Cucina, musica e canzoni degli anni ‘50
Via Brembo 11. Un indirizzo da tenere a mente per chi vuol gustare la cucina lombarda e milanese, “quando capita cuciniamo anche il pesce” ci dice il proprietario, o per chi voglia, giovani curiosi o brizzolati signori e consorti, riascoltare musiche di un tempo passato, le note degli anni ’50 che hanno costruito il successo di un cantante milanesissimo: Luciano Tajoli.
Eccoci infatti alla Hostaria Tajoli che da 30 anni “Luigi detto il Tajolino”, come recita la scritta in vetrina, gestisce aiutato in cucina dalla moglie e in sala dal figlio. Luigi Pittui, fieramente Martinitt, nato all’Acquabella dove risiede ancora, ma sardo da parte di padre, è a tutti gli effetti milanese anche nell’accento, e ha da sempre avuto la passione per la musica e per Luciano Tajoli, il cantante degli anni 50 e 60 che era nato poco distante dallo scalo Romana, in via Oglio e dove al 35 di via Brembo per diversi anni fece il ciabattino.
Luigi si appassiona alle sue canzoni, diventa un suo fan, le inserisce nel suo repertorio quando allieta feste o occasioni speciali con la bella voce che si ritrova e che gli ha fatto vincere anche concorsi. Una passione così radicata che 30 anni fa quando decide di aprire una Hostaria la dedica al suo idolo e dove la musica la fa da padrona, riempiendo le notti e facendosi largo tra la nebbia che avvolge lo scalo ferroviario.
Entrando nel locale si respira ancora l’atmosfera delle osterie di una volta e dove da trentanni il tempo sembra essersi fermato: un vecchio bancone, il perlinato ai muri, l’arredamento anni ’50, con tanti oggetti lungo i muri e l’immancabile Teomondo Scrofalo alla parete. A tutto ciò si aggiunge il piccolo spazio esterno che d’estate diventa “bersò” con il glicine che scende dal tetto e che in inverno viene chiuso per aumentare lo spazio a disposizione. Che non è molto, il giusto per godersi in pochi quella atmosfera che a Milano è ormai impossibile trovare o se c’è è artefatta e ricreata. La clientela? Operai, impiegati, qualche dirigente che a mezzogiorno affollano i tavoli prima di riprendere a “laurà”. Ma se arrivi alle quattro del pomeriggio un piatto lo trovi sempre: tanto la cucina chiude da lì a una mezzora.
Un luogo, quello che Luigi ha creato, che in tempi non troppo lontani è stato definito la Bussola di Porta Romana e non da una penna qualsiasi ma da quella usata con maestria da Arnaldo Giuliani maestro della Cronaca del Corriere impareggiabile e insuperabile giornalista di quelli che oggi non ce ne sono più.
L’Hostaria del Tavolino era il luogo dove fare le ore piccole era la norma, dove alle tre la campanella della signora Daniela era il segnale di levare le tende ma che poi doveva essere risuonata per finalmente cacciare via gli avventori dopo l’ennesimo cicchetto e l’ennesima cantatina. Gente di ogni estrazione, anche signore impellicciate, si sono fermate a mangiare qui e ad ascoltare la voce di Luigi gorgheggiare le canzoni che hanno reso celebre il Lucianone, il cui simpatico viso campeggia all’ingresso dell’Hostaria: le canzoni più note e conosciute che hanno reso famoso Tajoli non solo in Italia ma anche all’estero, come in Giappone, dove era molto apprezzato.
I tempi stavano cambiando, gli anni si facevano sentire, la miè del Luis era stufa di fare le ore piccole. Da qui la decisione di smettere e canticchiare solo quando c’era l’occasione, quando qualche amico o avventore riuscivano a far intonare a Luigi ancora una volta “Mamma” o “Profumi e balocchi” e seguirlo nel canto, come scriveva Giuliani, “nel bene e nel male, con voce buona e anche stecche”. Ma la passione è passione e a Luigi la voglia di cantare, di far ascoltare le canzoni del suo idolo, con sconfinamenti nel repertorio di Claudio Villa (i giovani cerchino il nome sull’enciclopedia), non è mai andata in pensione e così poco tempo fa se ne esce con una idea.
Riprendere a cantare ma solo una volta la settimana: il sabato sera, l’unica della settimana che l’Hostaria è aperta. Oltre a prenotare il tavolo, indispensabile visto lo spazio esiguo, da ora si può prenotare anche l’”ugola d’oro” del Luis che allieterà la serata rinverdendo i suoi successi e quelli del Lucianone Tajoli.
Mentre dalla cucina arriva il repertorio culinario dell’Hostaria Tajoli: salame, polenta, trippa, bolliti, brasati e in queste fredde serate di inverno, la regina: la succulenta “cassoeula”.
Il tutto da gustare in allegria, come la musica di Luigi il Tajolino.
Sergio Biagini
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