Una visita guidata a Chiaravalle tutta per noi

 

Abitiamo in una zona ricca di storia e a volte lo ignoriamo. Per una gita “fuoriporta” basta prendere l’autobus 77 e da Porta Romana, allontanandosi dal centro, si arriva in aperta campagna. Tutto qui? No, a parte il paesaggio che per un attimo ci fa dimenticare il caos cittadino, si erge tra i verdi prati l’Abbazia di Chiaravalle, chiamata “Ciribiciaccola” dagli stessi milanesi per la torre Nolare . Noi l’abbiamo visitata facendoci accompagnare da Gianfranco Rossetti (che affascina sempre i ragazzi delle scuole con le sue “lezioni” a spasso per l’abbazia) per scoprire i segreti che, a distanza di secoli, questo monastero ancora “nasconde”. Ma facciamo un salto indietro nel tempo…

Bernardo, abate di Clairvaux, viene mandato a Milano per sanare i dissidi tra Anselmo della Pusterla (il vescovo che provoca lo scisma), i comuni e le fazioni. L’abate in pochi giorni riesce a riconciliare i milanesi che per ringraziarlo gli donano terreni e offerte sufficienti a costruire l’abbazia. Siamo nel 1135.

Oggi, a distanza di secoli, possiamo ammirare la bellezza e godere della pace che ancora si riesce apercepire. Ci accoglie il pronao con la sua strombatura in marmo, lo stesso che i milanesi usarono per il Duomo, e ci soffermiamo poi ad ammirare la porta del ‘500.Ma solo una volta che si entra si scopre la vera bellezza: l’occhio salta subito sulle colonne perché esageratamente grosse e diverse. Una distrazione dei monaci costruttori?No, basandosi sul principio che noi uomini non siamo angeli quindi perfetti, hanno voluto rappresentare l’imperfezione che ci appartiene con qualche anomalia architettonica. Se si osserva con attenzione infatti si può notare che le colonne a destra sono quadrate mentre quelle sul lato sinistro rotonde, o ancora, che sul lato sinistro, in alto, vi sono tre nicchie mentre sul lato opposto neanche una. Niente è lasciato alla casualità, tutto è studiato seguendo un preciso significato.

L'Abbazia di Chiaravalle vista dal pittore Luigi Regianini

Basta poi percorrere le tre navate e arrivare fino al coroper sentirsi spaesati, piccoli.Si può dividere idealmente la Chiesa, a croce latina, in due parti: il braccio destro, chiamato della vita, e quello sinistro detto della morte, perché qui si trova il martirio e da qui si accede al cimitero. Uscendo nel chiostro, sul quale si aprono tutte le dodici porte del monastero, si accede per esempio alla sala capitolare e al refettorio, si ammira il grande libro del Canto Gregoriano (su quattro righe e con le note quadrate) o l’unica colonna attorcigliata rimasta dopo le razzie di Napoleone. Di opere da ammirare ce ne sono davvero tante, inutile rovinare la sorpresa descrivendovele tutte. Vale la pena portare i ragazzi e far loro conoscere la storia che ci appartiene, se non altro almeno per chiedere alla Madonna dei favori (qui presente) un piccolo piacere…
Sabrina De Luca