. <<Ma io la soddisfazione me la sono tolta: sulla scheda ho scritto “comunisti schifosi, vincere e vinceremo”!>> esclamò il più tonico dei quadrunviri legnati.<<Io invece ho scritto ”Silvio dai che ce la fai”, che c’è anche la rima e lui ci ha l’animo poetico, si capisce dalle belle canzoni che compone>> fece un altro.<<Io invece ho messo “no ai matrimoni fra froci, la famiglia è sacra”>> salmodiò il terzo.Il quarto si strinse nelle spalle.<<Io ho fatto una cosa più…personale, ecco: “Umberto ce l’hai sempre più duro di tutti”, che poverino se lo merita>> confessò con un sospiro celtico e rauco. Cheng, che terminato il sushi etnico-etneo stava asciugando i bicchieri con il proprio grembiule che sembrava un reperto di spazzatura Ming, trasecolò. <<In mio paese, pel quel poco che si vota, se sclivi cazzate sopla scheda la stlacciano e poi ti bastonano>> disse prima che Salvatore riuscisse a tappargli la bocca ruggendogli: <<Bravo, fagli capire che hanno buttato via quattro voti, e chi li vede più ‘sti pezzi di fessi?>> <<Che poi siamo stati corretti, che, se volevamo, il capo della mafia, quello lì, come si chiama, lo prendevamo il giorno prima delle elezioni anziché il giorno dopo, e vedevi quanti voti arrivavano>> disse quello che aveva scritto la rima baciata sulla scheda.Al che Salvatore dimenticò l’equidistanza. <<Ehi ehi, che se voi quel povero vecchio lo prendevate prima delle elezioni, capace pure che i voti siciliani potevate contarli sulle dita di una mano>> ci tenne a precisare. Poi, per rimediare, snobbando il tavolino dei vincitori offrì ai quadrunviri legnati un assaggio del proprio sushi etnico-etneo. Loro dissero buono, dissero appetitoso, dopodiché, causa disturbi gastrici, scomparvero dalla circolazione per la restante parte della settimana. Nel frattempo Sammy, che non sapeva stare tranquilla un attimo, aveva provveduto a innamorarsi di Cheng. <<Un figo che non ti dico, con quel suo qualcosa di orientale!>> spiegò entusiasticamente alla madre, mentre erano a tavola. <<Guarda che quel pisquano è orientale del tutto>> precisò Luiss.<<Peccato che dalle sue parti fanno bollire i bambini, l’ha detto il Berlusca. Ma chi se ne frega, tanto a me i bambini stanno sulle palle, possono anche bollirli tutti>> tagliò corto Sammy, che sapeva polverizzare qualsiasi ostacolo. A tavola c’era giusto il lesso, e già Luiss ci aveva messo la senape. Lasciarono perdere in blocco. Giovanni Chiara