Porta Vittoria: non solo BEIC o anche BEIC?

 

I lettori più attenti di Quattro ricorderanno l’articolo pubblicato nel novembre-dicembre 2003 dal titolo “Porta Vittoria: non solo BEIC”. La questione era sottolineare come il progetto della nuova Biblioteca Europea di Informazione e Cultura rappresentasse certamente il piatto forte della trasformazione dell’ex-scalo ferroviario ma come non fosse l’unico intervento previsto: la BEIC, infatti, riguardava il solo ambito sud dello scalo, quello verso la via Monte Ortigara, mentre l’altra metà, lato via Cena, vedeva - in quel momento - prendere forma un progetto urbanistico consistente ad iniziativa privata con un cinema multisala, spazi commerciali, un albergo, uffici e residenze. Il tutto in base all’accordo siglato a suo tempo tra Comune e Ferrovie dello Stato in virtù del quale l’ambito dello scalo era stato suddiviso in due parti uguali lungo l’asse est-ovest che collega Largo Marinai d’Italia e Viale Mugello.

Torniamo all’oggi: nello scorso mese di marzo l’Ordine degli Architetti di Milano ha organizzato un dibattito pubblico per discutere del destino dell’area Vittoria nel quale sono emerse due tematiche parallele di fondo.

Da un lato, gli architetti Nonis e Maggiore, progettisti dell’intervento ad iniziativa privata, hanno descritto le ultime evoluzioni del loro progetto, sempre più pensato in sinergia con la grande scala urbana della BEIC: il progetto si trova ora ad un discreto livello di definizione ed è presumibile che, a breve, entrerà nella fase più esecutiva.

Dall’altro, la discussione si è concentrata sullo stato di avanzamento della BEIC, per la quale i progettisti vincitori del concorso del 2001, Bolles+Wilson, hanno di recente consegnato all’Amministrazione comunale il progetto definitivo (ovvero il penultimo livello di progettazione previsto dalla legge prima dell’inizio lavori). Non erano presenti rappresentanti del Comune ma, dalle ‘voci di corridoio’ circolate, il costo stimato per la costruzione della BEIC ammonta a circa 130 milioni di euro (con solo il 10% di tale importo che risulta oggi stanziato) e, soprattutto, quando la Biblioteca sarà costruita, i costi di gestione saranno circa 18 milioni di euro annui. Cifre consistenti, dunque, che in un momento di crisi delle casse pubbliche risultano sostenibili solo nel caso in cui le istituzioni scelgano come prioritario un vero progetto culturale e di marketing urbano così come altre realtà europee hanno fatto con successo.

Arriviamo dunque alla questione di fondo che è emersa da più parti nel dibattito: viste le cifre in gioco e visto che la Biblioteca non è in grado di autofinanziarsi («la BEIC - come ha sottolineato un noto imprenditore presente in sala nella logica tipicamente milanese - non si paga da sola!»), la possibilità di vedere realizzata questa “infrastruttura delle informazioni” è, oggi più che mai, in serio dubbio. In breve, dopo la suddivisione iniziale dell’ex-scalo di Porta Vittoria e il concorso del 2001, dopo che il progetto vincitore della BEIC è diventato, da allora, un riferimento determinante nel contesto fisico virtuale dell’area in trasformazione al punto da rendere necessarie delle profonde modifiche del progetto urbanistico privato a nord, la Biblioteca rischia oggi di diventare un edificio fantasma e non essere mai costruita.

La cautela, in questi casi, non è mai troppa ma, se le considerazioni sopra enunciate fossero in qualche modo attendibili, alcune questioni sulle quali riflettere emergono con forza. Per esempio: cosa accadrebbe dell’ex-scalo ferroviario nel caso in cui venissero realizzati i soli progetti privati a nord dell’area? Quale valorizzazione si avrebbe, anche in termini di funzioni urbane strategiche in uno scenario sovralocale, delle straordinarie condizioni di accessibilità trasportistica da tutta la regione lombarda che il passante ferroviario rende già oggi possibile in quel luogo? Non dimentichiamoci che, nella prima metà degli anni ’90, il Comune si lasciò già scappare uno dei pochi progetti veramente strategici per la città ovvero la possibilità di collocare a Porta Vittoria la nuova sede dell’Università statale (poi andata alla Bicocca): se anche la BEIC venisse meno assisteremmo ad un ennesimo corto-circuito tra intervento pubblico e intervento privato, e la scelta di collocare solo un mix di funzioni (quello dell’intervento privato che, per quanto ben progettato architettonicamente, risulta abbastanza convenzionale) sarebbe estremamente debole dal punto di vista urbanistico ed in considerazione della qualità del trasporto pubblico esistente a Porta Vittoria. Sono solo alcune delle domande che ci vengono in mente, ma crediamo si tratti di questioni fondamentali che riportano l’attenzione ad una visione strategica del governo del territorio alla quale sono chiamate le amministrazione pubbliche, Regione e Comune in primis.

Lo scenario, in definitiva, è tutt’altro che scontato: le vicende urbanistiche italiane insegnano che i colpi di scena, e una decisone politica a favore della BEIC, sono sempre possibili. Il dubbio, tuttavia, c’è, e forse il nostro titolo del 2003 “Porta Vittoria non solo BEIC” andrebbe riformulato: “Porta Vittoria non solo BEIC o anche BEIC?”.
Vito Redaelli