Architetture sperimentali in via Friuli e via Lattuada

 

 

Questo mese torniamo ad occuparci di un tema già affrontato: quello dello ‘stile architettonico’ degli edifici che la società contemporanea produce. Parliamo degli edifici comuni, quelli che nascono qua e là anche nella Zona 4 e che vanno a costituire una buona parte dell’offerta immobiliare alla quale poi i cittadini si rivolgono.

La domanda che si pone è la seguente: perché l’architettura contemporanea tende sempre più spesso a riproporre in modo acritico gli stili, i materiali e le caratteristiche degli edifici del secolo scorso e, più in generale, del passato? La casa, si dirà, è sempre la casa: va bene, ma questo non vuol dire rinunciare alla sperimentazione di forme innovative dell’abitare.E, si badi bene, non stiamo sostenendo che gli edifici debbano essere costruiti in modo iper-fantascientifico o chissà cos’altro: semplicemente osserviamo le tendenze in atto e registriamo il continuo riproporsi degli stessi stili e tipi di architettura.Una ripresa del passato che, nei casi migliori, recupera il dignitoso modello dell’edilizia neoclassica milanese ma che, nei casi peggiori, si ricollega vagamente ad un’edilizia banale degli anni 60/70 del ‘900 con l’’arricchimento’ di qualche colore e leziosità estetica in più. Semplici volumi edilizi, questi ultimi, ovvero delle ‘scatole’ tridimensionali con dei buchi il cui solo scopo è quello di fare posto alle finestre e ai balconi/logge: un’edilizia, appunto (che è cosa ben diversa da un’architettura), senza alcuna riflessione sui luoghi, sulla città e sul nostro tempo.

Due casi in controtendenza, tuttavia, sono stati recentemente costruiti nella Zona 4 e vogliamo segnalarli ai lettori.Si tratta di due edifici ben differenti tra loro ma che rappresentano altrettanti tentativi di sperimentare nuovi linguaggi e soluzioni spaziali: il primo si trova in via Friuli, tra la Strada della Carità e corso Lodi, ed è un ristorante che è stato appena completato; il secondo in via Lattuada, tra via Botta e viale Montenero, ed è un fabbricato residenziale realizzato un paio di anni fa.

Cominciamo da quello di via Friuli: l’edificio è alto tre piani fuori terra e occupa quello che fino a qualche anno fa era un’officina di riparazione per moto che è stata poi demolita. Gli elementi caratteristici principali sono due: il primo è il disegno del prospetto su strada, pulito e sobrio, con larghi serramenti incorniciati da un’elegante rivestimento in pietra ‘serena’ grigia. La struttura portante dell’edificio è in ferro e concorre anch’essa a disegnare il prospetto. Nelle ore serali, poi, le grandi superfici vetrate si illuminano dall’interno e l’edificio mostra così una seconda faccia, quella degli spazi interiori che si mostrano all’esterno. La seconda caratteristica è osservabile se entriamo all’interno: è la sezione dell’edificio che risulta interessante per il piano terra seminterrato e il sistema di scale che danno accesso agli altri piani. I materiali sono tecnologici, forse anche troppo: vetro e ferro offrono una grande trasparenza spaziale fino anche alla cucina che si mostra interamente ai visitatori.

Il fabbricato residenziale di via Lattuada è più consistente ed è di 7 piani fuori terra: anche in questo caso il prospetto è sobrio ed elegante aggiungendo tuttavia, rispetto al caso precedente, una maggiore articolazione spaziale. Interessa soprattutto la sequenza dei piani verticali sui diversi livelli del prospetto su strada: quello corrispondente ai primi cinque piani con le finestre alternate a logge, quello arretrato del terrazzo e, infine, quello dell’ultimo piano con dei volumi irregolari e delle ampie finestre che portano luce agli spazi interni. Se provassimo ad immaginarci una sezione dell’edificio, perpendicolare alla strada, risulterebbe possibile vedere le diverse tipologie di alloggi che si alternano ai vari piani: i materiali sono, anche qui, semplici ed efficaci nel definire l’attualità dell’intervento.

In definitiva, ci troviamo di fronte a due casi interessanti: non si propongono, in rapporto al contesto, in modo mimetico ma allo stesso tempo non gridano in modo stridente la loro differenza e, inoltre, offrono una spazialità, esterna ed interna, innovativa e curiosa. Architetti, promotori immobiliari e cittadini-acquirenti dovrebbero riflettere su ciò che oggi si può costruire e comprare con intelligenza: tra 100 anni, se non altro, i due casi illustrati verranno ricordati come tentativi di sperimentare nuovi modi di fare architettura coerenti con il nostro tempo.
Vito Redaelli